ISOLE DIAOYU: UN VIDEO FARA' LUCE SULLA VICENDA

ISOLE DIAOYU: UN VIDEO FARA' LUCE SULLA VICENDA

Roma, 27 ott.- Potrebbe essere un video a mettere fine alla disputa tra Pechino e Tokyo per le isole Diaoyu. Il filmato, ripreso dai guardiacoste giapponesi al momento della collisione tra il peschereccio cinese e le motovedette nipponiche avvenuta l'8 settembre, è stato consegnato mercoledì dalla procura di Naha (isola di Okinawa) alla Camera Bassa del Parlamento che ne sta esaminando le immagini. Secondo i media giapponesi il video dovrebbe definitivamente far luce sulla questione provando la piena responsabilità dell'imbarcazione cinese.
Più restii sono invece gli stessi parlamentari che temono che la mossa possa gettare ulteriore benzina sul fuoco e inasprire i rapporti tra le due potenze asiatiche proprio in prossimità del summit regionale dell'ASEAN che si terrà giovedì ad Hanoi e che fornirà ai premier Naoto Kan e Wen Jiabao un'occasione di confronto diretto, il primo da quando sei settimane fa l'incidente a largo delle acque contese delle isole Diaoyu - aveva dato inizio alle ostilità tra i due Paesi. Alla collisione era seguito l'arresto dell'equipaggio, rilasciato subito dopo, e del capitano dell'imbarcazione Zhan Qixiong, trattenuto invece per oltre 15 giorni sull'isola di Ishigaki con l'accusa di aver intenzionalmente provocato l'urto.

 

Una mossa che ha fatto infuriare Pechino che non ha esitato a congelare i rapporti bilaterali a livello ministeriale e a cancellare tutti gli incontri con il Sol Levante già fissati in agenda, dando vita così a un lungo braccio di ferro ancora in atto. Sembrerebbe inoltre che per ottenere il rilascio del capitano il Dragone abbia imboccato anche un'altra via meno diplomatica bloccando le esportazioni verso il Giappone di "terre rare" -  minerali di cui la Cina detiene circa il 97% della produzione mondiale e indispensabili nella fabbricazione di merci come computer, iPhone, lampadine a basso consumo e componenti per le pale eoliche -, paralizzandone così la produzione. E mentre Pechino nega l'utilizzo dell'export di queste risorse come strumento di pressione sui rivali, Tokyo continua a registrare un calo nelle esportazioni. La vicenda ha suscitato nelle ultime settimane il rigurgito di un forte sentimento anti-nipponico maturato in seguito alle atrocità commesse dagli invasori durante la guerra sino-giapponese, dando vita a una serie di manifestazioni e proteste in varie zone della Cina davanti a scuole e sedi diplomatiche del Sol Levante. Reazioni che il ministro degli Esteri giapponese Seiji Maehara ha definito "isteriche", ma che secondo i cinesi sarebbero guidate da un autentico spirito nazionalista.
Ma sono molti gli osservatori pronti a scommettere che dietro la vicenda della collisione e il sentimento patriottico ci siano altri interessi: le isole Diaoyu (Sengaku in giapponese) – oggetto di una storica contesa territoriale - nascondono ingenti risorse di petrolio e gas naturale che rendono l'arcipelago così appetibile.

 


di Sonia Montrella

 

 

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