INFEDELTA' DEL DRAGONE: INTERVIENE LA LEGGE

INFEDELTA' DEL DRAGONE: INTERVIENE LA LEGGE

Roma, 17 mag. - A otto anni dall'emendamento alla legge sul matrimonio del 2003, la Corte di giustizia cinese fa un ulteriore passo avanti nel tentativo di adeguare le norme vigenti ai mutamenti di una società in continuo sviluppo. Come riporta il New York Times dello scorso 16 febbraio: "in Cina un uomo sposato, avente una relazione extraconiugale, non potrà essere citato in giudizio dalla sua amante per non aver adempiuto a promesse di denaro, proprietà o beni; né d'altra parte sarà possibile per i mariti infedeli fare ricorso alla legge con l'intento di riappropriarsi di denaro o beni elargiti in favore delle loro amanti. Al contrario, alle mogli verrà attribuito il diritto di appellarsi alla legislazione per poter riottenere quel denaro o quei beni finiti nelle mani di una "terza persona'".

 

Ormai da mesi si è sollevato un aperto dibattito tra cittadini e giuristi in merito all'adeguatezza della nuova interpretazione della legge matrimoniale, interpretazione che sino a questo momento non ha ancora trovato la sua forma definitiva. E a spingere la Corte Suprema a rimaneggiare la legge è stata la continua proliferazione di cause legali aventi ad oggetto la donazione di beni o denaro nel corso di relazioni extraconiugali. Sebbene sulla carta la legge tenga in considerazione l'infedeltà di entrambi i coniugi, di fatto la maggior parte dei casi coinvolge mogli tradite decise a riscattare i loro diritti su appartamenti, automobili e quant'altro elargito dai loro "frivoli" mariti in favore delle "er nai", termine cinese per indicare le concubine dell'epoca moderna. La presenza di principi troppo vaghi ha fatto si che, sino ad oggi, la questione sia stata risolta a livello locale attraverso verdetti differenti. E' proprio a questo che vuole ovviare la nuova normativa ormai in cantiere da due anni e che sino allo scorso 15 dicembre è stata sottoposta dai legislatori al giudizio dei comuni cittadini.

 

Tra i 20 nuovi articoli proposti dalla Corte in attesa di approvazione, ben 14 disciplinano la divisione patrimoniale tra i coniugi, fattore che evidenzia come, in seguito al boom economico del Dragone, i concetti di proprietà privata e proprietà condivisa abbiano assunto una maggiore rilevanza. Ed è stata da subito battaglia aperta. In particolare l'attenzione pubblica si è focalizzata sulle disposizioni in materia di divorzio e adulterio, denunciando una scarsa tutela della condizione della donna. "I provvedimenti sono stati travisati," afferma il giurista Wang Fang in un articolo pubblicato sul China Daily il 4 gennaio. "In realtà la nuova interpretazione dà pieno riconoscimento ai diritti di proprietà privata dei coniugi escludendo che con il matrimonio i beni di ciascuno di essi cada automaticamente in comunione. Per esempio ai sensi dell'articolo 11 si afferma che: in caso di divorzio, i beni immobili appartengono ad una sola delle parti qualora questa abbia firmato il contratto d'acquisto prima del matrimonio, abbia saldato il pagamento, risolto tutti gli eventuali debiti con le banche e registrato la proprietà a suo nome. Allo stesso modo i debiti ricadono soltanto sulla persona che ha richiesto il prestito la quale avrà anche l'obbligo di ricompensare il coniuge nel caso in cui questo abbia contribuito al pagamento". Paradossalmente, secondo Wang, è proprio questo l'emendamento che ha suscitato maggiori critiche da parte delle donne cinesi dal momento che rispecchia il conflitto esistente tra la volontà femminile di affermare i propri diritti e l'incapacità di liberarsi dalla concezione stereotipata della proprietà coniugale. "Infatti," continua Wang, "se tradizionalmente la donna portava in dote gli utensili domestici, il marito da parte sua offrendo il bene immobile, la casa, godeva dei vantaggi dati dall'apprezzamento del valore di questo nel corso del tempo. Ora, tuttavia, non è più così e sono molti i casi in cui l'abitazione viene acquistata dall'uomo prima di andare all'altare previa concessione di un mutuo bancario. L'articolo 11 pertanto tutela le mogli che abbiano aiutato finanziariamente il consorte nell'acquisto ricompensandole in base all'apprezzamento della proprietà. Si può quindi dire che la nuova interpretazione riesca a sanare finalmente il conflitto esistente tra la legge matrimoniale e il diritto di proprietà, dando tendenzialmente priorità alla prima in quanto volta a tutelare il benessere della famiglia e le esigenze della donna."

