L'eroe antimafia in corsa per un posto al Politburo

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Nel grigiore della vita politica cinese, non c'è niente di più eccitante di una rivalità. E Bo Xilai, il segretario del partito comunista di Chongqing, balzato nei mesi scorsi agli onori delle cronache per aver sgominato la potente mafia della megalopoli del West cinese, di rivali rischia di averne tanti nella sua corsa verso il potere.
Sessant'anni ben portati, un sorriso aperto e volitivo, una vita spesa al servizio del partito, Bo Xilai è un politico di razza. Suo padre, Yi Bo, fu un eroe della Lunga Marcia consacrato tra gli otto immortali nella storia del partito comunista cinese. Ma durante la rivoluzione culturale anche lui cadde in disgrazia. Con un'accusa per i tempi durissima e infamante: collaborazionismo con il capitalismo straniero. L'intera famiglia Bo, compreso il giovane Xilai, fu spedita a lavorare nei campi. Sua madre morì per le percosse subite dalle guardie rosse. Nel 1978, quando Deng Xiaoping salì al potere, Yi Bo fu riabilitato e diventò vicepremier.
Da quel momento, la vita di Bo Xilai è stata tutta in discesa. Come tutti i "principotti" discendenti in linea diretta della casta politica cinese, Bo Xilai prima ha studiato nelle migliori università (storia e giornalismo) e poi ha scalato rapidamente i gradini della nomenklatura. La sua carriera è stata veloce: sindaco di Dalian, ministro del Commercio, segretario del Pcc di Chongqing.
Ma ora, per spiccare l'ultimo salto verso il sacro soglio del partito, le parentele e il sangue blu non contano più. Adesso Bo deve fare tutto da solo. Nel 2012 il 18° Congresso del Pcc sancirà un passaggio di consegne epocale tra la quarta e la quinta generazione di comunisti cinesi. I giochi per le primissime posizioni sono già fatti: salvo sorprese, tra due anni Xi Jinping diventerà il nuovo presidente cinese e Li Keqiang il nuovo primo ministro. Ma per gli altri sette posti del comitato permanente del Politburo, la stanza dei bottoni del partito, la gara è ancora tutta aperta.
Bo Xilai vuole giocarsela sino in fondo. Dalla sua, ha quel pizzico di umanità e di simpatia che fa geneticamente difetto ai freddi e imperturbabili tecnocrati cinesi.
È difficile, infatti, trovare oltre la grande muraglia un uomo politico capace di bucare le telecamere come Bo Xilai. Non c'è dubbio sul fatto che se la stessa campagna antimafia fosse stata condotta da un altro uomo politico in un'altra grande città cinese, non avrebbe avuto la stessa risonanza mediatica del caso Chongqing. I primi risultati sono già arrivati: un sondaggio online del Giornale del Popolo ha nominato Bo Xilai Uomo dell'Anno. Tanta popolarità basterà al principotto rosso per sconfiggere i suoi agguerriti rivali nel rush finale verso il Politburo?
L. Vin.
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10/03/2010