Intervista a Mario Occhiuto

Intervista a Mario Occhiuto

Shanghai, 20 set.- Al Padiglione Italia è in corso la mostra "Il Giardino all'italiana. Architettura di emozioni". Ce ne potrebbe illustrare il contenuto e il concept?


La mostra nasce da un progetto precedentemente realizzato a Tianjin dove avevo la necessità di illustrare ai committenti cinesi cosa fosse il giardino italiano e come lo si potesse reinterpretare in epoca contemporanea. Partendo da quel progetto e grazie alla collaborazione con Mimmo Paladino, sono arrivato a realizzare l'installazione che oggi è visitabile al Padiglione e che nel 2008 era già stata presentata al pubblico durante l'XI Biennale di Architettura di Venezia. Oltre che riproporre gli elementi tipici dei giardini italiani dal Rinascimento fino ai nostri giorni come i labirinti, i parterre di bosso, le statue, le composizioni floreali, i giochi d'acqua, le prospettive, gli anfiteatri, l'esposizione punta a far rivivere le sensazioni e le emozioni legate alla tradizione e alla fruizione del giardino italiano. Per realizzare questo obiettivo, ci siamo recati nei più famosi giardini italiani e abbiamo realizzato otto filmati – la cui regia è stata affidata a Giorgio De Finis – che permettono di riportare in vita elementi e sensazioni della tradizione del giardino italiano, dall'epoca passata fino ai nostri giorni. L'installazione si completa con le sculture di Mimmo Paladino e di Maurizio Orrico – i 'dormienti' e i 'viaggiatori' – la cui funzione è duplice: da una parte, sottolineare l'importanza delle parti scultoree all'interno del tradizionale giardino italiano; dall'altra, apportare una sensazione di movimento.


"Il giardino all'italiana. Architettura di emozioni" non è l'unico progetto che lega lei e il suo studio all'Expo. Nella Urban Best Practices Area infatti il mOa ha progettato un Padiglione e ha curato la mostra "Sustainable Cities in Italian Way" ospitata al suo interno. Ci racconta qualcosa in merito?


Più che di progettazione sarebbe corretto parlare di riqualificazione. La struttura dell'edificio su cui abbiamo lavorato era preesistente: si trattava di una vecchia fabbrica costruita negli anni '80 e il mio studio si è aggiudicato il concorso indetto dal comitato organizzatore dell'Expo per il recupero. Abbiamo mantenuto inalterati la forma e i volumi e ci siamo limitati a creare un rivestimento esterno, utilizzando delle lastre di cotto di grande dimensione (120 centimetri per 120) traforate al laser, secondo i motivi della tradizione vietrese. Tutto il progetto ruota attorno al concetto della sostenibilità: innanzitutto perché parte dal recupero di un vecchio edificio, in secondo luogo perché utilizza materiali naturali, infine perché il rivestimento esterno – distaccato dalla struttura interna – funge da schermata termica e grazie al porticato antistante facilita l'accesso all'edificio, garantendo un notevole risparmio energetico e la leggibilità delle funzioni della struttura.


Localizzata all'interno del Padiglione ora descritto, la mostra "Sustainable Cities in Italian Way" vede protagoniste 12 città italiane, di cui racconta le esperienze di sostenibilità. Come nel caso del "Giardino all'italiana", il punto di partenza per l'installazione sono stati la storia e le tradizioni delle città italiane e in particolare dei centri storici, la cui struttura – penso alla piazza, ai parchi, agli spazi pubblici, alla diversificazione delle funzioni degli edifici – permetteva una vita 'sostenibile' in cui l'uomo si rapportava armoniosamente con lo spazio circostante e la natura. Questa preziosa eredità – andata perduta negli anni '70, parallelamente alla crescita industriale conosciuta dalle città italiane – è stata recentemente riscoperta. Attraverso quindici filmati da cinque minuti ciascuno proiettati sulle facce di un grande poliedro (riferimento letterario a Italo Calvino, da "Le città invisibili") sono raccontati i progetti che i 12 comuni selezionati hanno realizzato negli ultimi anni. Il filo logico dell'installazione è il tempo: dalla città antica a quella moderna, che si sforza – facendo dell'auto-critica – di riproporre il modello di sostenibilità passato. Vi racconto un aneddoto. In occasione dell'apertura della mostra, ho chiacchierato con una giornalista cinese. Mi ha riferito che i filmati rispecchiavano il suo sogno della città italiana. Questo è esattamente il risultato sperato: un visitatore 'immerso in' e 'suggestionato da' una città ideale, che è però il precipitato di un'insieme di esperienze reali. A completamento della mostra, una scultura di Maurizio Orrico. Un uomo che fuoriesce da una sfera, a rappresentare il filo sottile che lega l'uomo e la Natura.


Lo studio mOa ha tre sedi: Cosenza, Roma e Pechino. Da quanto tempo è presente in Cina? Oltre ai due progetti di cui abbiamo parlato ora, a quali altri si è dedicato ultimamente?


