Intervista: ALICE ROSSETTO, direttrice del Padiglione Venezia

Intervista: ALICE ROSSETTO, direttrice del Padiglione Venezia

Shanghai, 15 lug. - Come si struttura la giornata 'tipo' del direttore del Padiglione Venezia? Dal coordinamento dello staff alle riunioni, dall'organizzazione degli eventi alle attività di networking passando per il rapporto con gli ospiti e con i 'VIP': a Lei la parola per una descrizione dei suoi compiti e impegni.

 

Di quanto detto, di tutto un po'. Sebbene non ci sia una giornata 'tipo', ci sono degli aspetti che necessariamente e immancabilmente si ripetono giorno dopo giorno. Innanzitutto il coordinamento dello staff. Sotto la mia diretta supervisione ci sono otto stagisti e quattro dipendenti di nazionalità cinese. Li considero come un impegno, ma anche come una grande risorsa: si tratta di un team da gestire ma, al contempo, di professionalità di cui avvalersi. Per questo mi sono ripromessa di condurre delle riunioni periodiche tramite cui impostarne, coordinarne e correggerne il lavoro. In seconda battuta, la programmazione. Oltre agli appuntamenti già fissati sul calendario, pian piano si stanno delineando sempre più opportunità per la realizzazione di altri eventi. Di conseguenza e in previsione di questi nuovi appuntamenti, dedico buona parte del mio tempo al mantenimento dei rapporti con i responsabili dell'Expo e con le istituzioni italiane. Sono in Cina già da tre anni e la mia esperienza mi suggerisce che per avere l'appoggio della controparte cinese, è importante farla sentire importante e coinvolgerla nelle proprie attività. Ho puntato su quest'aspetto sin dall'inizio e i miei sforzi sembrano essere stati premiati poiché, fino a oggi, il Padiglione Venezia ha sempre goduto del loro sostegno. Ad esempio, in occasione delle tre missioni (Missione Economica Veneta in Cina – Settore Turismo; Missione Economica Veneta in Cina – Settore Portualità e Logistica; Missione Economica – Settore Ambiente) che sono state ospitate all'interno del nostro stand, il riscontro da parte degli interlocutori cinesi è stato positivo, sia sul fronte dell'organizzazione che sulla ricerca degli speaker locali da far intervenire nel corso dei lavori. Altri due aspetti che compongono la mia routine sono l'interazione con i visitatori, siano essi cinesi o VIP, e i controlli sul funzionamento dei monitor e delle lampade, così come la verifica della consegna dei materiali. Sebbene il Padiglione Venezia sia di dimensioni ridotte – circa 500 metri quadrati di esposizione – anche queste attività tecnico-logistiche prendono tempo prezioso.
 

Accennava ad un team misto italo-cinese. Chi sono le risorse del Padiglione Venezia?

 

Come dicevo, la nostra squadra comprende otto stagisti italiani e quattro dipendenti cinesi. Gli stagisti sono stati selezionati dagli atenei veneziani di Cà Foscari e dello IUAV: la maggior parte di loro ha alle spalle un percorso di studi sinologici, e una minoranza ha invece un background affine all'architettura o alla storia dell'arte. Dei quattro collaboratori di nazionalità cinese due sono tecnici, uno è un contabile e uno si occupa della cassa. Abbiamo infatti realizzato alcuni gadget del Padiglione Venezia: penne, spille, magliette, borse e altro ancora, consapevoli che il visitatore cinese è incline ad acquistare qualche souvenir durante la sua visita all'Expo. Vi è poi Giulia Dal Maso, una preziosa e insostituibile collaboratrice addetta alla comunicazione. Nel corso dei sei mesi della manifestazione, sono previsti due turni di stagisti. L'avvicendamento avverrà tra qualche giorno, il primo gruppo terminerà il proprio percorso e delle nuove leve arriveranno al Padiglione. Per quanto riguarda le risorse locali, più avanti, nel mese di settembre, quando le attività si intensificheranno ulteriormente, pensiamo di ampliare la squadra.
 

