INFLAZIONE AL GALOPPO: GENNAIO +4.9% 

Pechino, 15 feb.- L'inflazione in Cina continua a galoppare, nonostante tutte le misure adottate dal governo per contenerla: i dati pubblicati questa mattina dall'Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino mostrano che a gennaio l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 4.9% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, un nuovo, consistente aumento dopo il +4.6% registrato in dicembre, che supera ancora una volta i limiti del 4% fissati dal governo. In salita anche l'indice dei prezzi alla produzione, che a gennaio è aumentato del 6.6% rispetto al 5.9% dell'ultimo mese del 2010. L'aumento dei prezzi al consumo si è tuttavia dimostrato più contenuto rispetto alle previsioni, che oscillavano tra il +5.1% e il +5.4% (questo articolo), probabilmente anche grazie a un mutamento del paniere dei beni: l'Ufficio Nazionale di Statistica ha infatti reso noto che la composizione dei prodotti esaminati per elaborare l'indice è stata modificata, riducendo il peso di generi alimentari, abbigliamento e telecomunicazioni e aumentando quello dei costi relativi alle abitazioni; l'esatta entità delle modifiche, tuttavia, non è stata rivelata al pubblico.

 

I rincari si fanno peraltro sentire su tutti i fronti: le statistiche disaggregate mostrano come i generi alimentari, che nel 2010 hanno rappresentato la principale leva dell'aumento dell'inflazione, a gennaio sono aumentati del 10.3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, laddove i costi degli alloggi (che comprendono affitti, elettricità, etc.) sono cresciuti del 6.8%, l'aumento più rilevante dal gennaio 2008.

 

Quella che da lunedì è ormai ufficialmente la seconda economia mondiale (questo articolo) si trova da mesi a fronteggiare un'inflazione rampante, che secondo i più pessimisti rischia di comprometterne i ritmi di crescita da record: nonostante tra il 2010 e oggi la Banca centrale abbia innalzato ben sette volte i requisiti di riserva obbligatoria e abbia aumentato nuovamente i tassi d'interesse all'inizio di febbraio (dopo gli aumenti dell'ottobre e del dicembre scorso) nel sistema finanziario cinese continua ad esserci troppa liquidità in circolazione (questo articolo), e il governo teme che una nuova fiammata inflazionaria potrebbe generare tensioni sociali. Giganti come Baosteel (colosso dell'acciaio), Starbucks e McDonald's hanno già aumentato i prezzi, e la catena dei fast food potrebbe procedere ad un nuovo ritocco entro la fine del mese. Già da questa settimana, inoltre, anche benzina e gasolio potrebbero subire nuovi rincari. "A causa dell'aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell'iniezione di nuovi capitali, le economie asiatiche potrebbero avere bisogno di nuovi aumenti dei tassi d'interesse" aveva detto all'inizio del mese il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale. Con ogni probabilità, date le festività per il capodanno cinese, nel mese di febbraio l'inflazione registrerà un aumento ancora più consistente. E molti analisti ritengono che un nuovo incremento dei tassi d'interesse sia ormai dietro l'angolo.

 

di Antonio Talia

 

©Riproduzione riservata