La Cina ci crede - Ora tocca a noi

L'Italia che lascia scappare British Gas da Brindisi e Maersk da Gioia Tauro, quella che costringe Ikea a cancellare i piani sull'ipermercato vicino Pisa e si divide sulla Tav Torino-Lione, l'Italia delle mille sindromi Nimby, delle lungaggini burocratiche che scoraggiano gli investitori stranieri segna oggi un punto a favore. Leggere per credere a pagina 12: sono 14 accordi strategici che verranno siglati domani da una delegazione di primo livello del Governo cinese, guidata da Xi Jinping, vicepresidente della Repubblica popolare. Il valore complessivo degli investimenti supera i 3 miliardi di dollari. L'onda cinese travolge tutto, lungaggini e veti. Guarda ai mercati potenziali e ignora quelli che a noi appaiono e sono disincentivi, ceppi allo sviluppo. Investe, costi quel che costi. Ben venga. Tutto questo ci dice però qualcosa in più sulla fame cinese che non sulla reale capacità del nostro sistema Paese di attrarre investimenti e competere. La Cina è un investitore sui generis, perché si muove su volumi di sviluppo unici al mondo. Ecco perché i 14 accordi vanno presi per quello che sono: un'occasione e uno stimolo per mettere mano ai fattori di competitività che scoraggiano altri, meno affamati, dal fare lo stesso. Usiamo la Cina che arriva in Italia come un volàno, non come una comoda poltrona su cui adagiarci. È il modo migliore per non cadere, un giorno.

02/06/2011