La Cina esibisce il primo Stealth

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La Cina saluta il segretario alla Difesa, Robert Gates, con un'esibizione muscolare senza precedenti. Ieri, poche ore prima dell'incontro di Pechino tra l'inviato esperto in affari militari dell'amministrazione Obama e il presidente Hu Jintao, il primo bombardiere invisibile della storia dell'aviazione cinese è decollato da un aeroporto di Chengdu per il suo primo volo di prova. Il battesimo dell'aria del G20, è questo il nome dello Stealth battente bandiera cinese costruito da Pechino in risposta al caccia invisibile americano F22 Raptor, è durato solo 15 minuti. Ma, secondo la stampa domestica, ha fornito indicazioni soddisfacenti sulle potenzialità offensive e difensive del nuovo velivolo.
Scelta voluta o pura coincidenza? Secondo i blog cinesi, il test del bombardiere invisibile era stato programmato a metà della settimana scorsa. Ma poi è saltato. Per poi andare in onda ieri, pressoché in simultanea con il vertice tra Gates e Hu Jintao. Paradossalmente le uniche spiegazioni semi-ufficiali sono arrivate dal segretario alla Difesa Usa. «Il presidente Hu mi ha assicurato che si trattava di un esperimento già programmato senza alcuna relazione con la mia visita», ha detto Gates al termine dei colloqui che hanno preparato l'attesissimo incontro in programma a metà della settimana prossima a Washington tra Hu e il presidente Usa, Barack Obama.
Ma dietro i toni concilianti delle dichiarazioni finali, c'è ben altro. Soprattutto sul versante americano. Dai primi anni Duemila, cioè da quando Pechino ha iniziato a incrementare copiosamente le spese per la Difesa, il Pentagono ha espresso preoccupazioni sul potenziamento bellico cinese.
Un potenziamento bellico di cui, al di là delle cifre e dei budget, è difficile scorgere la vera natura. Secondo i giapponesi, che temono l'avvento di una nuova potenza militare cinese forse ancor di più degli stessi americani, Pechino si starebbe muovendo aggressivamente su tutti i fronti. Con un obiettivo strategico molto chiaro: spostare la minaccia di eventuali attacchi esterni il più lontano possibile dai patri confini.
Fin dai tempi delle Dinastie Imperiali, la Cina ha sempre cercato di creare delle aree cuscinetto tra i suoi gangli vitali e le potenze straniere. È questa la ragione per cui, dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Dragone ha fatto fuoco e fiamme per incorporare le due grandi regioni dell'Ovest, il Tibet e lo Xinjiang. Così la superpotenza asiatica, grazie anche al suo enorme potenziale umano, è diventata pressoché inattaccabile via terra.
Ma è rimasta totalmente vulnerabile via aria e, soprattutto, via mare. Non appena ha potuto, la nomenklatura è corsa subito ai ripari. Così si spiega il decollo di ieri dello Stealth. O le indiscrezioni legate allo sviluppo di nuove, modernissime testate balistiche anti-nave. E ancora, il progetto per la costruzione di una portaerei di cui la macchina bellica del Dragone è ancora sguarnita. Ora, con ritardo, l'America e i suoi alleati asiatici si stanno rendendo conto che, anche in campo militare, la Cina sta bruciando le tappe.
Con un avversario che si candida a fare ciò che gli Stati Uniti fanno in totale solitudine da svariati decenni, cioè controllare le rotte marittime del mondo intero, ci sono due sole opzioni percorribili: fargli la guerra o trattare da pari a pari. Washington ha scelto molto saggiamente la seconda.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

12/01/2011