La Cina guida la ripresa

di Alessandro Arona
Se il prodotto interno lordo della Cina supererà quest'anno quello del Giappone e secondo le previsioni nel 2035 quello degli Usa, nel settore delle costruzioni il sorpasso è già avvenuto. Nel 2009 gli investimenti in costruzioni del colosso asiatico sono stati pari a 674 miliardi di dollari, per la prima volta sopra il dato Usa, 624 miliardi, e già oltre il doppio di quello giapponese, 310 miliardi. Il risultato è l'effetto da una parte di una inarrestata crescita a doppia cifra (in valori reali) in Cina per tutti gli anni duemila (ancora +11,5% nel 2008, +13,1% nel 2009 e +11,2% previsto per l'anno in corso), e dall'altra nella brusca frenata degli Usa nel triennio 2007-2009 (-4%, -8,8%, -14,4%, nel 2010 +3,4%). I dati emergono dal rapporto «Il mercato mondiale delle costruzioni», realizzato per la prima volta dal Cresme per conto di Federcostruzioni (la federazione di tutte le associazioni d'impresa dell'edilizia), in collaborazione con il «Made Expo».
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Le costruzioni pesano in Cina per il 21% del Pil, ma in rapporto agli abitanti sono pari solo a 926 euro pro capite, rispetto al primato (tra i primi 15 paesi per le costruzioni) dei 3.610 euro del Canada, (in complesso il 14,1% del Pil) e ai 2.351 dell'Italia (12%), 2.204 del Regno Unito (9,4%), 2.154 del Giappone (9,8%), 2.031 negli Usa (dove l'edilizia pesa solo il 6,5% del Pil). Il mercato asiatico ha continuato a crescere sopra il 5% negli ultimi tre anni (media 2000-2005 a +6,3%). In Europa (-1,5% nel 2008, -9,2% nel 2009) la dinamica negativa è dovuta in larga parte alla flessione del residenziale (-12%). La ripresa, secondo il Cresme, arriverà prima in America (+3,8% nel 2010) mentre in Europa il 2010 dovrebbe chiudersi con un'ulteriore flessione (-1,9%). Complessivamente le costruzioni, dopo il -3,3% fatto segnare a livello mondiale lo scorso anno, dovrebbero crescere nel 2010 del 2,6%, trainate dal +4,46% delle infrastrutture. Sul fattore "cantieri pubblici" come misura anti-crisi hanno in effetti puntato molti Paesi (ma non l'Italia), in particolare Cina, Stati Uniti, Spagna, Germania, Francia. Grandi progetti infrastrutturali sono in corso anche in Africa, dove le costruzioni sono cresciute negli ultimi otto anni al ritmo medio dell'8,5 per cento.
«È proprio l'Africa – spiegano dall'Ance – uno dei mercati più interessanti per le imprese italiane di costruzione, insieme all'Europa dell'Est». Secondo il Cresme sono 142 le imprese italiane attive in Africa, con un volume d'affari superiore a quelle americane e francesi, al disotto solo delle cinesi. Il mercato asiatico è invece di fatto inaccessibile per i costruttori italiani (salvo qualche eccezione nel Golfo Persico). «Tuttavia - riferiscono dall'Ance - è in crescita l'esportazione di macchinari e di prodotti per l'edilizia in Cina, come anche di arredamenti e servizi di progettazione. Crediamo che qui ci siano molte potenzialità per il made in Italy».
Alessandro Arona
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01/02/2010