Intervista a Han Aixing

Shanghai, 13 set. - Nella cornice dell'Expo Shanghai 2010 – a tema "Better City, Better Life" – si svolge presso il Padiglione Italiano il workshop "Innovation & Ecoefficiency in the building sector". Quali tecnologie italiane per la costruzione di edifici 'sostenibili' interessano alla Cina?

 

 

Numerose sono le tecnologie italiane cui la Cina guarda con interesse. L'Italia – come Paese Sviluppato – possiede tecnologie avanzate e all'avanguardia di cui la Cina, la cui industrializzazione e sviluppo sono iniziati in tempi più recenti e non si sono ancora conclusi, potrebbe avvantaggiarsi.

 

 

Il workshop è parte di un ciclo più ampio di seminari che sono stati promossi dal Programma di Cooperazione Sino-Italiano per la Protezione Ambientale. Quale è lo stadio delle cooperazioni tra l'Italia e la Cina nell'ambito dell'innovazione e dell'ecoefficienza energetica?

 

 

Sinceramente, ad oggi, poche sono state le occasioni di cooperazione bilaterale tra i due Paesi in questo particolare settore. Da quando la Cina ha intrapreso la via delle riforme e si è aperta all'Occidente, l'Italia ha rappresentato un Paese di produzione, da cui acquistare e importare materiali e macchinari per l'edilizia. Tuttavia, parallelamente alla crescita dell'interesse da parte del governo cinese nei confronti del tema dello sviluppo sostenibile, più frequenti sono state le opportunità di dialogo e di cooperazione. L'Expo in corso è senz'altro un'occasione da sfruttare a pieno sia perché permette alla popolazione cinese di 'aprire gli occhi' sul mondo (ovvero conoscere e riflettere sulle buone pratiche utilizzate negli altri Paesi), sia perché permette a noi funzionari governativi e alle aziende di gettare le basi per collaborazioni future.

 

 

Ha accennato all'Expo. Quali i Padiglioni che l'hanno colpita maggiormente per le soluzioni 'sostenibili' che hanno proposto?

 

 

Anche in questo caso direi che sono stati numerosi e che ora bisogna analizzare i singoli progetti e valutare quali corrispondano meglio alle necessità della Cina. Sicuramente l'intera Urban Best Practices Area (UBPA) ha apportato diversi spunti di riflessione. Pudong e i Padiglioni nazionali, seppur in linea con il tema dell'Expo, sono stati invece pensati più per il pubblico di visitatori.

 

 

Anche se non direttamente correlato alle sue funzioni all'interno del Ministero per gli alloggi e lo sviluppo delle aree urbane e rurali, vorrei porle un paio di domande di respiro più generale. La Cina vive oggi una tendenza di urbanizzazione che secondo gli ultimi dati rilasciati dalla Commissione per la pianificazione familiare e per la popolazione nazionale potrebbe portare più della metà della popolazione a risiedere nelle città entro il 2015. Come farete fronte alla crescente domanda di abitazioni? Come bilancerete le necessità di una crescente popolazione urbana, non necessariamente abbiente, con i costi e i tempi richiesti da una progettazione degli edifici e da una pianificazione urbana sostenibile?

 

 

Effettivamente non è il mio settore. Ciò che posso affermare è che il trend di urbanizzazione in atto pone non poche sfide alla leadership e ai miei colleghi al Ministero. Lo sforzo del governo è duplice: da un parte, a livello locale, sta sollecitando la costruzione delle cosiddette 'affordable house', ovvero di abitazioni il cui costo è inferiore a quello di mercato, in modo tale di permettere anche ai cittadini meno abbienti di possedere una casa; dall'altra, a livello centrale, sta spingendo in direzione dello sviluppo sostenibile allocando maggiori risorse per la ricerca e per l'utilizzo di tecnologie verdi.

 

 

Ancora, date le conseguenze della politica del figlio unico e considerati l'invecchiamento della popolazione (il giornalista Sisci, riporta in un recente articolo che a partire dal 2015 la Cina avrà il 7,7% della popolazione sopra i 65 anni, una soglia considerata a rischio e che fa preoccupare se si pensa che gli ultra 65enni nel 2005 erano appena l'1%), lo spostamento di flotte di giovani e lavoratori dalle campagne alla città in cerca di lavoro e le politiche sullo hukou (sistema di residenza obbligatoria), come equilibrerete lo sviluppo rurale e quello urbano? La situazione è parsa particolarmente delicata nel 2009 quando la differenza tra il reddito medio urbano (17.175 yuan) e quello rurale (5.153 yuan) si è attestato su un rapporto di 3,33 ad 1, segnando la più ampia disparità mai registrata dal 1978, l'anno in cui vennero varate le prime riforme.

