La bolla cinese corre ad Hainan

Luca Vinciguerra
SANYA. Dal nostro inviato
Frotte di turisti vagano infastiditi dal sole tropicale, in un continuo andirivieni da un angolo all'altro degli hotel di lusso costruiti come villette a schiera sulla baia di Yalong. Sembrano tante anime in pena. C'è chi si avventura senza troppa convinzione verso la battigia in scarpe e calzini. C'è chi per riempire il tempo fotografa tutto, ma proprio tutto compreso il menu del ristorante.
In spiaggia, i più temerari aggrappati ai salvagente sguazzano in un mare incredibilmente limpido e pulito (in fondo, le fabbriche del Guangdong scaricano a poche centinaia di chilometri di distanza), dentro i recinti costruiti dagli albergatori per evitare ai clienti di restare falciati dai motoscafi che sfrecciano a tutta velocità.
«Che ci facciamo qui?». Sembrano chiedersi le orde di turisti cinesi che quotidianamente sbarcano ad Hainan, l'isola dalle spiagge di sabbia bianca dove nei piani di Pechino dovrebbe svilupparsi il nuovo centro del turismo cinese. Anche se i cinesi al mare, in spiaggia e in gommone si annoiano da morire. Ciononostante continuano a venirci e a spenderci barcate di quattrini. «Più tardi verrà a prelevarci un agente immobiliare per mostrarci appartamenti in vendita dall'altra parte dell'isola», dice una coppia di shanghainesi di mezza età.
Già perché molti cinesi non si spingono fin qui giusto per godersi qualche giorno di sole e di mare che sopportano a malapena per qualche ora. Si spingono fin qui per investire i loro soldi nel business prediletto dai nuovi ricchi: il mattone. È così che quest'isola del sud della Cina è diventata il simbolo della speculazione immobiliare cinese.
Una speculazione assurda, folle, sfrenata. «Qui - racconta un ristoratore di Sanya - i prezzi salgono a una velocità impressionante. L'anno scorso non ho venduto un appartamento perché l'acquirente non era disposto a pagarmi 500 yuan in più al metro quadrato. Mi è andata bene: ora quello stesso appartamento vale quasi il doppio».
Secondo l'Ufficio nazionale di statistica, a febbraio i prezzi medi di vendita a Sanya e Haikou (le due principali città dell'isola) sono lievitati del 50% rispetto lo stesso periodo dell'anno precedente. Vale a dire cinque volte di più della crescita media nazionale (+11,7% a marzo) che il governo già considera a livelli di rischio.
«La gente arriva qui con le borse piene di soldi in contanti per prenotare gli appartamenti. Chi può permetterselo ne compra anche più di uno, scommettendo sul continuo aumento dei prezzi», spiega un agente immobiliare di Sanya. Per farsene che? Niente, a giudicare dal buio pesto che avvolge di sera i grandi complessi immobiliari dai nomi esotici e accattivanti, spuntati come funghi in tutta l'isola. Milioni di metri cubi di cemento desolatamente vuoti in attesa di future rivalutazioni e, soprattutto, di futuri compratori. Finché, ovviamente, gli ultimi della catena resteranno con il cerino in mano.
Non sarebbe la prima volta nella breve storia del neocapitalismo di Hainan. All'inizio degli anni 90, il governo iniziò a promuovere l'isola come un'attrazione turistica esclusiva, una sorta di futura Montecarlo o Honolulu destinata ai tycoon locali. I palazzinari più grandi del paese accorsero come mosche al miele per tirare su in fretta e furia residenze di lusso, grandi alberghi e campi da golf. Ma qualche anno dopo la bolla scoppiò e molti si fecero male: non i costruttori (qualcuno, anzi, con la prima cementificazione di Hainan ha costruito le sue prime fortune), ma gli speculatori sprovveduti, e le banche che avevano prestato i soldi agli uni e agli altri.
Ora la storia si ripete. Il Visun Royal Yacht Club, un faraonico centro residenziale di lusso in costruzione a Sanya, è la rappresentazione materiale degli eccessi dissennati, scriteriati e incontrollati che hanno gonfiato la nuova bolla immobiliare di Hainan. Anche qui i nuovi ricchi (in molti casi, tutta gente che a sua volta ha fatto i soldi con l'immobiliare) arrivano da ogni angolo della Cina con le sporte gonfie di yuan per acquistare una delle 220 esclusivissime ville dotate di piscina privata, stanze da sogno e servitù, offerte a prezzi al metro quadro non lontani da quelli di Londra o New York.
Una montagna di soldi spesi per non andare in spiaggia a fare il bagno, e - contrariamente a quanto farebbe pensare il pretenzioso nome Royal Yacht Club - neppure per veleggiare sui mari del Sud, visto che la Cina non ha mai messo a punto un regolamento per disciplinare la nautica da diporto. Il buon senso dice che in tutta questa esagerazione qualcosa non funziona.
Per evitare che la bolla scoppi, con esiti certamente più gravi rispetto a una decina di anni fa, Pechino deve assolutamente fare qualcosa. Per esempio, evitare che le migliaia di cinesi che hanno acquistato case, ville e appartamenti sull'isola, stufi di annoiarsi a morte, un bel giorno decidano di vendere e fare le valigie.
È così che, all'inizio dell'anno, Pechino ha presentato un piano per trasformare Hainan in una «destinazione turistica globale» entro il 2020. Come? Introducendo sport internazionali, alzando il livello dell'attività di intrattenimento e promuovendo l'industria del gioco, è la proposta formulata dal governo. Una proposta che, nonostante la sua vaghezza, ha infiammato ancor di più il mercato immobiliare dell'isola. «Dello sport e dei divertimenti non importa niente a nessuno, ma delle scommesse sì», osserva un imprenditore locale.
È il vecchio sogno di Hainan che s'avvera: diventare una meta del gambling asiatico, in grado di competere con Macao. Ma tra il dire e il fare, c'è di mezzo il mare che separa l'isola da Pechino. Sebbene i cinesi amino scommettere forse più di ogni altro popolo al mondo, il gioco d'azzardo è severamente vietato in ogni forma. Il bando è talmente rigido che nell'unico ippodromo ufficiale, aperto in via sperimentale a Wuhan nel 2008, si corre saltuariamente qualche corsa di cavalli, ma senza scommesse.
Non si vede perché la nomenklatura, per la quale il gioco d'azzardo rientra nella categoria del politicamente scorretto, dovrebbe fare eccezioni per il piccolo paradiso tropicale. Solo il rischio concreto di un'esplosione della bolla immobiliare potrebbe spingere Pechino a fare un'altra delle sue scelte rivoluzionarie in nome del progresso e della modernizzazione: aprire le porte ai giganti mondiali del gambling, incaricandoli di trasformare Hainan in una nuova Las Vegas con gli occhi a mandorla.
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LO SCENARIO



