La Cina cerca alleati esteri per il comparto dei ricambi

La fabbrica del mondo è adesso anche un gigantesco salone dell'auto. Dove milioni di cinesi, felici epigoni del nuovo credo consumistico indicato da Pechino, vanno a scegliere il loro modello preferito. Possibilmente di cilindrata medio-bassa, poco inquinante e, per questo, generosamente incentivato dal governo. La crescita del mercato dell'auto del Dragone accelera: presto avranno targa cinese un quarto delle auto vendute nel mondo. E i grandi costruttori cercano di attrezzarsi nel miglior modo possibile: nei giorni scorsi Volkswagen, il più grande produttore europeo di autoveicoli, ha annunciato che costruirà in Cina il suo decimo impianto nel tentativo di correre dietro a una domanda esplosiva. La casa di Wolfsburg produrrà a Foshan, nel Guangdong, 300mila auto all'anno a partire dal 2013.
Ma se la voglia di quattro ruote dei cinesi fa impallidire la motorizzazione di massa degli italiani degli anni 60, dietro le quinte si profila un mercato, quello della componentistica e delle parti di ricambio, che crescerà più velocemente della stessa vendita di autoveicoli, e che vede i produttori stranieri tenere saldamente in mano il volante.
Il mercato della componentistica è aperto al 100% all'ingresso degli operatori stranieri. Gli spazi di crescita sono quasi illimitati. Un'indagine di mercato realizzata da Value Partners, presentata durante la recente missione di Sistema italiana in Cina, ha tracciato un quadro delle potenzialità. La capacità produttiva locale di componenti hi-tech è molto bassa, e quindi i cinesi devono fare un massiccio ricorso all'import. Ma il governo sta intensificando, a suon di incentivi, gli sforzi per agevolare la nascita di una capacità produttiva nazionale, spesso grazie alle joint venture costituite con i partner esteri.
In Cina, i player stranieri hanno oltre il 60% del mercato complessivo dei componenti, e oltre l'80% del mercato dei componenti per le berline. I produttori stranieri hanno in mano il controllo di molti settori hi-tech legati all'auto: il 100% della produzione dei sistemi di gestione dei motori, il 78% del mercato dei sistemi di trasmissione automatica, il 100% della produzione dei sistemi di iniezione, il 90% della produzione di Abs e il 70% della produzione di air bag. I cinesi invece sono a corto di know-how e hanno bisogno di fare alleanze con i costruttori stranieri. Come nei componenti per cambi automatici, importanti su un mercato che premia sempre di più le vetture eco-friendly. Va in questa direzione, per esempio, il recente accordo tra Magneti Marelli e la cinese Saic.
La motorizzazione di massa del colosso asiatico passa dall'utilizzo dei dispositivi più innovativi, che permettono di produrre auto "verdi" e di rispondere alla logica di sviluppo di quella green economy che tanto sta a cuore delle autorità di Pechino. Le prospettive di mercato di lungo termine sono garantite dalla transizione da un'economia guidata dagli investimenti a un'economia guidata dai consumi.
La strategia da seguire per entrare nella scia del mercato, consiglia la ricerca, si basa su alcuni criteri: diventare i più "locali" possibile; creare una partnership con un produttore cinese, soprattutto un produttore di primo equipaggiamento; grande flessibilità e risposte veloci su un mercato caratterizzato da rapidi sviluppi; offrire un portafoglio prodotti su misura del mercato cinese. Per costruire l'auto del futuro, in fondo, la Cina ha ancora bisogno del resto del mondo.
alfredo.sessa@ilsole24ore.com
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29/06/2010