Giorno 75. Siamo quasi giunti al giro di boa. Le chiederei di fare un primo bilancio, evidenziando – se ce ne sono – gli aspetti che non hanno funzionato.

 

Il bilancio è sicuramente positivo, anche se non nascondo che abbiamo dovuto superare alcune criticità e che sono stati commessi degli errori, alcuni anche da parte mia. Partendo dalla struttura del Padiglione, ad esempio, sin dalle prime settimane è emerso che il back dello stand era poco valorizzato. Stiamo cercando di supplire a questo problema animando lo spazio posteriore del Padiglione con alcune attività di intrattenimento per i nostri ospiti. Tra quelle già iniziate, gli aperitivi a base di prosecco e le sedute bisettimanali (giovedì e domenica) di trucco; tra quelle 'work in progress', la foto con la coppia di costumi d'epoca che sono recentemente stati consegnati al Padiglione. Tramite questo tipo di attività, speriamo di centrare un duplice obiettivo: non solo rianimare il retro del nostro stand, ma anche recuperare alcuni elementi della tradizione culturale veneziana che non sono presenti nell'allestimento permanente, ma che fanno comunque parte dell'immaginario collettivo. La scelta di proporre un'immagine 'insolita' di Venezia, di rinunciare ad alcuni stereotipi come la gondola, le maschere e gli altri riferimenti al Carnevale è stata una scelta voluta dalla delegazione Venezia; una scelta che punta a valorizzare le scelte sostenibili della città e a promuovere un nuovo tipo di turismo, più di nicchia. Tuttavia, il fatto che questi elementi non siano stati inseriti nel progetto iniziale non significa che non esistano e non possano essere riproposti all'interno di altre attività, sviluppate parallelamente nel corso dei sei mesi della manifestazione. Sempre per lo stesso fine, pensiamo di intensificare la vendita di alcuni prodotti tipici come il vetro di Murano, le maschere del Carnevale e una guida in cinese sulla città di Venezia, recentemente pubblicata da Cicero Editore. Venendo all'organizzazione delle tre missioni, posso affermare che tutto è filato liscio. Forse l'unica pecca è stato il limitato spazio dedicato ai B2B. Tuttavia, dato il via vai di visitatori, l'Expo non si configura come uno spazio adatto ad ospitare questo tipo di conversazioni di lavoro, per le quali sono necessarie tranquillità e silenzio. Quello che invece posso recriminare a me stessa è di essere stata troppo permissiva. In generale mi piacciono le regole, ma al contempo sono solita impostare il rapporto con lo staff in modo paritario. In una battuta: i troppi sì vengono al pettine. Infine, guardando al futuro, un buon proposito sarà quello di dedicare maggiore attenzione ai rapporti con l'esterno. Questi primi due mesi sono stati davvero intensi: da una parte perché l'Expo è un evento di grandi dimensioni; dall'altra, perché il Padiglione Venezia è un padiglione impegnativo. Dopo questa prima fase di rodaggio iniziale, ora che la macchina-Padiglione Venezia viaggia a regime, ho intenzione di intensificare le relazioni con gli altri Padiglioni. 

 

L'Expo è un grande evento di respiro internazionale e, nei panni di direttrice del Padiglione Venezia, lei ricopre un ruolo di grande responsabilità. Prima di cimentarsi in quest'evento, di cosa si occupava? Aveva avuto modo di fare esperienza in questo settore? Come è iniziata la collaborazione con la delegazione della città di Venezia?

 

La mia formazione universitaria parte con una Laurea in Lingue Orientali e continua con un Master in 'Turismo e Eventi'. Dopo il mio primo anno in Cina – anno che avevo dedicato allo studio intensivo della lingua – ho iniziato a esplorare le diverse possibilità di lavoro nel settore turistico e dell'organizzazione eventi. Il mio primo impiego è stato presso International Service China (ovvero, Italia Servizi, Milano) ed è stata proprio questa prima esperienza che mi ha permesso di crescere in questo settore. Tuttavia, International Service China rimane una realtà medio-piccola, diversa dall'Expo. L'esperienza Expo è iniziata nella primavera del 2009, quando ho cominciato a collaborare saltuariamente con la delegazione di Venezia per un supporto linguistico e logistico. Solo in un secondo momento si è concretizzata l'opportunità di ricoprire la mansione di direttrice del Padiglione.
 

