LA CINA  DECIDERA' I PREZZI?

LA CINA  DECIDERA' I PREZZI?
Pechino, 11 giu.- La notizia è stata pubblicata il 10 agosto dal quotidiano ufficiale China Daily: Baotou Steel Rare Earth High-Tech Co e Jiangxi Copper Corp, i due colossi cinesi del settore delle "terre rare", stanno per lanciare un meccanismo unificato per determinare i prezzi nazionali di queste risorse, una mossa che secondo molti analisti del settore porterà le due compagnie a "controllare di fatto il mercato mondiale delle 'terre rare leggere'". Ma cosa sono le terre rare? Che ruolo ha la Cina in questo mercato e che ripercussioni potrebbe avere l'accordo tra Baotou e Jiangxi Copper Corp?  "Nel Medio Oriente c'è il petrolio, ma in Cina ci sono le terre rare": che queste parole siano effettivamente state pronunciate da Deng Xiaoping o meno, ha poca importanza; l'analogia con l'oro nero è tutt'altro che campata in aria. Si tratta dei 17 metalli che nella Tavola Periodica degli Elementi - il sistema di classificazione dei metalli naturali elaborata dagli scienziati tra il 19esimo e il 20esimo secolo - occupano i posti più bassi, ma la cui importanza, viceversa, è sempre più determinante per gli equilibri strategici globali: i minerali terre rare (cerio, lantanio, europio, itterbio, etc.) sono necessari nella produzione di componenti delle macchine a tecnologia avanzata - dai computer agli iPhone, dalle lampadine a basso consumo ai componenti per le pale eoliche, fino ai sistemi di controllo dei missili balistici e dei carri armati- oltre che per le batterie al litio e i motori elettrici per le automobili ''ibride''.
Attualmente circa il 95% di questi materiali impiegati nelle fabbriche mondiali proviene dalla Cina, che detiene anche il 53% delle risorse globali: pur trattandosi di metalli necessari per la produzione di tecnologie "verdi", l'estrazione di queste risorse comporta spesso dei costi ambientali elevatissimi, e Pechino, dopo anni di sfruttamento indiscriminato, sembra decisa a evitare nuovi casi di inquinamento delle acque e dei terreni coltivabili. Il governo sta aumentando i controlli sulle miniere illegali e sta gradualmente riducendo le quote di importazioni, segno di un maggiore interesse verso l'esportazione dei prodotti tecnologici finiti che non verso le materie grezze, come avveniva in passato; il mese scorso tali manovre hanno portato il prezzo di componenti come il neodimio a quota 219mila yuan a tonnellata (quasi 25mila euro), un aumento di più del 60% rispetto al costo registrato alla fine del 2009. Nonostante le dichiarazioni con le quali Wen Jiabao aveva rassicurato il premier tedesco Angela Merkel il 17 luglio scorso ("Le esportazioni di terre rare non saranno bloccate"), ecco che l'annuncio di un possibile accordo tra Baotou e Jiangxi Copper Corp spalanca nuovi, inediti scenari mondiali: i paesi industrializzati, da un lato, sono alla ricerca di nuovi giacimenti in diverse zone dell' America settentrionale, Australia, Sud Africa e Groenlandia per evitare che in futuro si crei una dipendenza simile a quella dal petrolio estratto nei paesi arabi; il Dragone, dall'altro, punta a mantenere salda la presa su quello che si configura sempre di più come un ulteriore asso nella manica per far valere il proprio peso a livello globale. "Aumentare la concentrazione nel settore delle terre rare beneficerà la parte cinese e ci donerà maggiore voce in capitolo sui mercati mondiali" ha dichiarato al China Daily Yu Zongsen, ex segretario generale della Chinese Society of Rare Earths. La corsa alle terre rare è davvero - come sostengono alcuni analisti - la "nuova corsa all'oro"?

di Antonio Talia


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