L'aiuto a Madrid arriva dall'Asia

MADRID. Dal nostro corrispondente
Il vero protagonista della festa de "los reyes", i re magi, è stato il vicepremier cinese Li Kequiang. In visita ufficiale a Madrid dove ha incontrato il re Juan Carlos, il presidente Josè Luis Zapatero e alcuni importanti imprenditori, Mr.Li si è infatti impegnato ad acquistare quest'anno 6 miliardi di euro di debito spagnolo (oltre ad aver firmato contratti per 5,4 miliardi di euro). Una cifra in assoluto non gradissima (il banco centrale cinese già oggi detiene il 20% del debito spagnolo in mano straniera), se si considera che nel 2011 sono in scadenza 110 miliardi di euro e che la Spagna prevede di emettere 192 miliardi per finanziarsi, ma importante per quel che riguarda l'immagine del regno e il suo tentativo, per ora poco riuscito, di riconquistare fiducia nei mercati internazionali.
Insomma, Pechino potrebbe infondere quell'iniezione di "sicurezza" che ancora manca perché Madrid allontani definitivamente il rischio default (ieri il differenziale con il bund spagnolo è nuovamente schizzato ai massimi da novembre) e perché il 2011 possa essere meno drammatico e meno costoso del 2010. Sempre che il paese continui a fare il suo dovere, mettendo ordine nei conti pubblici (si è sulla buona strada), varando le riforme strutturali necessarie (pensioni, casse di risparmio) e rilanciando economia (oggi stagnante) e occupazione (20% di senza lavoro). Tanto più che a soffrire questa situazione non è solo il settore pubblico, ma sopratutto le imprese private.
A questo proposito, le società spagnole stanno scontando più di altri concorrenti della Ue l'effetto negativo del "rischio-paese" degli ultimi mesi derivante dalla crisi. Una penalizzazione pesante i cui effetti si fanno sentire quando le aziende devono ricorrere al mercato per finanziarsi. Una situazione preoccupante se si considera che a esserne colpiti sono il più delle volte gruppi leader a livello internazionale nei loro settori: banche, tlc, costruzioni. Società che molto spesso svolgono il "grosso" della loro attivita' all'estero e sono quindi da ritenersi spagnole solo perché hanno la sede nel paese.
I casi più eclatanti degli ultimi giorni sono quelli Banco Santander (che nel 2011 ha in scadenza debiti per 22,7 miliardi) e Bbva (che deve rinnovare 18 miliardi), due istituti di credito che per dimensioni e per redditività sono tra i migliori in Europa e nel mondo. Ebbene, martedì la banca guidata da Francisco Gonzalez ha collocato titoli per 1,5 miliardi di euro a 3 anni pagando un rendimento del 15,4% superiore a quello del luglio scorso. Mentre l'istituto della famiglia Botin ha "piazzato" mercoledì cedole ipotecarie a 5 anni con un costo superiore di 4,5 volte rispetto a un anno fa. Si tratta di unta situazione paradossale se si considera che negli stessi giorni banche europee certamente meno blasonate (tra queste la norvegese DnB) sono ricorse al mercato, finanziandosi a costi molto inferiori.
Ma a pagare lo scotto del rischio-paese non è solo il settore creditizio. Anche quelli di tlc, energia e costruzioni appaiono infatti fortemente penalizzati rispetto ai concorrenti europei. Per esempio, nel caso di Telefonica i cds a 5 anni si situavano un mese fa a 200,45 punti, mentre quelli di Deutsche telekom erano a 87,88. E questo nonostante gli utili nei primi 9 mesi della spagnola fossero cresciuti del 65,6% a oltre 8,8 miliardi e quelli della tedesca solo del 7,6%. Lo stesso vale nel campo energetico dove Endesa pagava 201,24 punti, Iberdrola 214,93 ed Eon solo 77,55. Mentre nelle costruzioni e servizi (autostrade) se Abertis è costretta ad assumere un costo di oltre 258 punti, gruppi auto come Daimler o Vw pagavano poco più di 100.
Una bella differenza che si riflette negativamente sull'operatività delle imprese spagnole e sui loro programmi di investimenti. Per questo i principali imprenditori hanno chiesto recentemente a Zapatero di accelerare gli sforzi di rilancio del paese in modo che il "made in Spain" non sia piu' in futuro un marchio penalizzante, anziché un "atout".
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I NUMERI

6 miliardi

L'impegno di Pechino
Il vicepremier cinese Li Kequiang si è impegnato ad acquistare quest'anno 6 miliardi di euro di debito spagnolo.



20%
La quota della Cina
La Cina già oggi detiene il 20% del debito spagnolo in mano a investitori esteri.



110 miliardi
I debiti in scadenza
Nel 2011 per Madrid sono in scadenza 110 miliardi di debiti. La Spagna prevede emissioni per 192 miliardi.

07/01/2011