JINKO SOLAR FA MEA CULPA

JINKO SOLAR FA MEA CULPA

20 set. - La Jinko Solar Holding Company, l'azienda di pannelli fotovoltaici chiusa in seguito alle proteste degli ultimi giorni, fa mea culpa. "La Jinko ha sempre attribuito grande importanza alle questioni ambientali", ha affermato Jing Zhaohui, portavoce della società. "Ma non possiamo sottrarci alle responsabilità per le conseguenze legali che sono derivate da errori di gestione". Dopo le scuse Jing ha assicurato la rimozione dei rifiuti tossici dalla sua fabbrica ad Haining, città nella provincia orientale dello Zhejiang. I disordini erano cominciati giovedì, quando circa 500 persone si sono raccolte all'esterno dello stabilimento, ad Haining, un centinaio di chilometri a sud di Shanghai: alcuni avevano addirittura fatto irruzione nell'impianto, rovesciato otto veicoli aziendali, infranto finestre e distrutto uffici; il giorno dopo erano state danneggiate anche auto della polizia. 

 

L'accusa dei residenti, secondo la stampa locale, è che il 26 agosto, in seguito a violenti piogge, siano defluiti in un fiume limitrofo rifiuti soliti contenenti fluoro (che in dosi eccessive è letale): un deflusso che ha causato un'enorme moria di pesci ritrovati galleggianti sull'acqua e anche la morte di alcuni maiali, il cui porcile era stato lavato con acqua prelevata dal fiume inquinato. Secondo l'agenzia Xinhua, gli ispettori di governo hanno scoperto che l'acqua conteneva una quantità di fluoro superiore di 10 volte al contenuto accettabile; di qui la decisione di chiudere la fabbrica

 

Quanto al trasferimento dell'impianto, Jing ha affermato che la società "non è nella posizione di poter prendere la decisione" insistendo sul fatto che le attrezzature erano in linea con gli standard ambientali. Il portavoce della società ha poi chiesto scusa anche ai reporter locali per il comportamento "scorretto"  tenuto nei confronti della stampa, la cui attrezzatura è stata distrutta nel corso delle proteste, affermando che i responsabili sono stati licenziati. I media nazionali hanno riportato che un residente è stato trattenuto per "diffusione di false informazioni", sostenendo in un blog su internet che gli abitanti dei villaggi circostanti avevano sofferto di casi di tumore in aumento.

 

L'episodio è avvenuto esattamente un mese dopo che le autorità nella città portuale di Dalian avevano acconsentito a trasferire un'industria chimica in seguito a proteste analoghe, rivelando le apprensioni del governo per il malcontento crescente all'interno dell'opinione pubblica circa le questioni ambientali; consapevolezza che non giunge inaspettata in Cina, dove la frenetica crescita economica degli ultimi trenta anni ha causato un forte degrado dell'aria, della terra e delle acque. Ma l'ascesa di social network e microblog, come Twitter e Weibo, ha favorito la mobilitazione popolare: la chiusura degli stabilimenti di Dalian e Haining è una conseguenza diretta del potere emergente di internet. 

 

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