LA CINA DEI SINOLOGI, UN'INTRODUZIONE AL MODELLO CINA

Pechino, 05 ott. - di Cecilia Attanasio Ghetti, China Files

 

A poco più ditrent'anni dalle Riforme volte all'apertura economica, un volumeanalizza pregi, difetti e sostenibilità del Modello Cina. F. Masini eA. Spalletta raccontano a China Files la loro Cina: cosa amano, cosaodiano e com'è cambiata. E alla fine si unisce anche M. Miranda perspiegarci perché è importante leggere questo libro. Noi ve ne regaliamoun estratto (per gentile concessione della casa editrice L'Asino d'oro).

 

La Cina cambia aritmi sorprendenti. Ma la maggior parte del pubblico italiano sa amalapena il nome del presidente Hu Jintao e - se pensa alla Cina -pensa che i cinesi sono troppi, che vogliono dominare il mondo, chestanno rilevando tutte le piccole attività delle città italiane e chevendono prodotti di bassa qualità a pochi euro. Abbiamo chiesto a chiha curato il volume un racconto non accademico di cosa significa questopaese per loro. Ci hanno regalato immagini della Cina che era e diquello che è diventata in soli trent'anni. Un punto di partenza.

 

Per sapere se esiste,provare a capire l'importanza e cercare di immaginare il futuro delmodello Cina vi rimandiamo alla lettura del libro (L'Asino d'oro edizioni, € 18).Per cominciare a ragionarci, invece, vi proponiamo un estratto delvolume con cui Suisheng Zhao, docente del Center for China-USCooperation dell'Università di Denver e redattore del Journal ofContemporany China, analizza la forza, la sostenibilità e le criticitàdel modello. Zhao conclude: "sebbene la crescita economica della Cinaabbia finora sostenuto la legittimità del regime, sta a tuttiindovinare quanto possa durare". Buona lettura, e fateci sapere cosa nepensate.


LA CINA, QUESTO PAESE SCONOSCIUTO


Intervista aAlessandra Spalletta* e Federico Masini**. Entrambi sinologi,rispettivamente una delle due curatrici e il prefattore del volume. Leisi occupa del coordinamento di AgiChina24, lui docente di lingua e,fino all'anno scorso, preside della Facoltà di Studi orientalidell'Università di Roma La sapienza (che non esiste più per effettodella "riforma" Gelmini).


La prima cosa che fai quando torni in Cina?

AS: Onestamente? Vado a farmi un massaggio!

FM: Attivo il mio cellulare cinese e mi sembra così di rientrare nel mio "mondo cinese".

 

ll piatto preferito e perché?

AS: Jiaozi [ravioli],che domanda! Perché è l'unico piatto che riesco a mangiare decentementeusando le bacchette, e non faccio brutta figura con i commensali cinesi.

FM: Dandan mian[spaghetti al sesamo] per il sapore piccante e Gongbao jiding [polloalle arachidi] perché trent'anni fa era uno dei pochi piatti che sitrovava nei ristoranti.

 

Il posto preferito e perché?

AS: Pechino, perché èla città dove ho studiato il cinese e dove vivono molti cari amici. APechino il mio posto preferito è la casa di Luisa e Omar, che vivono inuno siheyuan incantevole nel cuore di Nanluogu Xiang. La regista XuJinglei ci ha girato il film Letter from an Unknown Woman nel 2004(glisso sull'indirizzo perché ci tengo al saluto dei miei amici).Perché la vicina di casa è una vecchietta di oltre 90 anni e la densitàdei suoi occhi fermano l'oblio della memoria. Come un'anfora restituitadal fondale.

FM: Dato che Haidian [un distretto di Pechino] non è più quella di un tempo, i vicoli di Sheshahai.


Il chengyu o il proverbio preferito e perché?
AS:Jiude buqu, xinde bulai. Letteralmente: "se non ti sbarazzi di una cosavecchia, non potrai mai trovarne una nuova", più liberamente: "nontutte le disgrazie vengono per nuocere". Perché la Cina mi ha insegnatoa mollare gli ormeggi e a rischiare.
FM: Ouduan silian [divisi ma non separati], è la più bella descrizione del sentimento della separazione.


 

LA CINA CHE FU

 

La prima volta in Cina?
AS:1998, 13 anni fa. Dormitorio, Beijing Shifan Daxue [la Normale diPechino], alba del 1 agosto. L'ayi [lett: zia, in questo caso lasignora delle pulizie] irrompe nella stanza armata di mocho. Sbadiglio,occhi cisposi. Fuori il cielo è giallo.
FM: Settembre 1983, 28 annifa. Volo Areoflot Mosca-Pechino, biglietto di sola andata. Shoudujichang [l'aeroporto della capitale] ha una sola pista di atterraggio;una strada a due corsie collega l'aeroporto al secondo anello; il terzoanello è in costruzione, tutto intorno polvere. E cielo sempre azzurro.

