Ipoteca cinese sul business solare

C'è un'ipoteca sul mercato mondiale della produzione di pannelli fotovoltaici. Ad accenderla è la Cina. Oggi è al primo posto per capacità produttiva e allunga il vantaggio rispetto ai competitor. Nel 2012 un GW di elettricità green su tre sarà generato con moduli «made in China», mentre uno su cinque verrà prodotto con pannelli europei, che però potrebbero utilizzare "celle" d'importazione dal Far East. Altri importanti player in questo scenario saranno i fornitori di Taiwan (15%) e i giapponesi (12%). Inoltre, se tutti gli investimenti pianificati, soprattutto nell'Estremo Oriente, verranno ultimati alla fine del prossimo anno nel mondo si arriverà a una capacità produttiva di 38 GW di moduli fotovoltaici, mentre il valore del mercato potrebbe raggiungere i 40 miliardi di euro.
Questi i numeri chiave sul settore secondo un recente rapporto della Commissione europea. Nel nostro continente questa industria conta circa 70mila occupati e un fatturato di 10 miliardi di euro. Nei paesi dell'Unione il prossimo anno la capacità solare installata raggiungerà una potenza di 16 GW, erano 9,5 nel 2008, di cui circa la metà in Germania.
Lo spostamento a oriente, soprattutto in Cina, della produzione con la realizzazione di poli produttivi integrati, non è solo dettata dal basso costo della manodopera, ma anche dai piani industriali e di incentivi varati dal governo cinese a favore dell'energia green. È il «Golden sun», piano che prevede investimenti che nel 2020 raggiungeranno i 3 trilioni di yuan, poco più di 300 miliardi di euro. Gli incentivi cinesi coprono il 50% del costo dell'impianto e, nelle aree rurali, si arriva al 70%, perché tra un decennio, secondo il governo, un quinto dell'elettricità sarà prodotta da fonti rinnovabili. Da esportatore di moduli solari la Cina diventerà così un mercato di sbocco per la produzione interna, dove tutti i fornitori vogliono essere presenti.
Come nel caso della First Solar, colosso Usa con impianti in Malesia e Francia, una produzione di 1 GW di pannelli, che la scorsa settimana ha presentato i piani d'espansione per i prossimi anni. In Cina il progetto più ambizioso: la realizzazione in 4 fasi di un impianto produttivo da ben 2 GW che sarà ultimato nel 2019. In Malesia invece verranno aggiunte 8 linee che entreranno in produzione nella prima metà del 2011, mentre in Francia, grazie a una joint venture da 90 milioni di euro con la divisione green di Edf, si sta lavorando alla realizzazione di una fabbrica con due linee di produzione. Tra un paio d'anni la capacità produttiva totale toccherà quota 1,8 GW, mentre il budget 2010 di First Solar sarà di circa 2,7-2,9 miliardi di dollari contro i circa 2 attesi per quest'anno.
La creazione in Cina di questi grandi poli produttivi delle rinnovabili - come quello di Baoding, città soprannominata «Valle dell'elettricità» e sede della Yingli Solar (vedi articolo a fianco), o di Ordos nella Mongolia interna, città scelta da First Solar, dedicati alla produzione dei pannelli - porta alla chiusura o quanto meno alla drastica riduzione della produzione in Occidente. Inoltre l'aggressività commerciale dei produttori del Far East scatena forti tensioni sui listini. «Al braccio di ferro dei prezzi i produttori americani e tedeschi hanno risposto cercando di migliorare il rendimento per cella – ricorda Vittorio Chiesa, direttore dell'Energy & Strategy group del Politecnico di Milano –, ma in un anno i prezzi per modulo sono calati del 30%». La domanda in Europa poi è praticamente trainata solo dalle politiche di incentivi. «Stimolano la domanda, ma il problema di fondo è la mancanza di una politica industriale nazionale del fotovoltaico – continua Chiesa –. Circa un terzo del margine del settore resta in Italia, mentre i due terzi vanno all'estero, prevalentemente a favore dei produttori dell'Estremo Oriente».
Proprio questa circostanza ha fatto sorgere in Germania molti dubbi sull'efficacia dei sussidi statali, che in prospettiva vanno ad avvantaggiare prevalentemente i fornitori cinesi. Queste riflessioni si sono fatte più forti dopo che la tedesca Q-Cells, in seguito al crollo delle vendite di quasi il 40% e con i margini sotto pressione a causa della concorrenza asiatica, ha deciso di ridurre il personale di 500 unità.
E.N.
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LA CATENA DEL VALORE



Cinque fasi
Sono cinque le fasi che portano alla produzione dei pannelli fotovoltaici. La materia prima, il polisilicio, viene ottenuto in un reattore di un impianto chimico. Le barre vengono poi sciolte in speciali forni da cui si ottengono i lingotti di silicio cristallino. Una volta raffreddati si ricavano dei blocchi che vengono tagliati in wafer, "fette" alte circa 180 milionesimi di metro, tre volte lo spessore di un capello. Più sottili sono e migliore è il rendimento dell'impianto. La cella viene poi sottoposta a trattamenti chimici tra cui il "doping", ovvero l'attivazione che permette la formazione della corrente elettrica. Le celle vengono poi collegate tra di loro, subiscono dei trattamenti antiriflesso, ricoperte, testate, sigillate. Il pannello viene poi assemblato collegando file di celle. Dopo il montaggio del telaio in alluminio il pannello è praticamente pronto

21/12/2009