L'ultimo ricatto di Pechino: le terre rare

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Un'arma segreta, interamente a base di soft power, per costringere il Giappone a scarcerare subito e senza condizioni il capitano del peschereccio cinese che due settimane fa era sconfinato in acque territoriali nipponiche al largo delle isole Senkaku. E una più tradizionale: l'arresto di quattro cittadini giapponesi accusati di filmare illegalmente obiettivi militari cinesi. Sul primo fronte, secondo un'indiscrezione del New York Times, Pechino sta valutando di sospendere le esportazioni verso il Giappone di una ventina di minerali preziosi noti come "terre rare" per la loro scarsa disponibilità in natura (tra questi, la bastnaesite, la monazite, la loparite e le argille lateritiche). Con questa rappresaglia commerciale la Cina metterebbe in grossa difficoltà tutta l'industria ad alta tecnologia nipponica: dall'elettronica all'automotive, dall'informatica alla difesa, per la quale le "terre rare" sono un ingrediente fondamentale.
Ma Pechino ha smentito subito l'esistenza dell'arma segreta. «Si tratta - ha detto un portavoce del ministero del Commercio cinese - di una notizia infondata. Non abbiamo varato alcuna misura per bloccare o limitare le nostre esportazioni di terre rare verso il Giappone. Tutto procede come sempre». Insomma, sebbene Tokyo continui a custodire un cittadino cinese di cui perfino il premier Wen Jiabao in persona ha chiesto l'immediata scarcerazione, Pechino non intende ricorrere a sotterfugi estranei ai canali politico-diplomatici per convincere il Giappone a venire a più miti consigli.
Il botta e risposta sulla presunta rappresaglia commerciale ordita dalla Cina apre uno squarcio di luce su un punto di forza del Dragone ancora sconosciuto all'opinione pubblica. Pochi sanno, infatti, che Pechino estrae ogni anno circa il 90% delle "terre rare" consumate dall'industria globale per produrre computer, telefonini, batterie al litio, sistemi di controllo dei missili balistici, armamenti. Senza quei minerali preziosi, l'industria manifatturiera ad alta tecnologia rischierebbe la paralisi. Quanto ai giapponesi arrestati, si sa solo che il fatto è avvenuto a Shijiazhuang, capitale della provincia nord-orientale dello Hebei e che i quattro sono indagati e tenuti «in custodia».
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24/09/2010