 

L'immagine che ti ha colpito di più?
AS:Solo una? La prima che mi viene in mente è il mantello di bicicletteche ricopriva le arterie di Pechino all'ora di punta (cioè, sempre).
FM: Il silenzio delle strade, prive di automobili, rotto solo dal suono dei campanelli delle biciclette.

 

Cosa ti mancava dell'Occidente?
AS:Nel 98 avevo 21 anni. Mi mancavano, nell'ordine: la toilette incondizioni igieniche; cappuccino, cornetto e quotidiano al mattino inpiazza; il sole.
FM: Mi verrebbe da dire nulla, ma forse direi ilcibo. Dopo alcuni mesi la fame si faceva sentire, mangiando solo riso ebaicai [verza] era veramente dura. Poi a Wudaokou [il quartiereuniversitario] aprì una bottega che vendeva jiaozi [ravioli] e baozi[panini al vapore] e si andava sempre a mangiarli pagando con imianpiao [una sorta di carta annonaria].

 

Cosa pensavi che l'Occidente dovesse imparare dalla Cina?
AS:La lingua cinese. Ho sempre sostenuto la superiorità del sistema discrittura cinese con chi si diceva certo che prima o poi la Cinaavrebbe abolito gli ideogrammi e introdotto l'alfabeto.
FM: Ad essere ateo e pragmatico.


LA CINA DI OGGI

 

L'ultima volta che sei stato in Cina?
AS: Luglio di quest'anno.
FM: La settimana scorsa.

 

L'immagine che ti ha colpito di più?
AS:Il tassista cinese lungo il tragitto aeroporto-albergo mi ha tenuto unalectio magistralis sulla corruzione della classe politica cinese. "Icinesi non sono per niente contenti di chi ci governa. Deng Xiaoping èstato tutto sommato un bravo ragazzo, ma Wen Jiaobao ci prende per ifondelli con i suoi discorsi strampalati sui diritti delle persone. Machi vuol prendere in giro?". Alla mia domanda: "Ma secondo lei la Cinaè pronta per la democrazia", la sua risposta è stata: "E cos'è lademocrazia?". La mia domanda era probabilmente formulata male.
FM: Il traffico, come al solito.

 

Cosa deve ancora imparare la Cina dall'Occidente?
AS: Domanda di riserva?
FM: La tolleranza ideologica e il pluralismo delle idee.

 

Cosa ci deve ancora insegnare la Cina?
AS:Todo cambia. L'Occidente deve sbaraccare le rendite di posizione erimettersi in carreggiata. Rileggere Alexis de Tocqueville non farebbemale a nessuno.
FM: Ci può insegnare a pensare sempre a chi vienedopo di noi, fornendo opportunità a chi è più giovane (soprattutto,studio, formazione e lavoro).


SU MODELLO CINA
Intervieneanche Marina Miranda***, docente di Storia della Cina contemporaneadell'Università di Roma La sapienza e curatrice del volume.

 

Un motivo per cui bisogna leggere Modello Cina
AS: Per capire che non esiste nessun "modello Cina".
FM:Per comprendere come la Cina abbia un sistema politico ed economicoassai complesso e che non può essere facilmente ridotto alle tipichecategorie del mondo occidentale. Questo volume non solo presenta ilmodello cinese in ambito politico, economico e diplomatico, come lovedono gli occidentali, ma offre preziose traduzioni di testi in cui icinesi stessi interpretano il loro modello. Non è quindi semplicementeun libro sulla Cina scritto da Occidentali, ma ci fa comprendere come icinesi vedono il loro modello di Cina.
MM: Perché il dibattitointernazionale che si è sviluppato negli ultimi due anni e mezzo sullaplausibilità o meno del cosiddetto "modello Cina" in Italia è statosinora praticamente ignorato. Questo volume ne introduce gli elementiessenziali, e li rende accessibili al grande pubblico. È un dibattitosu cui si confrontano posizioni molto diverse, anche all'interno dellastessa Repubblica popolare. Conoscerlo è utile a smentire l'immagine diun Paese appiattito sulla linea del Partito comunista e sullapropaganda ufficiale.


*Alessandra Spalletta è coordinatrice del portale AgiChina24
**Federico Masini è professore di Lingua e traduzione cinese e prorettore alla didattica presso l'Università di Roma "Sapienza"
***Marina Miranda è professore di Storia della Cina contemporanea  presso l'Università di Roma "Sapienza"

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