La Cina accelera: import da record in agosto (+35, 2%)

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
L'economia cinese torna a mostrare i muscoli, spazzando via i timori di crisi di mezza estate. Ad agosto, hanno comunicato ieri le Dogane di Pechino, le esportazioni del Dragone nel mondo hanno registrato un aumento del 34% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Ma il dato più stupefacente, di gran lunga superiore alle aspettative degli analisti, è quello dell'import: ad agosto gli acquisti cinesi di merci straniere sono lievitati del 35% anno su anno, mettendo a segno una crescita superiore di 13 punti percentuali rispetto a quella già robusta registrata a luglio.
La brusca accelerazione registrata dalle importazioni, a fronte di un'espansione dell'export di poco inferiore rispetto a luglio, ha prodotto un avanzo commerciale di 20 miliardi di dollari, vale a dire 9 miliardi in meno rispetto al mese precedente. Il che non è una cattiva notizia per Pechino, il cui trade surplus degli ultimi 12 mesi viaggia comunque a quota 177 miliardi di dollari, ma è un segnale confortante per i grandi partner commerciali della Cina (Stati Uniti in testa) che da anni auspicano un ribilanciamento dei flussi del commercio mondiale.
Volete che i cinesi consumino di più ed esportino di meno? Eccovi serviti, ha risposto ieri Pechino con i dati boom dell'import di agosto. Dati che, a giudizio degli analisti, rispecchiano certamente un aumento degli acquisti cinesi di materie prime. «È possibile che nell'ultima settimana di agosto i cinesi abbiano intensificato le importazioni di materie prime per allentare le pressioni politiche internazionali e per sfruttare la riduzione globale dei prezzi», spiega Dong Xianan, economista di Industrial Securities.
Al tempo stesso, però, i dati boom delle importazioni sono la risultante di un incremento dello shopping dall'estero di beni di consumo: in particolare macchinari, automobili e prodotti elettronici.
Resta da vedere se la fiammata improvvisa degli acquisti sui mercati d'oltremare è l'inizio di un trend, o un semplice exploit congiunturale.
L'ipotesi più probabile, ovviamente, è la seconda, giacchè – come gli esperti vanno ripetendo da tempo per frenare facili entusiasmi – la trasformazione della Cina da un'economia incentrata sulle esportazioni a un'economia imperniata sui consumi interni è un processo lungo e complesso che per svilupparsi chiederà anni.
«La robusta crescita delle importazioni di agosto rispecchia la tenuta del settore immobiliare e la forza della domanda domestica cinese. Ciononostante, nei prossimi mesi la crescita delle esportazioni e delle importazioni di Pechino accuserà sicuramente un rallentamento», avverte Tao Wang, economista di Ubs Securities a Pechino.
Ciò detto, in un mondo che non riesce a riprendersi dallo choc della crisi finanziaria del 2008 e intravede dietro ogni angolo lo spettro di una nuova crisi, il dinamismo e la ritrovata forza dell'economia cinese in questa fase rappresentano almeno qualche elemento di certezza.
Una forza che potrebbe essere perfino eccessiva agli occhi dei timonieri della politica economica e monetaria cinese. Secondo indiscrezioni di mercato, infatti, oggi stesso dopo aver annunciato i dati sull'andamento dei prezzi al consumo di agosto (previsti in forte crescita, soprattutto per effetto dei recenti rincari delle derrate agricole), Pechino potrebbe decidere di rialzare i tassi d'interesse per raffreddare la congiuntura e stroncare sul nascere pericolose fiammate inflazionistiche.
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11/09/2010