INVESTIRE AD OVEST: OGGI, ANZI IERI

INVESTIRE AD OVEST: OGGI, ANZI IERI
Pechino, 19 ott. - Le province dell'ovest della Cina, tradizionalmente meno sviluppate rispetto alle zone costiere, ricevono una robusta dose di nuovi investimenti: all'indomani della decima Western China International Economy and Trade Fair che si è appena conclusa a Chengdu, capitale del Sichuan, sono 551 i nuovi progetti firmati da compagnie cinesi e straniere per un totale di 296 miliardi di yuan (circa 29 miliardi di euro). Il governo di Pechino ha lanciato già da qualche tempo la cosiddetta politica "verso ovest" per spingere investitori nazionali e stranieri verso queste province ancora semi-industrializzate, dove il costo della manodopera non ha subito i recenti aumenti delle zone più conosciute come il Guangdong o lo Zhejiang. Basti pensare, ad esempio, che in molte di queste zone il salario dei lavoratori si aggira intorno ai 462 yuan (circa 43 euro) al mese, meno del Guangdong di cinque anni fa. Le dieci province della costa, solo un terzo del totale delle province cinesi, hanno generato il 57% della crescita degli ultimi 30 anni, ma diversi analisti sostengono che l'ovest, e le città di terza e quarta fascia, rappresentino il nuovo, vero obiettivo per chi punta a una presenza significativa in Cina. "Sembra quasi che gli investitori stranieri abbiano una fissazione verso le zone costiere, dove destinano il 75% dei loro investimenti diretti"  ha scritto l'economista australiano Stephen Joske, a capo dall'Economist Intelligence Unit, la sezione di analisi legata all'importante settimanale britannico "The Economist", poi diventata  un istituto di ricerca. "Eppure, se mai c'è stato un periodo ideale per investire nell'ovest della Cina è questo. Anzi, era ieri".