Il 31 ottobre l'Expo chiuderà i battenti. Quali sono i suoi progetti per il futuro?

 

Qualche mese fa ho ottenuto la licenza per una WOFE, il cui business scope è la fornitura di servizi. Oltre ai servizi standard che una società di servizi deve assicurare (quali traduzione, interpretariato, hostess, logistica), con il tempo mi piacerebbe sviluppare il segmento turistico. E, in questo caso, per differenziarmi dai tour operator classici, a fianco delle linee base di leisure e incentive, desidererei sviluppare un turismo di nicchia e un turismo suddiviso per categoria, diversificato sulla base degli interessi personali, come la musica o il cinema.
 

In questo progetto, da che parte muoverebbe: dalla Cina all'Italia, dall'Italia alla Cina, o in entrambi le direzioni?

 

In un primo momento mi concentrerei sul turismo cinese in Italia, poiché l'Italia è una meta ambita dai turisti cinesi già da qualche anno. L'idea che ho in mente è reinterpretare il flusso turistico proveniente dalla Cina, che attualmente si configura come turismo di massa e che costituisce spesso più un danno che una risorsa. Mi piacerebbe aggiungere un pizzico di italianità nell'organizzazione degli itinerari di viaggio dei turisti cinesi, oggi quasi esclusivamente gestiti da tour operator del Dragone, se non dai compatrioti insediati nelle nuove Chinatown italiane. Nel mentre però cercherei anche di sviluppare il turismo italiano. Mettendo a disposizione le mie competenze linguistiche e la mia esperienza come viaggiatrice in Cina cercherei di fare cadere alcuni stereotipi su questo Paese.
 

Da 'addetta ai lavori', qual è il suo giudizio complessivo sull'Expo e sui vari Padiglioni che hai avuto modo di visitare?

 

Premetto che, a causa dei miei numerosi impegni, ho avuto poco tempo per visitare i Padiglioni. Comunque, limitatamente a quanto ho visto, sono rimasta parzialmente delusa dall'Expo. Si sapeva che il 95-98% dei visitatori sarebbe stato cinese e, visitando i Padiglioni, ci si rende conto che la maggior parte di questi sono stati concepiti quasi esclusivamente per l'ospite cinese. Un esempio tra tutti: i video proiettati nel Padiglione australiano sono soltanto in mandarino. È una scelta che fa riflettere e spinge a pensare che più che un evento internazionale, l'Expo è in primo luogo un evento per il Paese ospitante. Ancora, che relativamente scarsa è stata l'attenzione per gli ospiti stranieri. Una seconda delusione deriva dalle scelte dei contenuti esposti nei Padiglioni. Molti sono caduti nello stereotipo. Se da una parte posso capire che lo stereotipo è necessario per avvicinare il visitatore medio alle nostre realtà occidentali, dall'altra è altrettanto vero che alcuni visitatori hanno un background culturale di spessore e desidererebbero approfondire i contenuti. Sarebbe stato più appropriato trovare il 'giusto mezzo' tra questi due estremi.


 

Puxi meno visitata di Pudong. Pro e contro della location del Padiglione Venezia, che sorge sul lato destro dello Huangpu. Quanti sono gli ospiti che visitano il Padiglione e collezionano il timbro che garantisce il via libera al Padiglione Italia?

