La Cina consolida la leadership mondiale

Luca Vinciguerra
L'auto cinese continua a correre forte. Lo dicono gli ultimi dati sulle vendite. E lo confermano gli umori dei concessionari: «Mai visto un momento d'oro come questo in quasi dieci anni che faccio questo lavoro» spiega un rivenditore che gestisce un grosso autosalone multimarca alla periferia di Shanghai.
I numeri parlano chiaro. Ad agosto le vendite di auto passeggeri hanno registrato un aumento del 90% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (a questo riguardo, bisogna però considerare che nel l'agosto 2008 le Olimpiadi avevano paralizzato il settore). In sostanza, il mese scorso in Cina sono stati immatricolati 858.300 nuovi veicoli.
A mettere benzina nel motore dell'industria nazionale è stato soprattutto il Governo. Il settore delle quattro ruote, infatti, è stato forse il comparto manifatturiero a beneficiare di più del piano di stimolo al l'economia da 600 miliardi di dollari varato da Pechino lo scorso autunno. Un piano che, tra le tante altre cose, ha introdotto con effetto immediato una serie di incentivi ad ampio raggio sull'acquisto di utilitarie di piccola-media cilindrata e di veicoli agricoli.
Gli effetti si sono visti subito all'inizio del 2009 quando, mentre l'industria automobilistica planetaria piangeva lacrime amare sull'altare della grande crisi finanziaria, il mercato cinese ha mostrato un'inaspettata capacità di reazione e ha cominciato a muoversi in controtendenza.
Macinando record mese dopo mese, la ripresa si è trasformata in un vero e proprio boom. Da gennaio ad agosto, in Cina sono state vendute ben 6,2 milioni di autovetture (+37% rispetto allo stesso periodo del 2008) e 2,1 milioni di veicoli commerciali (+11%).
Guardando il mercato nel complesso, nei primi otto mesi di quest'anno, 8,3 milioni di veicoli hanno trovato un acquirente: su questa base, gli esperti stimano che in Cina a fine 2009 le vendite complessive di quattro ruote possano arrivare a 12 milioni. Un altro primato assoluto.
L'entusiasmo senza precedenti dei consumatori cinesi ha consentito al Dragone di scavalcare anche gli Stati Uniti e di diventare così il primo mercato automobilistico del mondo. Secondo molti esperti dovrebbe trattarsi di un sorpasso definitivo. Numeri, proiezioni e tendenze, infatti, inducono a pensare che la Cina resterà per lungo tempo il numero uno planetario per quanto riguarda la vendita di automobili.
Per le case automobilistiche domestiche e straniere è festa grande. Basti pensare che la scassata General Motors ad agosto ha più che raddoppiato le vendite oltre la Grande Muraglia. Spinto dal grande successo della Buick e dalla forte domanda di veicoli per le zone rurali (in sostanza, i minivan e i pick up di cilindrata ridotta beneficiari degli incentivi fiscali), nei primi otto mesi del 2009 il gruppo americano ha commercializzato in Cina 1,1 milioni di veicoli, vale a dire più di quanto ne avesse venduti in tutto l'anno scorso.
Ma nei paesi emergenti gli eccessi di euforia sono sempre un segnale di potenziale pericolo. «Il Governo non potrà sostenere l'industria del l'auto a tempo indeterminato. E questo ci preoccupa molto per l'anno prossimo» avverte Zhang Xin, analista di Guotai Junan Securities.
A Pechino (e ai costruttori) non resta che confidare nel serbatoio dei nuovi consumatori – la gente dell'interno che, grazie all'aumento progressivo del reddito, in questi ultimi mesi ha acquistato una vettura - sperando che continuino a entrare in concessionaria con la voglia di spendere.
A differenza degli Stati Uniti, dove l'80% del mercato è di sostituzione, in Cina il 70% degli acquirenti sono alla loro prima automobile. Sono loro – i contadini, gli operai di ritorno, la nuova borghesia dell'Ovest – che hanno sostenuto il boom di questa prima fetta del 2009, controbilanciando il rallentamento della crescita nelle aree ormai abbastanza mature delle città costiere.
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22/09/2009