Sono arrivato in Cina otto anni fa, per una consulenza relativa ad un progetto di recupero conservativo del Padiglione Tianhe all'interno della Città Proibita promosso dal Ministero dei Beni Culturali. Da allora, ho cominciato a seguire diverse strade, dai progetti residenziali e commerciali per committenti cinesi a quelli di collaborazione internazionale, ma sempre attenendomi al principio della 'sostenibilità complessa' ovvero una sostenibilità con un'accezione più ampia, che non sia semplicemente legata alle fonti energetiche, ma comprenda anche la scelta dei materiali, il rispetto e la compatibilità con l'ambiente circostante, i diritti del cittadino e dell'utilizzatore finale.
Tra i progetti cui mi sono dedicato, il '4C' e il piano generale per la città di Huai Rou. Il '4C' è la nuova sede di alcuni uffici del Ministero dell'Ambiente cinese. E' un edificio a basso consumo energetico progettato in modo tale da adattarsi al contesto urbano e ambientale. Come peculiarità, la facciata principale è chiusa a nord per proteggere dai venti freddi e schermare dalla strada a scorrimento veloce e le due corti interne sfruttano la luce naturale grazie a degli specchi riflettenti (che, come un girasole, seguono il tragitto del sole e catturano la luce solare dall'alba al tramonto) e a dei lampadari solari (anch'essi fatti di specchi riflettenti, scendono a perpendicolo e distribuiscono la luce negli ambienti interni dei diversi piani). Commissionata dalla municipalità di Pechino, la città di Huai Rou è una delle future dodici città satelliti di Pechino. Il nostro piano generale rispetta i criteri di sostenibilità e di rispetto del contesto culturale, climatico ed ambientale. Secondo le richieste della committenza, abbiamo realizzato una città con un centro lineare (ovvero più diffuso), che presenta delle aree monotematiche caratterizzate da un elemento attrattore, quali i centri di ricerca, le università, la fiera, ma mantiene tutte le funzioni e i servizi di base in modo tale da prevenire l'incremento della mobilità e quindi del traffico. Una città in cui gli spazi verdi sono parte integrante della struttura urbana e in cui quest'ultimi si differenziano per le loro funzioni.


Particolare attenzione è stata inoltre posta alla creazione di un'efficiente rete di trasporti: autobus e treni elettrici, che si intersecano in più punti e realizzano una mobilità intelligente; così come alla  maglia stradale (orientata da nord a sud e da est a ovest, per favorire la regolazione del vento) e all'altezza degli edifici (per ottimizzare gli apporti solari). Tra i nuovi progetti in cantiere, c'è la realizzazione di un parco urbano a circa 50 chilometri da Pechino. Anche in questo caso il committente è la municipalità della capitale, che è stata positivamente colpita dal giardino italiano realizzato dal nostro studio nella vicina città di Tianjin.


La sua esperienza in Cina dura oramai da otto anni. Cosa vede nel futuro dell'architettura di questo Paese, che in questo momento vive un trend di urbanizzazione decisamente marcato, tale che le previsioni stimano che nel 2015 più della metà della popolazione risiederà nelle città?


Quello che vedo è un grande sforzo. Da quando sono arrivato a oggi, l'attenzione e la sensibilità alle tematiche ambientali è cresciuta e sia le amministrazioni che gli operatori economici e sociali hanno investito e lavorato per promuovere la protezione ambientale e consapevolizzare la popolazione a riguardo. Ciò detto, resta ancora molto lavoro da fare. Ad ipotecare la sostenibilità dello sviluppo delle città cinesi sono la dimensione e la velocità del cambiamento. Faccio un esempio: nella sola Shanghai 'pre-Expo' c'erano più cantieri aperti che in tutta Europa. 


In occasione dell'anno della Cina in Italia, che si aprirà il prossimo ottobre, sto curando una mostra che sarà ospitata presso il Complesso Monumentale di S. Michele a Roma. Attraverso dei filmati intendo mettere in risalto lo sforzo in materia di sostenibilità che la Cina sta compiendo in questi anni. Parallelamente, desidero confrontare i due volti della Cina: la Cina agricola (un Paese in via di sviluppo) e la Cina delle grandi metropoli (un Paese super sviluppato). Il progetto di cooperazione sino-italiana per il trattamento delle acque dello Shicha Sea (Pechino), quello per la prevenzione dell'inquinamento e il monitoraggio dell'eutrofizzazione delle acque del lago Dongting (Chansha), la nuova progettazione del villaggio di Yanqing (Pechino), l'Expo di Shanghai, la Grande Muraglia e le terrazze di riso di Ziquejie (Changsha) eccetera: una Cina per frammenti da cui emerge lo sforzo per la sostenibilità e il contrasto tre le diverse realtà. Sempre sulla mostra, qualche altra anticipazione. Ospitata nella Sala delle Navi, vorrebbe rappresentare idealmente una passeggiata sulla Grande Muraglia. Un richiamo tra il contenitore e il contenuto: sul lato corto le immagini della Muraglia, su quello lungo le immagini provenienti dal resto del Paese. Per richiamare il tema della sostenibilità, stiamo studiando come poter accedere alle sale espositive attraverso un grande carattere 'lü', che in cinese corrisponde al colore verde.


di Giulia Ziggiotti

 

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