L'Italia punta sulla crescita cinese

Nicoletta Picchio
ROMA
Non solo le tradizionali quattro "a": arredamento, abbigliamento, automotive ed agroalimentare. Ci saranno anche le aziende della green economy come protagoniste della missione in Cina di Confindustria, Ice, Abi e governo, che comincia oggi, prima tappa Chongqing. A riprova che, nonostante le resistenze, il paese del Dragone non può non fare i conti con il problema dell'ambiente.
Ecco, quindi, che "energia e protezione ambientale" è il tema di uno dei quattro seminari di approfondimento che domani saranno il clou della giornata di lavori, protagonisti esponenti della municipalità di Chongqing, del ministero dell'Ambiente e dell'Associazione della protezione ambientale cinesi, di Confindustria, Simest. Il caso di successo imprenditoriale che sarà descritto è quello di Pirelli Eco Technology: all'inizio dell'anno ha avviato a Yanzhou, nella provincia dello Shandong (dove dal 2005 esistono due fabbriche Pirelli per la produzione di pneumatici) la costruzione di uno stabilimento per la produzione di filtri per ridurre le emissioni inquinanti dei motori diesel. A giugno usciranno dallo stabilimento i primi pezzi.
«L'attività è già partita con la municipalità di Pechino» spiega l'amministratore delegato di Pirelli Eco Technology, Bruno Tronchetti Provera, in questi giorni a Shanghai per discutere nuovi accordi. Tutte le grandi città cinesi sono business potenzialmente interessanti, con le loro migliaia di autobus e camion inquinanti (le auto private sono per lo più a benzina). Anche Chongqing, quindi. E la missione di sistema è proprio l'occasione per stringere contatti.
Grandi imprese, ma soprattutto piccole, che hanno più bisogno di un supporto per andare all'estero. Sono 230 le aziende che hanno aderito, 600 i partecipanti, 18 le associazioni industriali. Anche le banche sono in prima fila: ne arriveranno 9.
La missione durerà da oggi al 4 giugno. Domani a Chongqing ci saranno i seminari: oltre energia e tutela ambientale, si parlerà delle opportunità di business reciproci nella meccanica e tecnologie produttive, automotive, beni di consumo. Martedì 1° giugno, sempre a Chongqing, si terrà il forum economico: tra gli altri il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che per il governo guida la missione, Paolo Zegna, vice presidente di Confindustria per l'internazionalizzazione, Bo Xilai, segretario del partito comunista di Chongqing.
Mercoledì 2 giugno, a Shanghai, visita all'Expo, con tutta la delegazione e la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Giornata conclusiva, il 4 giugno, a Pechino, con il forum economico (per la Cina ci sarà Chen Deming, ministro del Commercio cinese) e poi gli incontri di business tra le imprese.
È la terza missione di sistema in Cina: la prima è stata nel 2004, con l'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. La seconda nel 2006. La presenza sempre molto numerosa delle aziende è la riprova che la Cina, con i suoi tassi di crescita, è considerata sempre più un'opportunità piuttosto che una minaccia. «Le potenzialità sono enormi» sottolinea Tronchetti Provera. I dati del piano industriale prevedono per lo stabilimento di filtri retrofit 50 milioni di euro di fatturato entro il 2011, 1.200 addetti e una produzione di circa 100mila filtri all'anno (l'attività si colloca all'interno di una cooperazione ambientale tra il ministero dell'Ambiente italiano e quello cinese, che ha fatto decollare anche altri progetti).
Ma la crescita può essere maggiore: solo Pechino, racconta l'imprenditore, ha 150mila mezzi pesanti, tra autobus e camion pubblici e privati. Se si tiene conto che il filtro, che può essere applicato sul parco automezzi esistente, costa tra 2mila e 2.500 euro, ecco che le cifre possono aumentare vertiginosamente. «Il nostro filtro sta per essere inserito sul sito web del ministero dell'Ambiente cinese, ma lo sviluppo del business dipende molto dalle strategie che adotteranno le municipalità e quanto vorranno investire sull'ambiente» continua Tronchetti Provera.
Se la green economy è un nuovo driver di crescita, ci sono grandi spazi per tutti gli altri settori del made in Italy, forti della qualità e dei marchi. È un caso di eccellenza la Mafrat di Mario Totaro, imprenditore pugliese, che racconterà la sua esperienza nel seminario di domani a Chongqing dedicato ai beni di consumo. La Mafrat, 30 milioni di fatturato, 130 dipendenti, produce abbigliamento da bambino dal 1945 (è arrivata ormai alla quarta generazione) con il proprio marchio, Mafrat, e con marchi in licenza come Ferrari, Laura Biagiotti, Ferrè, Scervino Street, Byblos, per citarne alcuni.
In Cina, racconta Totaro, l'azienda è presente già da una decina d'anni, per produrre alcuni capi come i piumini d'oca e il cashmere: «Ho sempre ricercato la qualità più alta» dice Totaro. Così ha conosciuto il mercato cinese e le potenzialità del retail: «I cinesi sono diventati più attenti al prodotto di alta gamma, certamente molto diverso per prezzi da quelli locali. E il made in Italy ha una grande forza», continua l'imprenditore pugliese, che esporta oltre il 50% del fatturato e che anche in questi due anni difficili sta continuando a crescere a ritmi del 6-7 per cento.
La Cina ancora rappresenta una percentuale bassa nelle vendite, circa 1,5%: «Ma è un mercato dove bisogna assolutamente esserci viste le grandi potenzialità» continua Totaro, che è presente in alcuni grandi mall a Pechino e Shanghai. E che ora vuole espandersi anche a Chongqing e in altre città. Sfida difficile per un'impresa piccola-media? «Sì, ma non impossibile, come dimostra il nostro caso. Bisogna rimboccarsi le maniche e avere tenacia».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il PROGRAMMA

230
Le imprese
Numero complessivo delle realtà imprenditoriali nella missione
9
Le banche
I gruppi creditizi che partecipano al programma
18
Associazioni industriali
Le rappresentanze del mondo produttivo
600
La delegazione
Numero complessivo dei componenti della missione ufficiale italiana
+11,9%
Il tasso di crescita
L'incremento del Pil cinese rilevato nei primi tre mesi di quest'anno
250
Il bacino potenziale
Stima in milioni sulla quota di popolazione cinese potenzialmente interessata ai prodotti made in Italy

30/05/2010