L'insidioso legame tra Brasilia e Pechino

di Romeo Orlandi

La Cina esce dal proprio guscio, valica la Grande Muraglia che la protegge ed allunga i suoi tentacoli fino a penetrare le economie di stati finora lontani. Tra questi, il più redditizio è il Brasile. Se la reciproca convenienza che innerva i rapporti tra Brasilia e Pechino è fuori discussione, stanno tuttavia emergendo frizioni che un'amicizia sostanzialmente pragmatica aveva nascosto, come è emerso anche nel vertice dei Paesi Brics ad Hainan in Cina.
Lula aveva deciso senza esitazioni di promuovere gli scambi, nell'intento strategico di rafforzare l'asse sud-sud del mondo e di operare in uno scacchiere multipolare. La dirigenza cinese, per necessità più che per scelta, aveva accettato la sfida. Oltre all'avvicinamento politico, l'energia, i minerali, i prodotti agricoli brasiliani le sono essenziali per il suo appetito di risorse. Le rilevazioni confermano il successo dell'esperimento. Nel 2009 la Cina è divenuta il primo partner commerciale del Brasile, sostituendo la tradizionale supremazia degli Usa. Nell'ultimo decennio le esportazioni verso la Cina sono aumentate di 18 volte. Nel tragitto inverso nel solo 2010 gli acquisti di manufatti cinesi hanno registrato una crescita del 60%. Si tratta dunque di un mutuo vantaggio, basato sulla complementarietà delle due economie: materie prime in cambio di prodotti dell'industria. Anche gli investimenti segnalano primati. Nel 2009, con un incremento spettacolare rispetto all'anno precedente, la Cina è divenuta il primo investitore in Brasile. I suoi Fdi, pari a 17 miliardi di Usd, sono risultati il 32% del totale. Infine, i due paesi si sono trovati alleati su molte questioni internazionali, diventando araldi dei paesi emergenti. Le loro posizioni sui cambiamenti climatici, i sussidi all'agricoltura, la lotta alla povertà, li hanno messi in oggettivo contrasto con il pensiero egemonico del G8.
Questa convergenza di interessi ha tuttavia condotto ad alcune contraddizioni che il Brasile ha denunciato. La sua industria manifatturiera soffre di una doppia minaccia dalla Cina. La prima è il volume crescente delle importazioni di prodotti con prezzi imbattibili. La domanda interna, che cresce in conseguenza dell'alto valore del Real e dell'accresciuto potere d'acquisto della popolazione, trova nel made in China il suo approdo immediato. Inoltre la delocalizzazione verso la Cina di produzioni labour intensive penalizza l'occupazione interna. Anche qui il Dragone presenta alle aziende una miscela inarrivabile di vantaggi. Il Brasile sembra paradossalmente perdere capacità manifatturiere, proprio mentre l'economia lo conduce ad alti traguardi (l'ultimo è aver conquistato il 5° Pil al mondo). La composizione dell'export è sintomatica del problema: nel 2002 le materie prime ne costituivano il 28%, nel 2009 la percentuale è salita di 13 punti.
I primi segnali di revisione dell'abbraccio forse soffocante si sono già levati. I dazi sui giocattoli (dei quali la Cina è primo produttore mondiale) sono stati alzati, mentre azioni anti-dumping sono state avviate contro le calzature cinesi. Il governo ha inoltre annunciato un provvedimento che vieterà la cessione di terreni a fondi sovrani o speculatori. Pur senza nominare la Cina, traspare nettamente l'intenzione di proibire la cessione di sovranità nazionale agli attuali clienti di soia, grano e carne brasiliana. Più esplicito è stato infine il ministro delle Finanze quando ha chiesto recentemente una rivalutazione del Renminbi. Ha offerto una sponda alle richieste della Casa Bianca ed ha ceduto alle pressioni interne. Molti imprenditori, organizzazioni sindacali, ambienti intellettuali hanno lamentato l'eccessiva dipendenza di Brasilia da Pechino. Sono stati aiutati da una notizia di cronaca che ha coinvolto una delle identità del Brasile, emersa quando si è scoperto che la quasi totalità dei costumi che hanno sfilato durante il carnevale di Rio erano stati prodotti in Cina.
Osservatorio Asia
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A confronto

10,3%

LA CORSA CINESE
Nel 2010 l'economia di Pechino ha messo a segno una crescita a due cifre. Buona, ancorché inferiore, la rinocrsa del Brasile: il suo Pil l'anno scorso è aumentato del 7,5%



PARTNER COMMERCIALE
Nel 2010 la Cina ha superato gli Stati Uniti - storico riferimento del Sudamerica - ed è diventata il primo partner commerciale del Brasile: un sorpasso che sta generando qualche frizione tra i due Paesi

18/04/2011