L'Italia archivia la Cina low-cost

Nicoletta Picchio
PECHINO. Dal nostro inviato
Parla pochi minuti, ma con un messaggio chiaro: «Il Governo cinese sta attuando una politica per stimolare i consumi e la crescita. C'è spazio per le imprese italiane, specie per chi opera nei settori ad alta tecnologia, logistica, risparmio energetico. Vogliamo creare condizioni di maggiore apertura». Gao Hefeng, vice ministro del Commercio estero, traccia i contorni della Cina dei prossimi anni, non più il paese delle produzioni a basso costo ma una realtà che spinge sullo sviluppo nelle aree interne, dopo la crescita della fascia costiera, che comincia a fare i conti con le pressioni sociali, come dimostrano gli scioperi di questi giorni.
Una discontinuità colta dalle imprese italiane arrivate in Cina con la missione di sistema Confindustria, Abi, Ice e Governo. «Ci chiedono investimenti ad alta tecnologia, in settori dove l'Italia è forte, dall'automotive, alla meccanica, all'elettronica, al risparmio energetico, un segmento dove noi siamo quinti al mondo», rilancia la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che in questi giorni, tra Chongqing, Shanghai e Pechino, insieme alla delegazione italiana, dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, al vice ministro allo Sviluppo, Adolfo Urso, al presidente della piccola industria di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha incontrato personaggi di primo piano del partito, sindaci, governatori.
C'è da rimboccarsi le maniche per arrivare a 40 miliardi di interscambio, obiettivo indicato ieri al Forum economico a Pechino, visto che oggi la Cina rappresenta il 2% dell'export italiano. L'andamento d'inizio anno fa ben sperare: 12 miliardi di scambi nei primi 4 mesi, 62 nuovi contratti di imprese italiane in Cina, una produzione cinese che cresce del 20 %.
Nell'ultimo giorno della missione, dove si sono svolti anche oltre mille incontri di business tra le imprese (più di 200 quelle italiane, per totale di 25 miliardi di fatturato) già si guarda al dopo. Visite mirate di settore, probabilmente settembre o ottobre. Tra le destinazioni, l'area industriale di Jiading, vicino Shanghai, dove c'è lo stabilimento Magneti Marelli: «Il Governatore vuole farla diventare il distretto più forte dell'automotive. È disposto a concedere tasse zero e infrastrutture», ha detto la Marcegaglia, che nel 2008 ha avviato un investimento in Cina per uno stabilimento di tubi di acciaio da 120 milioni di euro che comincerà a produrre luglio.
C'è un altro progetto allo studio, annunciato dalla presidente di Confindustria, nome provvisorio Stilnovo, a cui sta lavorando il vice presidente Paolo Zegna: un contenitore dove inserire i marchi meno noti del made in Italy e proporli alla grande distribuzione. C'è già interesse della Cina, Brasile, Sudafrica, Emirati arabi. Un cambio di passo rispetto alle missioni (ne sono state fatte 27) come sono avvenute finora: rafforzare la parte operativa rispetto a quella politica. Che comunque, in paesi come la Cina, resta un referente fondamentale. Le dimissioni del ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, avevano fatto temere qualche cambiamento di programma. «Invece a consuntivo non c'è stato nessun depotenziamento, nonostante i timori iniziali», ha detto la Marcegaglia.
Non mancano però i problemi, dai dazi, alle barriere non tariffarie, alla tutela della proprietà intellettuale. I cinesi, per esempio, non applicano su alcuni beni i regolamenti internazionali (un esempio: per questo motivo la 500 Fiat non si può importare). Proprio sulla tutela della proprietà intellettuale il vice ministro Urso ha siglato un accordo con il Sipo, l'ufficio nazionale cinese per la proprietà intellettuale. Oggi i marchi e brevetti italiani, ha detto Urso, hanno superato quota 15mila. Se ne riparlerà anche in Italia, quando arriverà in autunno il vice ministro del Commercio, Gao Hefenh, e già la prossima settimana: da lunedì arriveranno a Milano imprenditori cinesi guidati da uno dei membri permanenti del partito (vedrà i presidenti della Repubblica, Giorgio Napolitano, e del Consiglio, Silvio Berlusconi).
C'è anche un nuovo welfare all'attenzione del Governo cinese, come ha sottolineato il ministro Sacconi. Un elemento che, ha detto il ministro, spinge maggiori consumi e maggiore risparmio. E le tensioni sul costo del lavoro di questi giorni, secondo la Marcegaglia, non sono un freno agli investimenti: «È un processo inevitabile».
Ieri sono stati firmati una serie di accordi: l'Ice con il suo omologo cinese e con il China Association of Trade in Services; la Simest e l'autorità del porto di Tianjin per una piattaforma logistica italiana; Prysmian con il presidente del Jiangsu Baosheng Group per ulteriori 20 milioni di investimento per lo stabilimento di Baoying; il gruppo Pieralisi ha firmato intese di fornitura di macchinari per 700mila euro. Il vice ministro Urso ha firmato un'intesa con il Torch High Technology Industry Development Center, un'agenzia del ministero della Scienza e Tecnologie per il sostegno alle Pmi innovative.
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IL BILANCIO DELLA MISSIONE


GLI AFFARI A SEGNO

1.000
Gli incontri business
Nei cinque giorni della missione italiana sono stati molti gli incontri tra aziende: più di 200 quelle italiane che vi hanno partecipato, per un totale di 25 miliardi di fatturato.

62
I nuovi contratti italiani in Cina
Nei primi quattro mesi del 2010 le imprese del made in Italy hanno portato a casa un aumento del business con la Cina. Anche l'interscambio è cresciuto,
a 12 miliardi di euro. L'obiettivo italiano è di raggiungere i 40 entro la fine dell'anno.

TUTELA DEI MARCHI E LOGISTICA IN PRIMO PIANO
Gli accordi firmati
Durante la missione il viceministro con delega al Commercio estero, Adolfo Urso, ha firmato un accordo per la protezione dei marchi e dei brevetti italiani, e un altro con un'agenzia del ministero della Scienza e delle Tecnologie di Pechino per il sostegno alle Pmi innovative.

Il governo italiano e quello cinese hanno parlato anche di logistica e trasporti, tra cui l'aumento
da 2 a 6 dei voli aerei tra i paesi. L'Ice si è accordata con il suo omologo cinese e con il China association of trade in services. La Simest, infine, ha firmato un'intesa con l'Autorità del porto di Tianjin per per una piattaforma logistica italiana.


BOOM DELL'AUTOMOTIVE

Follow-up di settore
Alla missione di sistema in Cina seguiranno, probabilmente in autunno, visite più snelle, mirate ai singoli settori. Tra queste il distretto dell'automotive di Jiadong (Shanghai), dove i cinesi offrono infrastrutture e incentivi.



05/06/2010