L'ALLARME DI LIU: "GESTIONE RISCHI BANCHE È DEBOLE"

L'ALLARME DI LIU: "GESTIONE RISCHI BANCHE È DEBOLE"

Pechino, 9 set.- "Non possiamo ignorare i pericoli nascosti nel settore bancario cinese, il cui sistema di gestione dei rischi presenta ancora numerosi punti di debolezza. Un miglioramento del sistema rappresenta una sfida cruciale per tenere fede a due impegni fondamentali: crescita economica e mantenimento della stabilità sociale": il commento scritto, pubblicato ieri, è a firma del presidente della China Banking Regulatory Commission, la più importante authority bancaria cinese. Le note di Liu Mingkang hanno un tono molto meno ottimista dei più recenti report elaborati dagli istituti di credito del Dragone: fin dall'inizio dell'anno CBRC ha ordinato alle banche di condurre una serie di stress test sulle linee di credito concesse finora, e in un caso ha richiesto addirittura di valutare l'impatto che avrebbe su bilanci e operazioni un crollo del 60% del prezzo degli immobili nelle principali città cinesi.

 

 

Alcuni risultati sono stati accolti con molto scetticismo da osservatori ed analisti internazionali, tanto che l'authority avrebbe chiesto alle banche di non pubblicare più i resoconti dettagliati dei test: Bank of Communications, ad esempio - la quinta banca del paese - aveva dichiarato il mese scorso che un eventuale calo del 50% del costo delle proprietà immobiliari nei centri più importanti avrebbe come unico effetto un incremento dell'1.2% dei crediti in sofferenza. La quota di maggioranza di tutte le grandi banche cinesi è detenuta dal governo, i top manager sono quasi tutti ex banchieri centrali e il modello di business utilizzato è quasi identico: ma molti analisti hanno rilevato che - anche per un'industria così omogenea - i profitti pubblicati per il primo semestre dell'anno scorso siano un po' troppo simili; Industrial and Commercial Bank of China, China Construction Bank e Bank of China (rispettivamente prima e seconda banca al mondo per valore di mercato e quarta banca in Cina per asset) hanno tutte dichiarato un aumento del 27% dei profitti netti; Bank of Communications - la quinta banca cinese - è invece cresciuta del 30%.

 

 

Gli istituti di credito ricevono i risparmi dell'esercito di cittadini e imprese cinesi, che hanno poche alternative d'investimento, e li ripagano con tassi tra i più alti al mondo; la maggior parte dei prestiti viene poi indirizzata ad aziende statali e semi-statali che le impiegano nel settore immobiliare, e per la costruzione di nuovi impianti industriali; gran parte dei profitti, infine, deriva dalla differenza tra il tasso d'interesse da versare ai risparmiatori e il tasso applicato ai creditori, tutte variabili che vengono fissate dalla Banca centrale. La politica indirizza le scelte degli istituti, spingendoli a immettere quanta più liquidità possibile sul mercato e poi a ritornare sui mercati finanziari alla ricerca di fondi per soddisfare i criteri fissati dalle autorità.

 

 

Ma nel 2009 il sistema è stato attraversato da un'immensa perturbazione: su impulso del governo, le banche hanno raddoppiato rispetto all'anno precedente i prestiti erogati per fare fronte alla crisi globale e non rallentare i ritmi di crescita della nazione; 9590 miliardi di yuan (al cambio attuale, circa 1111 miliardi di euro) in nuovi prestiti, in quella che alcuni economisti hanno definito "la più grande corsa al credito facile della storia". Quanti di questi nuovi prestiti si trasformeranno in crediti non esigibili? Al momento non esistono stime complete, e la questione è strettamente connessa al boom del settore immobiliare: gran parte dei finanziamenti è stata impiegata per progetti nel real estate, ma adesso da più parti dell'establishment arrivano segnali di disagio per i rischi dello scoppio di una bolla.

 

 

Nonostante le misure varate dal governo per calmierare i prezzi, i costi degli immobili nelle principali città cinesi continuano a salire, e proprio ieri l'Ufficio Nazionale di Statistica ha reso noto che il nuovo censimento della popolazione conterrà anche un'indagine sulle unità abitative costruite e poi rimaste completamente vuote. "Le banche cinesi necessitano urgentemente di concentrarsi sulla qualità dei prestiti erogati e non solo sulla quantità" ha concluso nelle sue note il presidente della China Banking Regulatory Commission Liu Mingkang. Un ulteriore segnale per quei settori della politica cinese che non accennano a togliere il piede dall'acceleratore.

 

 

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