L'ottimismo sui mercati spinge petrolio ed euro

Nuovi segnali di recupero dell'economia, in arrivo soprattutto dalla Cina, hanno incoraggiato la propensione al rischio tra gli investitori, spedendo il dollaro ai minimi da dicembre e alimentando gli acquisti di materie prime: un rally, quest'ultimo, che ha coinvolto non solo il petrolio – al record da otto mesi, oltre 68 dollari al barile – ma anche i metalli e diversi prodotti agricoli, come cereali, soia, caffè, zucchero.
I rialzi sono iniziati nella mattinata asiatica, dopo l'arrivo dell'indice dei responsabili acquisti (Pmi) cinesi. L'indicatore era previsto in calo, fin sotto la soglia dei 50 punti che divide la zona di contrazione da quella di espansione. È invece rimasto in area positiva per il terzo mese consecutivo in maggio, a 53,1 da 53,5 di aprile, anche grazie al miglioramento degli ordini dall'estero.
È stato il pretesto per far scattare il ribasso del dollaro, che ha seguito ieri il copione di questa fase: l'aumento della propensione al rischio, segnalato anche dal rialzo delle Borse, ha spinto gli operatori a prendere dollari a prestito, a un costo bassissimo, per venderli e investire negli assets che possono offrire i migliori rendimenti. L'euro ha toccato così i massimi da dicembre, a quota 1,4246 dollari, prima di scendere verso 1,4232 da 1,4151 della chiusura di lunedì; mentre il dollaro australiano e quello neozelandese sono saliti ai massimi da otto mesi, e la sterlina è tornata, in rialzo, ai livelli di sette mesi fa.
L'inevitabile correzione del pomeriggio è stata poi fermata dall'apertura di Wall Street e dai dati americani, che pure non permettono una lettura univoca dello stato di salute dell'economia. L'inflazione Pce core - l'indice-obiettivo della Fed - ha accelerato all'1,9% dall'1,8% e questo non è un dato del tutto rassicurante, in un momento di recessione e, insieme, di forte creazione di liquidità. Analogamente, l'aumento della propensione al risparmio al 5,7% dal 4,5%, frutto di tagli alle tasse e versamenti assistenziali una tantum, è un dato double face: ridimensiona la grande anomalia degli Usa, che risparmiano poco, ma tiene sotto tono le spese al consumo (-0,1% in aprile, -0,3% in marzo) nel momento in cui i redditi tornano a crescere per la prima volta da 11 mesi. Il Pmi di maggio, infine, è in miglioramento, ma a differenza di quello cinese segnala ancora contrazione. Ha alimentato l'ottimismo - tenuto conto dell'importanza dell'indicatore - perché gli ordini ora sono in crescita e le scorte continuano a diminuire, facendo sperare in un rapido ritorno agli approvvigionamenti. Anche qui, però, il balzo dell'indicatore dei prezzi solleva incognite.
I flussi di denaro in uscita dagli Usa hanno avuto una destinazione privilegiata: le materie prime e le valute dei paesi che le esportano (anche se il pagamento è in dollari), complice l'aspettativa che la ripresa spingerà questi prezzi verso l'alto. È una di quelle profezie che si autoavverano - i prezzi salgono - e che potrebbero strozzare sul nascere la ripresa.
Tra i protagonisti della seduta di ieri il petrolio, con il Wti che si è attestato a 68,58 dollari (+3,4%), più del doppio rispetto ai minimi di dicembre, dopo una seduta tutta all'insegna della Cina: oltre ai dati economici, ha pesato la notizia dell'avvio della seconda fase di accumulo di riserve strategiche, che si stima potrebbe portare ad acquisti per 170 milioni di barili. La liquidità si è comunque indirizzata verso un gran numero di commodities. Nonostante la ripresa della domanda sia in molti casi un auspicio, più che una comprovata evidenza, tutti i metalli non ferrosi al London metal exchange hanno registrato forti rialzi: il rame, considerato barometro dell'economia, ha guadagnato più del 5%, oltre quota 5mila dollari la tonnellata, ed è ai massimi da autunno.
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LO SCENARIO



Il Pmi cinese
Il rimbalzo dell'euro sul dollaro è stato alimentato dall'indice cinese dei direttori degli acquisti (Pmi), a quota 53,1 a maggio: sopra 50 indica espansione. Un segnale che incoraggia gli investitori a indebitarsi in dollari, per comprare asset più redditizi
I dati statunitensi
Controversi i segnali in arrivo dagli Usa: l'inflazione core sale dall'1,8 all'1,9% pur in una fase recessiva. Sale anche la propensione al risparmio, a scapito dei consumi. Mentre il Pmi resta in zona contrazione, anche se gli ordini aumentano

02/06/2009