L'abbandono della Formula 1 simbolo della crisi giapponese

Stefano Carrer
È tempo di cambiamenti strutturali per l'industria automobilistica giapponese. Se gli incentivi ecologici ai consumatori di vari paesi hanno consentito ai costruttori di migliorare i bilanci rispetto alle fosche previsioni rilasciate nei mesi scorsi, un trend in qualche modo storico è diventato chiaro e appare destinato a continuare: lo spostamento della produzione al l'estero, in particolare in Cina e nel resto dell'Asia.
Si spostano le produzioni
Nel semestre aprile-settembre le esportazioni sono crollate di quasi la metà rispetto allo stesso periodo del 2008 – a 1,77 milioni di vetture, ossia 1,67 milioni in meno – non solo per la minore domanda estera causata dalla recessione globale, ma per l'espansione dell'output altrove, mentre la produzione domestica di veicoli è scesa del 33,5% a 3,85 milioni.
In Giappone, insomma, nel semestre sono state costruiti ben due milioni di veicoli in meno. Ma vari esperti segnalano come un sintomo di ripresa delle aziende nipponiche il fatto che stiano tutte facendo segnare record di produzione in Cina. La forza dello yen non lascia scampo e induce all'outsourcing, a fronte di un mercato domestico sempre più anemico (-10% nel semestre), anche se in leggera ripresa negli ultimi tre mesi a causa di incentivi destinati però a sparire tra non molto tempo.
In questo contesto appare logico che i costruttori stranieri, che detengono solo il 7% del mercato nipponico, abbiano disertato il Salone di Tokyo per concentrare gli sforzi promozionali sulla Cina. La perdita di smalto giapponese è stata evidenziata dall'addio alla Formula 1 deciso dalla Toyota dieci mesi dopo la Honda. In una fase di feroce ristrutturazione per ridurre l'eccesso di capacità, le risorse si focalizzano sul core business. In più, la beffa del trionfo mondiale della Brawn senza più il cappello Honda rendeva ancora più difficile la giustificazione di investimenti in un team che non ha mai vinto un Gran Premio. La Toyota si è consolata con il ritorno all'utile nel trimestre luglio-settembre, dovuto però a fattori finanziari: a fine esercizio stima di perdere 200 miliardi di yen (2,2 miliardi di dollari), un rosso più che dimezzato rispetto alle stime precedenti, ma pur sempre un salasso.
Per fortuna, stando almeno alle indiscrezioni, in ottobre per la prima volta da 15 mesi le consegne di vetture Toyota hanno ricominciato a crescere (anno su anno).
Va di moda il rosso
In rosso a fine annata andranno anche Nissan (che però prevede ora un utile operativo), Mitsubishi Motors e Subaru, mentre cali dei ricavi nell'ordine del 20-30% saranno la norma. Non sarà facile invertire il trend, anche perché gli incentivi pubblici di sostegno alle vendite in molti mercati stranieri stanno ormai per finire.
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01/12/2009