L'alta sartoria di Lampo nasce dal genio italiano

D omenico Cassatella piomba come un falco sugli ospiti italiani nella fabbrica Lampo di Changzhou, 4,6 milioni di abitanti, due ore d'auto da Pechino, provincia di Jiangsu, dove secondo l'Istat cinese ci sono 59.500 ricchi con patrimonio oltre un milione di euro. «Finalmente posso parlare la bella lingua di Dante», scherza mentre si presenta con un biglietto da visita guarnito dal tricolore.
Cassatella è nato a Barletta e ha lavorato come sarto fin da ragazzo: si è formato alla Sanremo, è passato alla Belvest e ha finito la carriera come direttore tecnico della Nervesa. Da una decina d'anni va avanti e indietro con la Cina dove, nello stabilimento di Wu Jianwei, insegna alle maestranze «l'arte della spalla omerata: qui la giacca si fa con 200 operazioni, pura sartoria napoletana intelata a mano a cinque strati. Intelata e non termosaldata: dal modello allo stiro, facciamo abbigliamento da uomo come i più famosi marchi made in Italy». Wu Jianwei, 44 anni, il fondatore del marchio Lampo, ha scelto infatti una strada finora anomala tra i confezionisti cinesi: «Utilizziamo da sempre – annuisce orgoglioso – solo tessuti italiani: Loro Piana, Zegna, Cerruti 1881, Reda, Marzotto». Wu ha fondato nel 1993 la Prince Group, che produce appunto il marchio Lampo, «il top di gamma nell'abbigliamento maschile sul mercato locale».
Entro la fine di quest'anno, i negozi con insegna Lampo saranno 125 in 50 città cinesi first-tier, cioè della prima fascia, quelle più importanti: 87 sono di proprietà di Wu. «Ora progetto lo sbarco sui mercati esteri», aggiunge. Dolori per i competitor italiani, visto che i prezzi vanno dai 500 agli 800 euro per l'abito, sui 200 per le giacche casual, passando per i 150 delle camicie. Lo stabilimento in cemento è moderno e immerso in un vasto giardino piantumato dove, in un angolo, c'è la foresteria con pianoforte a coda nero. Davanti agli zampilli della fontana Wu racconta la sua storia: «Ho lanciato il progetto abbinandolo al manifesto intitolato "ogni sforzo per la perfezione": fin dall'inizio, la mia idea è stata di presidiare l'alta gamma con materie prime di qualità, macchinari italiani, formazione del personale in Italia, specializzazione produttiva e servizio, con una presenza diretta sul mercato attraverso il retail. Il 5-8% de ricavi viene investito regolarmente in ricerca e sviluppo e, dominando il nostro segmento, riusciamo a incrementare in modo consistente la crescita degli utili anno dopo anno».
Tra il 2005 e il 2006, sull'onda del successo di Lampo, Wu ha rilevato a Changzhou tre shopping mall che poco hanno da invidiare a quelli occidentali: «Sono i leader a livello locale – precisa l'imprenditore cinese – con l'80% delle vendite totali in città». Nel 2007, Wu ha chiuso i negozi diretti e quelli indiretti che non generavano vendite per almeno 500mila euro e, l'anno successivo, ha fatto ripartire l'espansione di Lampo nei department store della Cina. Quest'anno, ha importato altri macchinari made in Italy e sviluppato la fabbrica, aumentando gli investimenti nell'innovazione di prodotto e nell'acquisizione di talenti creativi. Risultato: il fatturato di Prince Group è stimato in 200 milioni di euro quest'anno, il doppio di due anni fa, «mentre gli utili si sono moltiplicati per nove negli ultimi quattro anni», rivela Wu. Pronto per decollare anche con l'export.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
http://paolabottelli.blog.
ilsole24ore.com/

16/10/2010