L'acciaio chiede difese più ampie

Matteo Meneghello
MILANO
Un passo in avanti concreto c'è stato, ma il cammino è ancora lungo. L'industria siderurgica nazionale guarda con fiducia alla recente decisione del Comitato tecnico del Consiglio dell'Unione europea(assunta su pressione del Governo italiano), relativa all'inasprimento dei dazi sulle importazioni di tubi d'acciaio senza saldatura dalla Cina (si veda Il Sole 24 Ore del 29 luglio). Queste tutele, spiegano gli imprenditori, vanno ora estese, soprattutto alla luce della difficile situazione del mercato siderurgico, che in questo periodo sta registrando un calo della produzione che ha raggiunto il 45 per cento.
«Ho parlato in questi giorni col viceministro allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso, e mi sono complimentato per il lavoro svolto – spiega Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai e leader del gruppo Feralpi –. Questa è una decisione di buon auspicio per il futuro. ma ora è arrivato il momento di aprire il fronte anche su altri prodotti: un passo inevitabile se vogliamo tutelare l'acciaio italiano». In queste ultime settimane «i cinesi hanno ripreso a produrre con vigore – aggiunge Pasini – per cui il rischio è che, quando si manifesterà la ripresa, l'industria si faccia cogliere impreparata».
Per Michele Amenduni, vicepresidente delle Acciaierie Valbruna, «in questo momento qualsiasi azione di tutela, anche se minima, ha un peso specifico particolarmente elevato, e quindi va incoraggiata con forza». A sua volta, Antonio Gozzi, amministratore delegato della Duferco, puntualizza: «La regola deve essere sempre quella di rispettare le condizioni di mercato. Il bene maggiore è il commercio internazionale: la ricchezza è legata a questo fattore e non a forme di protezionismo. Detto questo, però – spiega – bisogna essere severi e rigorosi sulle regole: dove c'è concorrenza sleale, dumping e mercati drogati bisogna assolutamente intervenire».
La recente decisione europea è frutto delle pressioni di Eurofer (la Federazione europea dei siderurgici), che nelle scorse settimane ha ottenuto anche l'istituzione di un'imposizione pari al 24% per le importazioni di vergella. Ma la Commissione in questi mesi è stata sollecitata a intervenire anche su altri prodotti, come i coils a caldo e a freddo e i prodotti rivestiti. «Abbiamo richiesto l'attenzione della Commissione su diversi prodotti – spiega Giancarlo Quaranta, responsabile dei rapporti internazionali per il gruppo Riva – ma solamente pochi di loro, per il momento, hanno ottenuto una reale applicazione di dazi».
La preoccupazione degli imprenditori non è legata solo alla Cina, ma all'escalation di politiche protezionistiche da parte di numerosi paesi (Indonesia, Russia, Egitto, Canada, Filippine, Thailandia, Pakistan, Israele, gli stessi Stati Uniti) che rischia di pregiudicare la competitività degli operatori europei. «Siamo per il libero mercato – spiega Quaranta –, ma l'Europa rischia di essere sempre più debole se non adotta doverose contromisure».
Il dumping dei paesi terzi è legato a un sistema di concorrenza sleale: agevolazioni fiscali, interventi nel mercato dei capitali, prestiti sovvenzionati, ma anche il mancato rispetto di standard minimi internazionali di protezioni dei lavoratori e di sostenibilità ambientale. Una serie di aiuti distorsivi che ha portato Federacciai a sollecitare al Governo la massima attenzione.
«In questo momento – spiega il direttore di Federacciai, Flavio Bregant – il mercato italiano può ricevere una boccata d'ossigeno dal varo delle grandi opere, dall'avvio del piano casa e della stessa ricostruzione in Abruzzo. Bisogna però essere estremamente vigili: è necessario un monitoraggio attento per impedire che varchino la frontiera dei prodotti per le costruzioni non qualificati. Il rischio è che alla fine gli sforzi statali avvantaggino, di fatto, le industrie dei paesi terzi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

02/08/2009