L'export di tessile accelera in Cina

PECHINO. Dal nostro inviato
È l'anno del drago, tra i dodici segni dello zodiaco cinese il più coraggioso. Un porte-bonheur per l'operazione Milano Unica in Cina: la Fiera di prodotti tessili che dal 2006 raccoglie il meglio della produzione made in Italy è a Pechino per l'edizione primaverile di Intertextile, la più grande vetrina di settore al mondo. Ben 95 aziende da oggi fino al 30 marzo espongono insieme nel cuore di una rassegna che conta 1.200 aziende provenienti da tutto il mondo.
«In Cina vendiamo più tessuti che vestiti», dice Silvio Albini, il presidente di Milano Unica, che in pochi mesi ha accelerato l'operazione, in gestazione già da qualche tempo. Tanto vale, sembra di capire, mettere la testa in bocca al drago e aspettare la risposta di un mercato emergente considerato solo fino a qualche anno fa una minaccia più che un'opportunità.
«Il tessile è in ripresa – ha ricordato Albini nell'incontro di presentazione che si è svolto in ambasciata a Pechino – nei primi dieci mesi del 2011 ha proseguito l'espansione sui ritmi del +27,2%, per un totale di 158 milioni di euro».
Ma è chiaro che tutto ciò non basterà a riequilibrare una bilancia che pende ancora a nostro sfavore. «Il momento è propizio per gli investimenti e le collaborazioni con grandi realtà cinesi che amano il nostro made in Italy – ha sottolineato l'ambasciatore Attilio Iannucci – e anche le difficoltà burocratiche, ormai archiviate, come il rilascio dei visti, favorisce i rapporti reciproci. Per attivare il meccanismo delle fiere è necessario consentire gli spostamenti delle persone che ora non sono più un problema».
Soprattutto, l'impressione è che con Milano Unica Cina abbia già vinto il metodo dell'internazionalizzazione realizzata facendo, per una volta almeno, sistema. Lo ha ricordato Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria con delega all'internazionalizzazione: «Ringrazio tutti per questa iniziativa, a partire dal ministero dello Sviluppo, l'ambasciata, il consolato, e l'Ice, tutti hanno fatto la loro parte per mandare in porto questa iniziativa».
«La Cina è cambiata, chiede maggiore qualità, adesso l'Italia può davevro fare la sua parte» gli ha fatto eco Antonino Laspina, direttore della sede Ice di Pechino. Di cruciale importanza è stato anche il rapporto con gli interlocutori fieristici, da un lato la Camera di commercio cinese (Ccpit), sezione tessile, dall'altro la Messe Frankfurt, la Fiera di Francoforte, da almeno diciotto anni partner di Intertexitile.
Xu Ying Xin è presidente di China apparel textile & apparel council, ente collegato al Ccpit. Xu ricorda bene l'avventura di sei anni fa, quando a Milano accompagnò sei griffe cinesi a sfilare per la settimana della moda. Da allora, molte cose sono cambiate. «I cinesi chiedono qualità, questa Milano Unica qui a Pechino sarà un'occasione per capire fino a che punto questo processo è arrivato», dice Xu al Sole 24 Ore. I prodotti tessili sono un punto cruciale. Del resto nomi come Loro Piana, Reda, Zegna, Barberis Canonico, per fare qualche esempio, hanno iniziato dai tessuti, poi sono diventati anche un marchio. Che i cinesi ci invidiano.
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28/03/2012