Inquinamento, 160 bambini avvelenati

Inquinamento, 160 bambini avvelenati

di Sonia Montrella

 

Roma, 6 mar.- Oltre 160 bambini si aggiungono alla lunga lista delle vittime dell'inquinamento in Cina. L'ultimo caso di avvelenamento ha avuto luogo a Dongtang, nella provincia del Guangdong – cuore pulsante dell'industria del Dragone – dove i minori hanno riportato un elevato livello di piombo nel sangue. I bambini, riferisce l'agenzia di stampa Xinhua, avrebbero assorbito le sostanze tossiche a contatto con cibi e aria contaminati.

 

Casi simili sono tutt'altro che rari in Cina. Lo scorso anno una fabbrica illegale di batterie ha intossicato 24 bambini e 200 adulti nell'Anhui; mentre nel 2010 oltre 600 minori sono stati avvelenati dal piombo nelle province dell'Henan, Yunnan, Shaanxi e Hunan. E non è tutto: secondo il rapporto di Human Rights Watch dal titolo "My children have been poisoned: a public health crisis in four chinese provinces" pubblicato lo scorso giugno, i funzionari locali avrebbero limitato l'accesso agli esami, bloccato o falsificato i risultati delle analisi e negato i trattamenti ai bambini. Mentre familiari e giornalisti che hanno cercato di far luce sulla questione sono stati intimoriti, trattenuti e minacciati. "Mio figlio è stato male a lungo, ma non riuscivamo a capire cosa non andasse – ha riferito a HRW la madre di una delle vittime -. Ad agosto quando molti bambini furono sottoposti ai test per misurare il livello di avvelenamento, io e mio marito portammo anche nostro figlio. Il risultato fu 8 µg/dL. A settembre ci recammo in un'altra città per ripetere l'analisi. L'esito fu 22 µg/dL".

 

I più 'fortunati', coloro che avevano ottenuto referti più o meno attendibili, si sono visti prescrivere dai dottori una cura a base latte, aglio, ananas e uova.  "Il governo locale mi diede alcune teste d'aglio per curare mio nipote. Ho chiesto dei farmaci, qualcosa che lo facesse stare meglio, ma mi è stato detto che la medicina non funziona contro l'intossicazione da piombo" ha raccontato una nonna dello Shaanxi.

 

Ma nonostante i tentativi dei funzionari locali, scandali come questi non possono essere nascosti sotto il tappeto: la tossicità del piombo è tale  da interrompere le funzioni cognitive, biologiche e neurologiche di un individuo. Nei bambini può compromettere la crescita motoria e cognitiva, mentre l'ingestione di alti livelli di piombo può causare danni allo stomaco, al cervello, ai reni e al fegato. Proprio qualche giorno fa, il vice ministro per la Protezione Ambientale Wu Xiaoqing ha annunciato il pugno di ferro sull'inquinamento da metalli pesanti: "Lavorando al fianco di altri otto ministeri, monitoreremo da vicino qualsiasi operazione illegale nella fabbricazione di batterie al piombo-acido". Lo scorso maggio invece, un organo dell'apparato industriale cinese aveva fatto sapere che Pechino avrebbe potuto chiudere nel giro di due o tre anni i tre quarti delle fabbriche di batterie al piombo permettere un freno alla domanda. Negli ultimi due anni oltre 1.000 imprese di questo tipo hanno chiuso i battenti.

 

Tuttavia la strada verso la disintossicazione del Dragone è ancora tutta in salita. Sebbene negli ultimi anni il governo abbia investito oltre 3 miliardi di dollari per migliorare la qualità delle acque cinesi, secondo le stime ufficiali sono ancora oltre 300 milioni coloro che non hanno accesso all'acqua potabile a causa dell'inquinamento ambientale. Ultimo in ordine di tempo, il disastro nel fiume Longjiang - affluente del Fiume delle Perle, nel Guangxi - dove i rifiuti di una miniera hanno creato un'emergenza cadmio che ha avvelenato l'acqua.  Lo stesso ministero per la Protezione Ambientale ha ammesso il problema dell'inquinamento coinvolge la metà dei fiumi e dei laghi della Cina.

 

 

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