 

D'altra parte come afferma Lei Mingguang, professore di legge presso la China Minzu University di Pechino, normalmente la Corte delibera a favore delle mogli. Il quotidiano locale dello Henan, il Peninsular Morning Post, riporta infatti un caso del 2009 in cui ad una "ernai" fu ordinato di restituire 330.000 renminbi (più di 35.000 euro) ricevuti durante una relazione con un uomo sposato. Il pagamento del quale aveva beneficiato fu infatti ritenuto illegale poiché la legge matrimoniale impone che la proprietà comune sia amministrata congiuntamente da entrambi i coniugi.

 

Tuttavia, alla luce dell'oggettiva difficoltà incontrata dalle donne nel mantenersi socialmente competitive in un contesto che le ha viste per secoli relegate in casa, non pochi giuristi continuano a ritenere le disposizioni della Corte inadeguate. Secondo una ricerca effettuata nella provincia dello Yunnan, sebbene rispetto agli uomini le donne spendano 50 minuti in meno sul posto di lavoro, tuttavia dedicano ogni giorno 3 ore alle faccende domestiche, lavoro che certo non porta loro alcun riconoscimento economico o sociale. E nonostante nelle grandi città l'emancipazione economica femminile sia un fenomeno in costante crescita - secondo le classifiche del Forbes e del Sunday Times dello scorso ottobre nella classifica delle donne più ricche del pianeta il primato spetterebbe infatti alla Cina - nelle zone rurali i principali beni della famiglia quali abitazioni, automobili e depositi bancari sono ancora tutti intestati a nome del marito mentre alle donne viene affidato il solo compito di crescere i figli e coltivare i campi.

 

Anche la prospettiva di un divorzio in diversi casi è poco auspicabile nelle zone rurali. La donna, dopo aver dedicato anni alla crescita dei figli e ai lavori domestici, ormai in età avanzata, si trova di fatto impossibilitata a rifarsi una vita; allontanata dalla casa del proprio marito, subisce spesso l'alienazione dalla sua stessa famiglia d'origine in quanto la separazione legale, nelle zone meno industrializzate della Cina, viene vista ancora come un fattore moralmente disdicevole. E' quindi proprio per l'assenza di una prospettiva egualitaria nella vita di tutti i giorni che la nuova interpretazione della normativa, secondo molti, si rivelerebbe di fatto svantaggiosa per le donne.

 

Ma oltre ad aver richiamato l'attenzione sulla tutela delle mogli, la recente proposta di legge ha anche fatto riaffiorare una delicata questione etica: in una società in continuo sviluppo, inebriata da una crescita economica esponenziale, c'è ancora posto per il valore del matrimonio? Nel 1980, con il primo emendamento alla legge matrimoniale e l'introduzione dell' "incompatibilità tra i coniugi" come requisito sufficiente per la richiesta di divorzio, si assistette alla prima ondata di separazioni di massa, accompagnata dalla rivalutazione del "sesso" come mezzo di espressione dei propri sentimenti. In seguito alla legge matrimoniale del 2003 che, tra le altre cose ha snellito la procedura di divorzio, il tasso di separazioni in Cina è aumentato ogni anno con una media del 7,6% circa. Sulla base dei dati rilasciati dal ministero degli Affari civili, nel 2010 sono state pronunciate circa 2 milioni di sentenze di divorzio, 800 soltanto nel distretto di Shunyi, a nord di Pechino, la maggior parte delle quali intentate da mogli tradite o maltrattate contri i loro stessi mariti. Secondo il Global Times, nel settembre dello stesso anno la città con il tasso più alto di separazioni è stata Pechino (39%), seguita da Shanghai (36%), Shenzhen (36%), Canton (35%) e Xiamen (34%): una classifica che vede chiaramente in testa per primato di "divorzi impulsivi" i centri propulsori dell'economia cinese.

 

"Era meglio in passato quando 'matrimonio' voleva dire superare insieme i momenti difficili della vita, vivendo con poco, lontano da pericolose tentazioni" afferma Fred Yang del ChinaDaily. E mentre gran parte dell'opinione pubblica si interroga su quali siano i provvedimenti da adottare in caso di divorzio e adulterio, qualcuno sottolinea che sarebbe più opportuno che ci si preoccupasse piuttosto di come mantenere in vita il valore del matrimonio stesso.

 

di Alessandra Colarizi

 

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