Indesit chiude l'impianto in Cina

Cina addio. Per la Indesit finisce in questi giorni l'esperienza iniziata nel 2005 nel paese del Sol levante, con la chiusura dello stabilimento di Wuxi, fino ad oggi condiviso, col 70% delle quote, con la società cinese Midea (che deteneva il restante 30% della proprietà).
In Cina l'azienda marchigiana produceva ogni anno 100mila lavastoviglie di dimensioni ridotte. Si tratta di una piccola quantità, fa sapere la Indesit, che produce all'anno 15 milioni di elettrodomestici (di cui un milione di lavastoviglie). Rimanere in Oriente, sottolinea ancora l'azienda, non avrebbe più senso: le lavastoviglie italiane in Oriente non trovano mercato e inoltre riportare i pezzi finiti in Europa sta diventando troppo dispendioso. Per questo la Indesit ha deciso di concentrare tutto in Europa, dove viene venduta la quasi totalità degli elettrodomestici.
A Wuxi la Indesit era approdata nel 2005 con un socio di minoranza cinese (Little Swan, a cui è subentrata pochi mesi fa la Midea), con l'intenzione di produrre lavastoviglie da vendere nel Vecchio continente e cogliere nel frattempo l'occasione per studiare le opportunità offerte dal mercato interno cinese.
Dopo 4 anni né il primo né il secondo progetto sono andati a buon fine.
La produzione di lavastoviglie sarà quindi d'ora in poi concentrata a None, in provincia di Torino, dove sono impiegati 500 addetti, e a Radomsko, in Polonia, dove trovano lavoro da inizio 2008 diverse centinaia di operai.
I progetti della Indesit evidentemente sono cambiati nel giro di pochi mesi. A inizio anno, dopo aver sperimentato come l'intero mercato mondiale una frenata delle richieste di prodotti, l'azienda aveva annunciato la chiusura dello stabilimento torinese, ma dopo dure proteste sindacali i vertici sono tornati sui propri passi. Forse anche immaginando che l'esperienza cinese sarebbe presto finita. I progetti di espansione al di fuori dei confini europei per il momento si fermano qui.
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15/10/2009