INTERVISTA A MANUEL AGNELLI

INTERVISTA A MANUEL AGNELLI

Roma, 12 ott. - Ieri sera avete suonato per la primavolta in Cina, come giudicate questa esperienza?

 

Sorprendente! Innanzitutto perché ci siamo trovati in unasituazione tecnica molto buona, in un locale bello, con una atmosfera piacevole,una grande acustica e un'ottima organizzazione, cosa che – dico la verità– non ci aspettavamo e che ci ha messo a nostro agio. E poi il locale era pienodi gente, mentre noi ci aspettavamo di suonare davanti a cinquanta, centopersone: quindi anche quello ci ha sorpreso e ci ha dato sicuramente moltacarica. C'erano molti italiani, ma anche tanti cinesi che hanno seguito ilconcerto fino alla fine. E' sempre una cosa molto stimolante soprattutto quandosi suona davanti a un pubblico che forse non ci conosce e forse non conosceneanche il nostro genere musicale.

 

Quindi avete trovato un pubblico cinese preparato allavostra musica e pronto ad apprezzarla?

 

Non so dire se fosse preparato o meno, ma pronto adapprezzare la nostra musica direi di sì. I cinesi hanno una curiosità naturaleche probabilmente da noi in Europa si sta perdendo.

 

Quali sono i vostri pezzi che hanno avuto più successotra il pubblico cinese? Le ballate o i ritmi veloci?

 

Non è tanto una questione di velocità o lentezza. Secondome ha avuto più successo quello che era più scenografico. Quando sul palcosuccedeva qualcosa - se roteavo il microfono o se facevamo un clap tuttiinsieme o se partiva un assolo musicalmente più sofisticato – il pubblicocinese mi sembrava particolarmente proteso all'ascolto. Queste sono le cose chenota un pubblico attento, non c'entra molto il genere musicale. Non so quindivalutare la preparazione dei cinesi che ieri riempivano la sala ma sicuramentesi sono lasciati trasportare dai momenti coinvolgenti, e questo non può cheallietare un musicista.

 

Avete avuto occasione di girare per i locali diShanghai e di conoscere gruppi cinesi che suonano la vostra stessamusica?

 

Sì, abbiamo girato qualche locale, ma siamo qui solo datre giorni e non abbiamo visto gruppi cinesi che suonano la nostra stessamusica, anche se ci avrebbe fatto piacere. So che Pechino ha una scena rock piùgrande di quella di Shanghai; posso solo dire che a giudicare dallapreparazione tecnica e dal tipo di club nel quale abbiamo suonato ieri, non misembra che stiano messi male: musicalmente la Cina sta crescendo.

 

Siete riusciti a farvi un'idea del panorama musicalecinese in termini di opportunità per i gruppi emergenti?

 

In realtà no, sarei presuntuoso a dire che mi sono fattoun'opinione in tre giorni. Penso che tutta la Cina sia un panorama in crescita in qualsiasicampo, e credo che questo lascerà aperto uno spazio incredibile a livello culturalee artistico. A mio avviso nei prossimi anni ne vedremo veramente delle belle. Se la Cina siaprisse di più all'Occidente… credo che ci siano delle potenzialità infinite, alivello di contaminazione e creatività.

 

Per quanto riguarda gli Afterhours come band, questaesperienza shanghaiese rimarrà fine a se stessa oppure puntate ad entrare nelmercato discografico cinese? Avete già preso contatti con qualche etichettalocale?

 

In genere quando andiamo all'estero non pensiamo mai diiniziare una nuova carriera. Nel paese che accoglie siamo davanti a un pubbliconuovo che non ci conosce e che vogliamo incuriosire. Se pensassimo di fare lagavetta in Cina per i prossimi venti anni saremmo dei pazzi furiosi, ma questonon significa che se si apriranno delle porte non le imboccheremo. Ci interessatornare, fare dei tour più lunghi, farci contaminare e divertirci. Cipiacerebbe trovare anche qui una base di seguito abbastanza stabile in modo dapoter tornare regolarmente, così come è successo negli USA e in Europa. Ad oraabbiamo fatto otto tour statunitensi negli ultimi quattro anni e mezzo e questograzie a una piccola base di fan e di giornali che ci seguono e dei promoterche ci fanno suonare perché ci apprezzano. E' questo quello che vogliamo. Nonpensiamo ai progetti in termini di carriera, non ci interessa, non è per quelloche abbiamo iniziato né che ci spinge ad andare avanti.

 

Cosa pensate del cinema cinese? Vi piacerebbe comporreuna colonna sonora per un film cinese?  

 

Trovo che il cinema cinese sia fantastico. Attualmente staspopolando in tutto il mondo e sarebbe davvero molto interessante pensare a unacollaborazione. Se le nostre musiche possano essere adatte, non saprei. Ilfatto di aver assunto una personalità prettamente locale è stata la caratteristica– nonché uno dei vantaggi – del cinema cinese stesso. Un po' come ilneorealismo in Italia: non si poteva pensarlo con il rock'n'roll comesoundtrack. Comunque ci interesserebbe tantissimo lavorare nel cinema cineseperché è uno dei nuovi campi in espansione a livello creativo.

 

Avete già avuto contatti con la tv cinese?

 

Non abbiamo ancora avuto contatti. Oggi avremo forse ilprimo.

 

Vi è arrivata la percezione di come i cinesi stianoassorbendo sempre più i nostri gusti in ambito televisivo? In particolarestanno spopolando i reality. Come lo vedreste un eventuale X-factor cinese?

 

Non sono un esperto di marketing, ma se i reality stannocominciando a funzionare anche un x-factor potrebbe essere apprezzato. Credoche i cinesi siano molto attratti dalle novità, di qualsiasi tipo, e con iltempo affineranno il loro giudizio. Per ora è giusto che conoscano tutto cosìpotranno scegliere da soli. 

 

Parliamo di stasera. Ieri avete suonato alla Mao LiveHouse che è un club famoso nella scena underground di Shanghai. Stasera invecesuonerete nel parco dell'Expo, nella Piazza Europa del Padiglione Italiano,quindi all'aperto e con un tipo di pubblico probabilmente diverso. Che tipo diesperienza vi aspettate?

 

Sarà sicuramente un pubblico diverso rispetto a quello diieri. Al Mao Live House eravamo gli unici musicisti, chi c'era era lì per noi,per curiosità nei nostri confronti e con una predisposizione totale a lasciarsicoinvolgere. In più ieri sera gli italiani erano molti e ci hanno aiutati asentirci un po' più a casa. Molti erano anche gli stranieri europei e,naturalmente, i cinesi. Oggi penso che il pubblico sarà per lo più composto daivisitatori della Fiera, saranno per il 99% cinesi e non molto giovani, probabilmentepersone di mezza età, sedute davanti al palco. Sarà una situazionecompletamente diversa, ma ugualmente stimolante. E sarà un'ulteriore occasioneper capire bene se quello che interessa sono le note, l'arrangiamento o il modoin cui calchiamo il palco.

 

 

di Melania Quattrociocchi

 

 

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