L'oro non si ferma più e l'euro sfiora quota 1, 35

L'oro continua a sgretolare record su record, imitato dall'argento, e l'euro si riporta ai massimi da febbraio sul dollaro. Il tutto in una giornata che, sui mercati valutari, si era aperta con una profonda oscillazione dello yen, un deprezzamento così brusco da aver radicato in molti operatori la convinzione di un nuovo intervento da parte delle autorità monetarie di Tokyo, che si sono affrettate a negare. Ciliegina sulla torta, una commissione del Congresso Usa ha varato un provvedimento che, se approvato in via definitiva, darebbe armi in più alla Casa Bianca per punire la Cina per la sua politica sullo yuan.
L'oro ha infranto per la prima volta la soglia dei 1.300 dollari l'oncia, sia a New York che a Londra, con un guadagno che è arrivato al 18% dall'inizio dell'anno. Al rally del metallo giallo ha corrispondo quello dell'argento, che ha raggiunto i nuovi massimi da trent'anni a quota 21,34 dollari l'oncia, con un balzo del 26% da gennaio. Nulla fa pensare che la corsa all'oro possa interrompersi, alimentata com'è dalle attese di forte volatilità sul mercato dei cambi e di un ulteriore indebolimento del dollaro. Sul biglietto verde pesa la prospettiva di un nuovo "allentamento quantitativo" da parte della Federal Reserve, per dare fiato a una ripresa asfittica.
Il dollaro è sceso ai minimi da febbraio contro una serie di valute, appesantito anche da alcune indicazioni macroeconomiche positive provenienti dall'Europa e dalla Germania in particolare. L'euro è arrivato fino a un soffio da quota 1,35. Gli ha portato vento in poppa l'indice Ifo sulla fiducia delle imprese in Germania, aumentato a sorpresa questo mese (a quota 106,8, il massimo da giugno 2007).
Il cambio dollaro-yen è stato invece al centro di un piccolo giallo. Un improvviso minirally nei confronti della moneta giapponese ha fatto sospettare un secondo intervento diretto della Banca centrale giapponese, dopo quello da circa 2mila miliardi di yen effettuato il 15 settembre – per la prima volta da sei anni e mezzo – per frenare l'ascesa della divisa nipponica. Ma la mossa non è stata confermata e alcuni trader hanno fatto altre ipotesi: massicci ordini da parte di grandi aziende, o anche uno sbandamento provocato dalle voci incontrollate della dimissioni del governatore della Banca centrale giapponese, Masaaki Shirakawa, considerato insofferente alle pressioni governative. L'istituto è dovuto intervenire ufficialmente per smentire: Shirakawa non intende dimettersi.
Nell'incrocio tra politica e mercato valutario, da Washington è poi arrivata la notizia secondo cui la Commissione Ways and Means della Camera ha approvato una proposta di legge finalizzata a cercare di costringere la Cina ad accelerare la liberalizzazione del cambio dello yuan, minacciando ritorsioni commerciali contro i paesi che hanno «monete sottovalutate». La proposta comincerà a essere discussa dalla Camera la settimana prossima. Il presidente della Commissione, Sandy Levin, ha sottolineato che la misura introdurrebbe nuovi mezzi per far fronte alla «manipolazione valutaria» effettuata dalla Cina, visto che le pressioni diplomatiche finora non hanno dato risultati soddisfacenti dal punto di vista americano. La legge potrebbe passare alla Camera (dove lo schieramento bipartisan in suo favore è ampio), ma difficilmente al Senato visti i tmepi stretti prima della chiusura del Congresso per le elezioni di metà mandato. In ogni caso l'Amministrazione Obama – tanto più una volta passate la scadenza elettorale di novembre – non sembra aver fretta di buttarsi in una guerra commerciale dalla quale tutto il mondo rischierebbe di perdere.
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GLOSSARIO



SVALUTAZIONE
Per svalutazione si intende la diminuzione del corso di cambio, in altri termini la perdita di valore, di una moneta nei confronti di una o più monete. Avviene in regime di cambi fissi. In regime di cambi variabili si parla più precisamente di deprezzamento della moneta. La svalutazione favorisce l'export di un paese perché rende i suoi prodotti (relativamente) meno costosi. Al contrario fa crescere i costi per chi importa (soprattutto materie prime)

PANIERE DI VALUTE
È un insieme definito di valute la cui media ponderata è utilizzata come misura per i movimenti di una moneta. Dal 2005 lo yuan si è sganciato dal dollaro legandosi a un paniere di valute e istituendo un regime di cambio a fluttuazione controllata. Il tasso di cambio può oscillare all'interno di una banda, un margine stabilito rispetto al valore centrale di riferimento

CARRY TRADE
Pratica speculativa che consiste nel prendere a prestito denaro in paesi con tassi di interesse bassi (e stabili), per cambiarlo in valuta di paesi con rendimento degli investimenti maggiori così da ripagare il debito contratto e ottenere un guadagno



Il triangolo delle valute

Scenario 1 - LA SITUAZIONE ATTUALE

Gli effetti per Usa ed Europa
Il renminbi è sottovalutato del 25-40% secondo le stime degli economisti. Il disavanzo commerciale Usa con la Cina dovrebbe salire quest'anno a 250 miliardi di dollari e anche quello con la Ue è in aumento. Inoltre sta diventando insostenibile una situazione in cui la Cina accumula con l'export enormi riserve valutarie che investe in titoli del Tesoro Usa: i cinesi prestano agli americani i soldi per comprare merci made in China
Gli effetti per la Cina
La situazione attuale consente alla Cina di avere un avanzo commerciale con tutti i maggiori partner. Al di là della retorica, tuttavia, molte imprese straniere che producono in Cina traggono vantaggio dalla competitività dei costi indotta dal basso valore dello yuan oltre che dal costo del lavoro

Scenario 2 - RIVALUTAZIONE DELLO YUAN

Gli effetti per Usa ed Europa
Il deficit commerciale Usa si ridurrebbe se le merci cinesi diventassero più costose negli Usa. Ciò contribuirebbe a ridurre gli squilibri globali. Al tempo stesso, dovrebbe favorire un aumento del potere di acquisto dei cinesi e stimolare la domanda interna, riducendo la pericolosa dipendenza dell'economia di Pechino dall'export. È la tesi prevalente in America.
Gli effetti per la Cina
Un brusco apprezzamento, nell'ordine del 20%, finirebbe per creare rivolte sociali in Cina, distruggendo l'industria dell'export che opera con margini molto bassi. Sposterebbe le attività manifatturiere dalla Cina ad altri paesi a bassi costi. È la tesi espressa dal premier Wen Jiabao, condivisa da alcuni economisti americani

Scenario 3 - SVALUTAZIONE DELLO YEN

Gli effetti per Usa ed Europa
L'import americano dal Giappone è pari a 95 miliardi di dollari e l'import è pari a 51 miliardi. Il Giappone è dunque un partner importante per gli Stati Uniti (e l'Europa) ma molto meno della Cina. Una svalutazione dello yen dunque avrebbe un impatto nettamente inferiore per l'economia di Usa e Ue anche perché il made in Japan non ha certo la potenza di fuoco del made in China
Gli effetti per il Giappone
L'economia giapponese eviterebbe il rischio di ricaduta nella recessione. Il Giappone è reduce dalla peggiore recessione del dopoguerra e, per non ricadervi, deve porre un freno a un rialzo del cambio che penalizza le sue esportazioni. Uno yen forte, inoltre, aggrava la deflazione

25/09/2010