 

Ogni giorno mettiamo a disposizione 500 tessere. Dopo aver raccolto i timbri di sei Padiglioni localizzati a Puxi (tre italiani e tre cinesi, come prevedono gli accordi stabiliti con l'area Urban Best Practices Area e l'Expo Organiser), i visitatori hanno diritto ad un accesso 'veloce' al Padiglione Italiano. Il nostro Padiglione nazionale è uno dei più popolari e sicuramente il Padiglione Venezia ha beneficiato di quest'iniziativa. Tuttavia, anche dopo aver esaurito le tessere, il numero dei turisti si mantiene su valori considerevoli: giornalmente stimiamo di avere 4500 visitatori. Personalmente, sono contenta che il Padiglione Venezia sia collocato nell'area UBPA, a Puxi, perché è più vivibile e perché i nostri visitatori sono più consapevoli e interessati. Numerosi sono gli ospiti che richiedono materiali illustrativi, che invece ho notato non essere distribuiti nell'area di Pudong.
 

Padiglione Venezia e Padiglione Bologna a confronto. Qual è il più visitato?

 

Non sono in grado di fornire una risposta in termini numerici, ma è sicuro che i nostri vicini del Padiglione Bologna hanno goduto all'inizio di maggiore visibilità. Potrebbe sembrare ridicolo, ma vi assicuro che non lo è: il ponte che conduce al Padiglione Venezia si frappone come un ostacolo per i visitatori più pigri. Inoltre, la presenza di due città come Seoul e Shenzhen a fianco della città emiliana, così come la scelta di installare numerosi video, ospitare una Lamborghini e delle biciclette che simulano una passeggiata nel cuore delle vie di Bologna, è assolutamente vincente per assecondare i gusti del pubblico cinese.
 

Come è declinato il tema "Better City, Better Life" all'interno del Padiglione Venezia? Tre parole per descriverlo.

 

Tradizione, modernità e, nel mezzo di queste due parole, sostenibilità. Questi sono i tre sostantivi cui affiderei la descrizione del Padiglione. Venezia sta dimostrando di essere in grado di conciliare tradizione e modernità, di ricucire il suo passato con il presente, riqualificando numerosi edifici. Due esempi: Porto Marghera e il Mose, il cui fine principale è proteggere la Laguna e l'incredibile patrimonio racchiuso al suo interno.
 

Il Padiglione Venezia visto dagli occhi a mandorla. Come descriverebbe l'ospite cinese?

 

Il visitatore cinese è un visitatore medio molto curioso, divertente, un po' sprovveduto e distratto. È per questo che il lavoro del nostro staff è indispensabile e importante. In un certo senso il compito dei nostri stagisti è di andarlo a 'pescare', per evitare che affondi nella Laguna che spesso conosce poco e per guidarlo a conoscere le altre isole e le diverse città dell'entroterra veneziano che sono presentate nel nostro stand. Naturalmente, come dicevo prima, ci sono anche dei visitatori con un background specifico, che chiedono materiale informativo e pongono numerose domande sulle soluzioni sostenibili attuate nel territorio, come la rete dei trasporti, il water management, la raccolta dei rifiuti, il mantenimento degli edifici.


 

È residente a Shanghai già da tre anni, ha riscontrato l'effetto 'Expo' sulla città?

 

A livello infrastrutturale sicuramente sì. La città è diventata più vivibile e il sistema di trasporto urbano più efficiente, con alcune aree cittadine che sono divenute accessibili tramite gli autobus e la metropolitana. Ho riscontrato un cambiamento anche nel comportamento della popolazione. Tre anni potrebbero essere considerati generalmente un lasso di tempo troppo breve per riscontrare dei cambiamenti dal punto di vista comportamentale, ma questo non è il caso della Cina, un Paese in dinamica evoluzione. I giovani sono molto più intraprendenti che in passato; spesso si pongono in maniera critica nei confronti dei problemi della società e del mondo. Anche se questo non significa che il processo è condiviso da tutti, è bello vedere che chi ha le potenzialità trova lo scorcio per andare al di là di certi limiti che il sistema cinese pone.


 

Milano 2015. Farebbe un altro Expo?

 

Probabilmente accetterei, ma mi porrei al servizio degli interlocutori cinesi. Punterei quindi a fare da ponte tra le nostre due culture.

 

di Giulia Ziggiotti

 

 

 

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