Italia e Cina puntano al raddoppio

ROMA
L'obiettivo è ambizioso: il raddoppio dell'interscambio bilaterale tra Italia e Cina entro il 2015 - quindi attorno agli 80 miliardi di euro - dopo che nel 2010 è cresciuto già di circa il 50%, e che ha piazzato l'Italia al quarto posto nella Ue tra i partner di Pechino. La prospettiva è stata delineata ieri al termine dell'incontro a Villa Pamphili tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il vice presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, presente in Italia per le celebrazioni della Festa della Repubblica e per la ricorrenza del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Una visita particolarmente importante sia sul piano politico che economico, visto che Xi - che oggi presiede la prestigiosa Scuola quadri del Partito Comunista - nel 2012 assumerà la guida dello Stato e del Pcc. Inoltre Xi ha incontrato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che era andato ad accoglierlo all'aeroporto, segno di grande attenzione nel linguaggio diplomatico. Tremonti inoltre è stato di recente in Cina e ha tenuto in passato una lezione alla Scuola del Partito.
«Questa prospettiva conferma dell'intensità del rapporto politico ed economico tra l'Italia e la Cina» commenta una nota ufficiale diramata al termine dell'incontro tra il premier e il vice presidente, che nei giorni scorsi ha avuto un colloquio con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Al centro dei colloqui non solo le relazioni economiche e commerciali bilaterali, ma anche le principali questioni internazionali, con particolare riguardo al Nord Africa e all'Asia Orientale, e le relazioni Ue-Cina.
A margine dell'incontro al Casino dell'Algardi sono stati firmati sedici accordi, due istituzionali e quattordici commerciali, per il valore di 3,3 miliardi di dollari. Si tratta d'intese che vanno nella direzione indicata dal Piano d'azione triennale, approvato nell'ottobre scorso.
Ieri Xi Jinping ha incontrato anche il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, e degli Esteri, Franco Frattini, che a luglio presiederà a Pechino la prossima riunione del Comitato governativo Bilaterale. Il vice presidente Xi Jinping «ha confermato l'ottima cooperazione esistente sui dossier internazionali - ad esempio la riforma Onu - e in ambito G20 anticipando l'impegno cinese dei prossimi 5 anni a rafforzare con i partners economici italiani la cooperazione nei settori emergenti ad alta tecnologia, dal risparmio energetico alla tutela ambientale e nel campo dei servizi» afferma la Farnesina. Frattini ha poi promesso l'appoggio italiano alle richieste cinesi in ambito Ue sui dossier dell'embargo alla vendita di armi (su cui Usa e Giappone sono tuttavia irremovibili) e il riconoscimento dello status di economia di mercato «contribuendo anche a diffondere all'interno dell'ambito europeo il clima di fiducia verso le autorità di Pechino».
Con la Cina «abbiamo un partenariato economico-commerciale straordinario, siamo la porta in Europa per Pechino, non c'è più da avere paura ma solamente da essere partner industriali, sia nel loro interesse che nell'interesse del nostro sviluppo» ha affermato il ministro Romani, parlando al termine dell'incontro con il vice presidente. «Lo scorso anno c'è stato un interscambio di 37,5 miliardi - ha spiegato il ministro, che a settembre compirà una missione a Pechino e a Shangai - nei primi due mesi di quest'anno c'è stato un incremento del 41% e abbiamo un piano triennale di incremento di interscambio che dovrebbe arrivare al 2015 a quota 80 miliardi, con l'obiettivo di 100».
Lo stock di investimenti italiani in Cina - rende noto il dicastero dello Sviluppo Economico - pari a 1,6 miliardi di euro, è positivo ma vi sono ancora ampi margini di miglioramento. Attualmente sono oltre 2mila le imprese italiane presenti in Cina (+60% negli ultimi sei anni) con investimenti concentrati nel settore dell'energia ed elettrico e, in misura minore nelle costruzione e nell'agroalimentare.
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04/06/2011