L'isola del tesoro
Hainan è un'isola che fa parte dell'omonimo arcipelago a sud della Cina. Ha una superficie di 34mila chilometri quadrati (contro i 26mila della Sicilia) e circa 9 milioni di abitanti
Hainan è la più grande Zona economica speciale della Cina. Nel 2009 ha prodotto ricchezza per 24 miliardi di dollari, pari allo 0,5% del Pil nazionale. Le sue spiagge nel Mar cinese meridionale sono una meta turistica nazionale
L'isola è finita al centro di una forte speculazione immobiliare: a febbraio, i prezzi delle case nelle due città principali, la capitale Haikou e Sanya, sono aumentati del 50% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, contro una crescita media nazionale inferiore al 12 per cento
Il precedente
Già all'inizio degli anni 90, Hainan finì al centro di una bolla immobiliare, quando il governo cominciò a promuovere l'isola come attrazione turistica. La speculazione si sgonfiò mettendo in difficoltà i piccoli speculatori e le banche che avevano fornito i capitali
Pechino vigila
Il governo intende evitare il ripetersi del fenomeno. Così ha presentato un piano di sviluppo turistico decennale, che prevede l'introduzione di sport internazionali, investimenti sulle attività di intrattenimento e perfino lo sviluppo dell'industria del gioco, proibita nel resto del paese. Tutto per evitare la fuga di chi ha già comprato appartamenti e ville

24/04/2010