LA CINA FA I CONTI CON LA MAREA NERA

LA CINA FA I CONTI  CON LA MAREA NERA

Pechino 23 lug.- Iniziano a filtrare i primi dettagli sulle cause dell'esplosione nella pipeline che esattamente una settimana fa ha causato un'enorme fuoriuscita di petrolio nel porto Xingang, a Dalian,una città della Cina settentrionale che si affaccia sul Mar Giallo. Secondo un comunicato ufficiale pubblicato sul sito dell'Amministrazione Statale per la Sicurezza sul Lavoro, lo scoppio sarebbe stato provocato da un'eccessiva iniezione di desolforizzatore nella condotta dopo che un tanker aveva appena scaricato circa 300mila tonnellate di petrolio. La pipeline è di proprietà di China National Petroleum Corp., il più grande produttore asiatico di petrolio per volume; secondo le fonti ufficiali sarebbero più di 1500 le tonnellate di oro nero recuperate, l'oleodotto è stato completamente riparato e le operazioni nel porto stanno riprendendo, ma restano ancora da ripulire circa 430 chilometri quadrati di mare in quello che si configura come la peggiore fuoriuscita di greggio nella storia della Cina. A Dalian, che prima del disastro era conosciuta come una delle città più vivibili di tutto il paese, sono al lavoro 2mila soldati, 40 imbarcazioni per il recupero del petrolio e 800 navi da pesca, ma Greenpeace China - presente sul posto con una squadra - lamenta che a distanza di una settimana dallo scoppio, non sarebbero stati affissi cartelli di allarme sulle spiagge vicine.

 

Secondo Zhong Yu, uno dei volontari di Greenpeace, in prima fila per ripulire la località di Jinshitan ci sarebbero squadre di pescatori, completamente privi di qualsiasi equipaggiamento protettivo. "Non usano maschere né altro tipo di precauzione – ha dichiarato Zhong- e sembrano ignorare i rischi che corrono a contatto con il greggio. Chiediamo al governo di inviare urgentemente altro personale preparato a fronteggiare la situazione". Una persona è già rimasta uccisa, ingoiata dalla marea nera, mentre un'altra risulta dispersa. I media di stato hanno annunciato che il flusso è stato completamente bloccato, ma mancano ancora dati certi sulla quantità esatta di petrolio dispersa in mare. Secondo la tv nazionale CCTV, il greggio disperso corrisponde a circa 1500 tonnellate, l'equivalente di 400 mila galloni. Si calcola che il petrolio disperso nell'altra catastrofe simile, quella della British Petroleum in corso nelle acque al largo degli Stati Uniti, sia tra i 94 e i 184 milioni di galloni.   

 

 

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