L'Italia mette radici a Suzhou

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Producono ingranaggi, cavi, leghe speciali, occhiali, bruciatori, giostre. Sono venute fin qui per produrre alta qualità a costi competitivi. Puntano ad aumentare le loro quote di mercato in Cina e nel resto dell'Asia.
Un tempo famosa per le sue sete, i suoi giardini e i suoi canali, oggi Suzhou è uno dei principali poli manifatturieri di tutta la Cina. E, come tiene a sottolineare il console italiano a Shanghai, Vincenzo De Luca, vanta anche un singolare primato: i suoi parchi industriali ospitano la maggiore concentrazione di aziende italiane di tutto l'Estremo Oriente.
«L'avventura è iniziata sette anni fa - spiega Fabio Antonello, direttore generale di MiniGears, la prima società manifatturiera italiana ad arrivare a Suzhou -. Ai tempi qui la situazione era ben diversa. Nessuno parlava inglese, c'era molta incertezza, ma si capiva che quest'area industriale aveva delle grandi potenzialità di sviluppo».
Senza saperlo, l'azienda del gruppo Carraro ha fatto da apripista a molte altre società italiane. Da allora, infatti, nei due parchi industriali cittadini (il Suzhou Industrial Park e il Suzhou New District) sono arrivate una settantina di imprese manifatturiere tricolori operanti in diversi settori. «Il grande boom di Suzhou è iniziato nel 2005 grazie a un'esenzione fiscale triennale concessa dal Governo locale per attirare gli investimenti stranieri», dice Federico Bonotto, general manager di Faist.
Il successo di questo sbarco in massa è testimoniato dai numeri aggregati della presenza italiana nella metropoli acquatica del Jiangsu: un miliardo di euro di giro d'affari complessivo, 670 milioni di euro di investimenti diretti, 11mila dipendenti, 600mila metri quadrati di stabilimenti e capannoni. E anche dal peso politico raggiunto dalla comunità d'affari italiana di Suzhou, l'unica nel Paese che, grazie alla massa critica raggiunta, sia riuscita a costituire un suo gruppo di lavoro all'interno della Camera di commercio italiana in Cina.
«È un incontro mensile in cui parliamo dei problemi comuni per i quali cerchiamo di individuare delle soluzioni - osserva Renato Soggia, direttore generale di Sabaf -. Nell'ultima riunione, per esempio, abbiamo discusso dei tagli alle forniture di energia elettrica che quest'anno qui a Suzhou hanno colpito le aziende manifatturiere ben prima dell'arrivo della canicola estiva».
Ma perché scegliere di insediarsi a Suzhou, anziché in uno degli altri tanti poli manifatturieri sparsi sulla costa cinese? Per diverse ragioni, assicurano i manager che in città hanno messo radici da tempo. La prima: Suzhou offre costi di struttura molto più bassi rispetto alla vicina Shanghai, soprattutto per aziende che hanno bisogno di superfici elevate. La seconda: le infrastrutture, i trasporti, le reti logistiche, i servizi doganali sono eccellenti. La terza: le aziende operanti nel settore meccanico possono contare su una rete capillare di fornitori (tra cui molti sono italiani). La quarta: le spese vive di startup sono molto basse perché gli uffici dei due parchi industriali svolgono gratuitamente tutte le pratiche burocratiche e amministrative, consentendo così ai nuovi arrivati di non pagare avvocati e consulenti. La quinta: l'assistenza fornita dal gruppo di lavoro della Camera (anche questa gratis) che, grazie al know how e alle competenze dei "veterani", può essere preziosa per evitare di commettere errori. Ultimo, ma non meno importante, il fatto che Suzhou è una città gradevole che, tra l'altro, sta a un tiro di schioppo da Shanghai.
A intuire le attrattive di Suzhou, ovviamente, non sono stati solo gli italiani. Lo dimostra il fatto che un terzo delle aziende globali che figurano nella classifica "Fortune 500" hanno stabilito da tempo una presenza produttiva in quest'angolo del Jiangsu. Asus, Sony, Samsung, Logitech, Bosch, Areva, Caterpillar: basta farsi un giro nei parchi industriali di Suzhou, dove oggi operano oltre 20mila imprese straniere, per rendersene conto.
La municipalità locale, che nella migliore tradizione cinese è molto attenta a valutare i costi e i benefici degli investimenti stranieri sul territorio, ha notato subito la grande effervescenza italiana in zona e ha deciso di stabilire un rapporto ufficiale con le aziende del Belpaese operanti a Suzhou. «Quest'attenzione si è concretizzata nell'istituzione di un incontro fisso che ormai si svolge da quattro anni, durante il quale poniamo una serie di domande di carattere operativo ai rappresentanti della municipalità» spiega Fiorenzo Brioschi, general manager di Zamperla.
Alla nomenklatura locale gli investimenti italiani stanno così a cuore che il Suzhou New District, uno due parchi industriali cittadini, ha deciso addirittura di creare al suo interno un'area dedicata all'insediamento delle piccole e medie imprese italiane. Si tratta di un progetto molto interessante perché consente ad aziende di taglia ridotta, per le quali l'avventura cinese è sempre un passo rischioso, difficile e oneroso, di avvalersi di una serie di servizi comuni: dalla segreteria all'interpretariato, dai dormitori alla ricerca del personale, dalle mense ai trasporti.
A Suzhou, quindi, gli investimenti italiani trovano le porte aperte. Ma a un patto: che i progetti abbiano i requisiti richiesti da un Governo locale sempre più attento all'impatto ambientale degli insediamenti industriali. «Oggi Suzhou chiede alle aziende straniere di portargli tecnologia, innovazione, ricerca. Per le aziende con produzioni a basso valore aggiunto, energivore e inquinanti qui ormai non c'è più spazio», conclude Antonello.
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Venezia d'Oriente

1
miliardo di euro
Giro d'affari delle imprese italiane


670
milioni di euro
Gli investimenti diretti



600mila
metri quadrati
L'estensione degli stabilimenti di una settantina di imprese italiane



Porte aperte ai piccoli
In uno dei due parchi industriali della città, il Suzhou New District, il Governo municipale ha voluto la creazione di un'area dedicata all'insediamento delle piccole e medie imprese italiane. Un progetto che consente ad aziende di taglia ridotta di avvalersi di una serie di servizi comuni. A condizione che i progetti abbiano in tema di inquinamento e consumo energetico i requisiti richiesti da un Governo sempre più attento all'impatto ambientale

12/06/2011