L'Italia corteggia la Cina « verde»

Nicoletta Picchio
SHANGHAI. Dal nostro inviato
Ogni anno più di 10 milioni di contadini lasciano le campagne per andare in città e si creano agglomerati urbani pari, complessivamente, a una nuova metropoli come Pechino. Un ritmo che entro il 2020 farà arrivare da 160 a 220 le città con più di un milione di abitanti. Urbanizzazione e bisogno di una maggiore sostenibilità ambientale per ridurre l'inquinamento: sono due fenomeni che aprono in Cina, per le aziende italiane, grandi potenzialità di business. «Abbiamo le tecnologie adeguate: l'Italia è all'avanguardia nell'efficienza energetica, siamo quinti a livello internazionale. Dobbiamo impegnarci e lavorare, anche perchè la Cina ha il problema di ridurre le emissioni di Co2 e abbassare l'intensità energetica». Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, si sofferma su questo aspetto: un problema globale, che può rappresentare per la aziende italiane un'occasione di sviluppo. Con la green economy nuovo motore della crescita.
Tecnologia, arte, cultura, insieme ai settori tradizionali del made in Italy: la sintesi è nel Padiglione italiano all'Expo di Shanghai, che quotidianamente batte il record di visitatori. Ieri mattina è stata la volta della delegazione italiana, arrivata in Cina con la missione di sistema Confindustria, Abi, Ice e Governo. A fare gli onori di casa Beniamino Quintieri, commissario generale del governo per l'Expo 2010. In programma la Giornata italiana all'Esposizione universale e la cerimonia per la Festa della Repubblica: alzabandiera, inno nazionale suonato dalla Fanfara dei carabinieri, discorso del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «Il Padiglione italiano si intitola "La città dell'uomo". Sottolinea il valore della persona e l'importanza di aver avuto uno sviluppo tumultuoso conservando la coesione sociale».
La Cina, in questa fase di crisi mondiale, non conosce stop: nel 2009 il Pil è aumentato dell'8,6; quest'anno siamo attorno al 10 per cento. L'Italia deve fare di più, insiste la Marcegaglia, sottolineando che siamo il terzo esportatore mondiale ma che la Cina rappresenta solo il 2% del totale. «Pochissimo, considerato che il Governo cinese ha varato un pacchetto di stimoli di oltre 500 miliardi di euro». Bene spingere sui settori tradizionali: «Il nostro Padiglione all'Expo rappresenta la capacità di fare impresa, il modo di vivere, il nostro gusto del bello», ha detto la Marcegaglia. Ammirato per il Padiglione anche il presidente della Fiat, John Elkann: «Sarà dura per Milano venire dopo Shanghai. Bisognerà fare uno sforzo di creatività che certo non mancherà all'Italia».
Proprio il gran numero di visitatori è la prova che il made in Italy in Cina ha successo. Ma bisogna spingersi anche sulla filiera verde, come la Marcegaglia ha ripetuto nel pomeriggio, al convegno organizzato da Intesa Sanpaolo su efficienza energetica e sistemi urbani, presente il ceo, Corrado Passera, che ha tracciato un quadro preoccupante: nel 2030 ci saranno 41 miliardi di tonnellate di Co2 emesse e di queste 15 miliardi saranno cinesi. «Serve un salto tecnologico. Ma anche con le tecnologie esistenti c'è molto spazio per l'innovazione» ha detto la presidente di Confindustria. E quindi di business.
Export, ma anche investimenti e collaborazione tra imprese. L'Enel è già il principale acquirente privato di certificati di emissione di Co2, come spiega il presidente, Piero Gnudi: «È il primo investitore privato, con un portafoglio di circa 300 milioni di euro all'anno e abbatte le emissioni per 25 milioni di tonnellate annue».
Secondo il vice ministro allo Sviluppo, Adolfo Urso, nei prossimi tre anni l'export italiano potrà raddoppiare, passando da 6 a 12 miliardi di euro. Domani a Pechino, ultima tappa della missione, saranno siglati una serie di accordi. Tra questi uno riguarda i governi italiano e cinese, su logistica e trasporti. Ci sono tre progetti su collegamenti aerei, marittimi e ferroviari: aumento dei voli, da due a cinque tra Roma e Milano, più un altro Venezia-Shanghai.
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IL BUSINESS AMBIENTE

I DUE PROTAGONISTI

Un grande mercato di sbocco
A fare della Cina un importante mercato per l'export italiano di tecnologie ambientali contribuisce la spinta politica. L'undicesimo piano quinquennale cinese per la protezione ambientale inserisce infatti l'industria delle tecnologie verdi tra i settori strategici dai quali si attende un contributo allo sviluppo sostenibile e alla creazione di un'economia "circolare"

PECHINO IMPORTA ECOTECNOLOGIE

Dai rifiuti all'edilizia
Riciclaggio di rifiuti, energie alternative, fonti rinnovabili, ecoedilizia. Sono solo alcune delle applicazioni industriali di cui l'economia cinese ha bisogno per ridurre l'inquinamento e migliorare l'efficienza energetica. Pechino è ai vertici mondiali per quanto riguarda la domanda all'importazione di tecnologie di tutela ambientale

03/06/2010