 

 

Considerati i diversi fattori sopra menzionati, il governo sta cercando di tutelare gli anziani che vivono nelle campagne attraverso un'assicurazione sanitaria e un'assicurazione pensionistica, cui contribuiscono in parte le casse del governo centrale e in parte quelle dei governi locali. Ritengo poi che la cultura tradizionale cinese e, in particolare, la devozione e il rispetto per gli anziani, così come il valore della famiglia – tutti insegnamenti che la nostra società ha ereditato da Confucio – si riveleranno fattori preziosi al fine di bilanciare lo sviluppo urbano e quello rurale. I giovani e i lavoratori – anche qualora residenti in città – manterranno i legami con le proprie famiglie e nel momento del bisogno sapranno farsi carico delle proprie responsabilità nei loro confronti.

 

 

Tornando al tema del workshop odierno, nell'imboccare la via dello sviluppo sostenibile, su quali aspetti si sta concentrando il 'discorso' del governo centrale? A suo avviso, quali sono le maggiori difficoltà che la Cina e la sua classe dirigente saranno chiamati ad affrontare in questo percorso?

 

 

Il governo centrale ha già definito la 'road map' per lo sviluppo sostenibile, all'interno della quale troviamo anche le linee guida per la 'green economy' e il 'green building'. Dal centro alla periferia, dalle grandi metropoli alle città di seconda e terza fascia, la volontà è quella di uniformarsi al modello della 'low carbon city'. Risparmio energetico, efficienza energetica, utilizzo di fonti energetiche alternative, protezione e salvaguardia dell'ambiente: questi sono tutti pilastri portanti delle linee guida dettate dal governo per lo sviluppo sostenibile. Passando dalle parole ai fatti, credo che la difficoltà maggiore sia cambiare la mentalità delle persone. Negli ultimi trent'anni, il modello economico cinese è stato votato alla crescita, e questa è avvenuta per mezzo di uno sfruttamento energetico troppo elevato e poco rispettoso dell'ambiente. Sarà difficile intervenire ora a modificare la mentalità e, di riflesso, il comportamento della popolazione e invitare i cittadini a riflettere sul rapporto costi/benefici di questo modello di crescita. Più aperti e ricettivi al nuovo paradigma della sostenibilità e del nuovo modello di sviluppo economico sono – a mio avviso – i giovani. In questa prospettiva, le università – seppur presentino ancora un'impostazione tradizionale che dovrebbe essere svecchiata – giocano un ruolo chiave. Una seconda e non meno importante criticità da soppesare è l'impatto che questa trasformazione avrà sulla società. Lo sviluppo sostenibile passa attraverso un nuovo modello di sviluppo economico e attraverso l'utilizzo di nuove fonti energetiche: non si tratta di un cambiamento prettamente tecnico, ma anche produttivo e occupazionale. Pertanto, per salvaguardare l'ordine sociale, il percorso lungo il sentiero della sostenibilità dovrà essere graduale.

 

 

Un altro grande problema che attanaglia la Cina sono le risorse d'acqua. Quali misure intende intraprendere il Ministero per gli alloggi e lo sviluppo delle aree urbane e rurali per far fronte al problema?

 

 

Se scattassimo una fotografia alla Cina, vedremmo che il Nord soffre per la carenza d'acqua, mentre il Sud perché l'acqua è inquinata. Nell'undicesimo piano quinquennale si affrontavano già queste due questioni e in merito due erano i principali obiettivi del governo: il risparmio delle risorse idriche e la prevenzione dell'inquinamento delle stesse, soprattutto al fine di garantire la sicurezza dell'acqua potabile. Su questi fronti qualche risultato è già stato ottenuto, ma molto lavoro resta ancora da fare e sarà programmato all'interno sia dal dodicesimo che, probabilmente, dal tredicesimo piano quinquennale.  

 

 

 


di Giulia Ziggiotti

 

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