L'Azienda Italia e i capitali emergenti

di Sara Cristaldi Imprese cinesi, andate e moltiplicatevi, noi vi aiuteremo allentando le regole sulle attività e gli investimenti oltre frontiera. A conferma che il mondo che uscirà da questa crisi non sarà più quello travolto dalla tempesta di Wall Street, è arrivato ieri il nuovo impulso alla politica del "Go global" dei signori di Pechino. «Ciò è finalizzato a implementare la strategia di sviluppo del "going out" come a promuovere e facilitare gli investimenti diretti all'estero ad opera delle istituzioni nazionali», si leggeva nel sito della State administration of foreign exchange (Safe), una delle istituzioni più importanti della Repubblica popolare. Burocratico il linguaggio. Disinvolto il riferimento all'allentamento delle restrizioni e all'aumento del supporto in valuta da parte delle compagnie per il finanziamento delle attività di investimento estero.
Tecnologia avanzata, marchi di successo nel mondo e reti distributive ad ampio raggio: questi gli obiettivi (a questo punto dichiarati) del nuovo shopping globale, che certo d'ora in avanti andrà oltre l'aquisizione di partecipazioni in miniere alla ricerca di materie prime, il carburante di cui la rimessa in moto dell'economia del gigante cinese ha sempre maggiore necessità. Il carburante finanziario di Pechino a sostegno delle sue imprese oltre frontiera sono invece le enormi riserve valutarie che la Cina ha accumulato negli ultimi anni (le prime al mondo).
Le compagnie domestiche vedranno, tra l'altro, standardizzate le procedure per ottenere l'autorizzazione all'investimento estero e sarà così superato l'approccio caso per caso in vigore oggi. Del resto, ammettono i cinesi, la crisi ha creato tantissime buone occasioni tutte da cogliere nel Nord industrializzato del mondo come nel Sud emergente. Sicuramente così le operazioni delle società cinesi, già raddoppiate a 52,2 miliardi di dollari nel 2008 dai 26,5 del 2007, sono destinate a crescere velocemente.
Molti governi (con politiche molto meno protezionistiche che in un passato nemmeno troppo distante) già stanno elaborando strategie di attrazione dei capitali freschi in arrivo. E l'Italia? Per ora sembra mancare una strategia condivisa e, a dire il vero, non sembra che il contesto pre e post-crisi si mostri invitante per gli investitori esteri. Di delegazioni di imprese cinesi in cerca di occasioni o di imprese in scouting solitario non se ne sono viste per ora molte. A differenza di quanto è successo in Germania, Francia o Regno Unito. Navigare sulle rotte del nuovo mondo non sarà facile.
sara.cristaldi@ilsole24ore.com
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19/05/2009