L'Europa attacca il dumping cinese

Enrico Brivio
BRUXELLES. Dal nostro inviato
Allarme Cina per la siderurgia europea. Grazie al sostegno del Governo di Pechino e a una capillare rete di sussidi erogati dalle autorità locali, le imprese cinesi dell'acciaio stanno inondando i mercati mondiali e quello comunitario con la loro produzione, mettendo a rischio il futuro del settore in Europa. È l'inquietante quadro che emerge da uno studio del centro Think!Desk, patrocinato da Eurofer, l'Associazione europea del ferro e dell'acciaio, che sollecita la Commissione Ue ad avviare nuove azioni anti-dumping contro la siderurgia cinese.
L'analisi evidenzia come le autorità pubbliche cinesi sostengono le imprese nazionali siderurgiche con agevolazioni fiscali, interventi nel mercato di capitali, prestiti sovvenzionati, ma anche accettando il mancato rispetto di standard minimi internazionali di protezione dei lavoratori e di sostenibilità ambientali. Proprio grazie a questi aiuti distorsivi, la Cina si è potuta trasformare da importatore netto nel 2005 al più importante esportatore di prodotti siderurgici al mondo, aggiudicandosi il 20,7% della produzione complessiva globale e il 36% dell'acciaio grezzo. E l'export verso l'Europa è balzato a circa 11 tonnellate nel 2007 da solo un milione di tonnellate nel 2004.
Pieno sostegno dei produttori italiani all'iniziativa di Eurofer. «Il protezionismo del Governo cinese ci preoccupa molto - ha commentato il presidente di Federacciai, Giuseppe Pasini - è rilevante denunciarlo oggi ma ancora più importante ridimensionarlo in fretta. Le nostre imprese hanno investito parecchio negli ultimi anni sia in processi tecnologici che in ricerca ed è assurdo che possano perdere quote di mercato, specie in questa fase economica così delicata, rischiando la chiusura a causa di atteggiamenti anti-concrrenziali e sleali». A Bruxelles il direttore generale di Federacciai, Salvatore Salerno, ha indicato come ora l'industria siderurgica europea lavori «al 40% delle sue capacità» a causa del tracollo della domanda da parte dei settori dell'auto, degli elettrodomestici e di altri acquirenti di acciaio. Il rischio è che «nel momento si concretizzasse una ripresa, questa venga vanificata» dagli atteggiamenti anticompetitivi cinesi, ha osservato Salerno. Da qui la solecitazione a Bruxelles, dopo i dazi del 15% sulle vergelle importate dalla Cina e su altri prodotti minori, di azioni in difesa di coils a caldo e a freddo e dei prodotti rivestiti.
La presentazione dello studio è stata patrocinata dall'europarlamentare popolare Elisabetta Gardini (Fi), che ha stigmatizzato «il grave atteggiamento del Governo cinese, reo di intervenire con aiuti alle proprie imprese siderurgiche, nonché di favorire politiche protezionistiche a danno delle aziende straniere». La Gardini ha ribadito un «no» fermo al protezionismo, ma ha chiesto di adottare «regole chiare con uno spirito più concreto», per non penalizzare ingiustamente un settore siderurgico italiano che impiega 30mila occupati direttemente, che arrivano a 100mila con l'indotto.
enrico.brivio@skynet.be

25/02/2009