L'ottimismo degli emergenti

L'ottimismo è un bene prezioso di questi tempi. Ignorarlo sarebbe un vero peccato. Le ultime dichiarazioni provenienti da Mosca e Pechino fanno ben sperare. Secondo il governatore della Banca centrale russa, Sergei Ignatiev, «la parte più seria della crisi è terminata». Dalla Cina, il direttore dell'Ufficio nazionale di statistica, Ma Jiantang, ha affermato che «l'economia si sta probabilmente riscaldando». I più cauti potrebbero sostenere che l'ottimismo cinese è semplicemente il riflesso di un Paese che non conosce il problema degli asset tossici: secondo la Banca asiatica di sviluppo (Adb), le banche asiatiche hanno subito perdite legate ai subprime per 19,5 miliardi di dollari, rispetto ai 158 degli istituti americani. È anche vero però che gli ultimi segnali economici provenienti da Est sono positivi. I piani di stimolo all'economia stanno avendo i primi effetti positivi; la domanda in molti settori è in crescita. Certo, l'idea di un decoupling tra Cina e Stati Uniti, tra Asia e Occidente si è rivelata erronea, se non addirittura ingenua. Ciò detto, i grandi mercati emergenti dovrebbero essere il primo anello della ripresa. Il loro ottimismo è il nostro ottimismo.

04/04/2009