L'attrazione fatale degli Etf

La Cina è una delle mete preferite degli investitori che compravendono Etf a Piazza Affari. Con oltre 79mila contratti, per un controvalore complessivo di 897 milioni di euro, Lyxor Etf China Enterprise anche nel 2009 è entrato nella top ten dei "replicanti" più scambiati sul listino milanese.
Un successo che il prodotto di Lyxor condivide con l'altro storico Etf specializzato sul mercato cinese: Ishares Ftse/Xinhua China 25 che ha chiuso lo scorso anno con 49mila contratti e 576 milioni di controvalore. Due strumenti che da soli hanno catalizzato il 5,2% dei contratti conclusi (2,4 milioni) sui 412 Etf negoziati alla Borsa di Milano. Completano la gamma di "fondi clone" specializzati sulla Cina, l'Etf Db X-Trackers Ftse/Xinhua China 25 (con oltre 7mila scambi nel 2009) e l'ultimo arrivato EasyEtf Ftse/Xinhua China 25 (67 scambi da ottobre a dicembre del 2009). Cifre importanti che testimoniano il crescente interesse verso la Cina anche da parte dei piccoli investitori, come dimostra il controvalore medio dei contratti inferiore a 12mila euro.
Ma nella scelta del veicolo con cui intraprendere il viaggio verso la Cina entrano in gioco altri fattori, non ultimi i costi espliciti (commissione di gestione) e impliciti (spread) dei vari Etf. Per valutare il costo complessivo di un Etf, occorre infatti considerare anche il differenziale denaro-lettera, soprattutto se l'obiettivo d'investimento è di breve periodo.
Lo spread bid-ask è il risultato di una serie di variabili, prima fra tutte la liquidità: un indicatore di efficienza misurato dalla presenza sul mercato di prezzi, in acquisto e in vendita, con differenze minime e quantità offerte elevate. Per assicurare la liquidità degli Etf è prevista la figura del market maker, cioè un intermediario che si assume l'obbligo di esporre costantemente prezzi entro una distanza percentuale massima tra la proposta di acquisto e quella di vendita, che in questi quattro casi varia dall'1,5% dell'Etf di iShares, al 2,5% previsto da Db X-trakers, passando per il 2% dei prodotti di Lyxor e EasyEtf. Limiti che in particolari momenti di mercato rischiano di essere superati, almeno a osservare i tetti massimi toccati da alcuni Etf negli ultimi mesi (vedi tabella a lato).
Pur essendo negoziati a Piazza Affari in euro, i quattro Etf espongono comunque l'investitore alle fluttuazioni valutarie. Implicitamente con questi Etf si scommette sull'andamento delle valute poiché i sottostanti sono espressi in dollari di Hong Kong, eccetto quello di EasyEtf che è espresso in dollari Usa. Occorre quindi tenere presente che il corso di questi Etf riflette sia l'andamento dell'indice di riferimento, sia quello del rapporto di cambio. Un rischio che si percepisce specialmente nei momenti in cui l'euro si rafforza nei confronti delle due valute, con l'emergere di un disallineamneto, in negativo, delle performance dell'Etf rispetto a quelle degli indici di riferimento.

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30/01/2010