La Cina insiste sul cambio fisso

Lo scivolone dell'euro sui mercati valutari pone una nuova incognita sulla tanto attesa rivalutazione dello yuan. Dopo un lungo braccio con gli Stati Uniti, qualche settimana fa Pechino ha promesso ufficiosamente a Washington di sganciare il renminbi dal peg (cambio fisso) con il dollaro entro il prossimo autunno. Ma ora l'improvviso indebolimento della moneta europea complica notevolmente le cose.
L'addio all'ancoraggio con il dollaro, infatti, potrebbe tradursi quasi certamente in un simultaneo apprezzamento dello yuan sul biglietto verde americano. Nel frattempo, però, a seguito dell'improvvisa caduta dell'euro sui mercati valutari innescata dalla crisi greca, negli ultimi giorni lo yuan si è già rivalutato in misura consistente nei confronti della moneta del Vecchio Continente.
Questa rivalutazione, giunta del tutto inaspettata, ha ridotto la competitività delle esportazioni cinesi verso l'Unione Europea, che è il principale mercato di sbocco del made in China. Per le migliaia di aziende cinesi export oriented, che lavorano su margini di profitto sottilissimi, rischia di essere una mazzata micidiale.
Ecco perché, se nei giorni a venire la moneta unica dovesse proseguire la sua marcia del gambero e attestarsi sotto quota 1,27 contro dollaro, Pechino potrebbe decidere di rinviare ulteriormente a data da destinarsi lo sganciamento dello yuan dalla moneta statunitense.
Luca Vinciguerra
ganawar@gmail.com

08/05/2010