L'export cinese fa boom e il surplus sale a 19 miliardi

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Volano le esportazioni del "Made in China" nel mondo, rimettendo così sotto pressione il Governo di Pechino sulla rivalutazione dello yuan.
A maggio, le vendite della Cina sui mercati esteri sono ammontate a 132 miliardi di dollari, in crescita di oltre il 48% rispetto lo stesso periodo dell'anno precedente. Frattanto, le importazioni sono state pari a 112 miliardi di dollari (+48%). La brusca accelerazione delle vendite sui mercati d'oltremare ha spinto verso l'alto il surplus commerciale che a maggio è schizzato a oltre 19 miliardi di dollari, contro un saldo inferiore a 2 miliardi registrato ad aprile.
Al boom del "Made in China" nel mondo, che è stato trainato principalmente dall'export di prodotti elettronici, hanno contribuito in ugual misura tutti i mercati del mondo. In primis l'Europa, il principale partner commerciale di Pechino. Nonostante la crisi di fiducia scatenata dal debito greco e la drammatica svalutazione dell'euro sul renminbi (-8% solo nel mese di maggio), i paesi Ue hanno continuato a comprare forsennatamente prodotti da Pechino, facendo salire del 49% l'export cinese verso il Vecchio Continente. Hanno poi contribuito gli Stati Uniti e il Giappone, i cui acquisti dal Paese sono aumentati rispettivamente del 44 e del 37 per cento. E hanno contribuito anche i paesi emergenti (in particolare le Tigri asiatiche), aumentando del 51% le loro importazioni dalla Cina.
Insomma, a giudicare dalla performance registrata il mese scorso dal commercio estero cinese, ci sarebbe da pensare che la ripresa dell'economia globale stia finalmente iniziando a prendere quota. Tuttavia, gli analisti invitano alla cautela. Per ragioni di contabilità statistica: c'è il sospetto che i dati di maggio siano un po' drogati dall'anticipazione degli ordini da parte di molti importatori per coprirsi da un'eventuale rivalutazione dello yuan.
E per ragioni di carattere macroeconomico: gli ostacoli sulla via della ripresa sono ancora molteplici. In particolare, la crisi debitoria scatenata dalla Grecia in Europa non è finita. Questo stato d'incertezza nei prossimi mesi finirà inevitabilmente per ridimensionare le importazioni europee dalla Cina. Una Cina che, nei prossimi mesi, potrebbe a sua volta rallentare leggermente la corsa come suggerisce l'attesa contrazione degli investimenti nel mese scorso, e la leggera flessione (-1%) accusata dalle importazioni tra maggio e aprile. In attesa di dare via libera alla riforma del sistema di cambio sganciando lo yuan dal dollaro, un'altra prova attende Pechino: come reagirà l'economia nazionale quando il Governo nei prossimi mesi inizierà a staccare l'acceleratore dalla spesa pubblica?
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11/06/2010