INDAGATO CLUB NELLA CITTA' PROIBITA

INDAGATO CLUB NELLA CITTA' PROIBITA

Pechino, 19 mag.- Non si sono ancora spenti i riflettori sulla compagnia che ha tentato di aprire un club esclusivo all'interno della Città Proibita: la società è ora sospettata di registrazione fraudolenta. Lo riferisce la Beijing Administration of Industry and Commerce (BAIC) che assicura di voler investigare quanto prima sulla faccenda. Lunedì l'amministrazione dell'antica residenza imperiale ha fatto sapere che la decisione della Forbidden City Cultural Development Company (FCCDC) - sussidiaria del museo - di aprire un club per super-ricchi all'interno del Jianfu Palace rappresenta una mossa non autorizzata e pertanto è stata bloccata (questo articolo). Il caso ha però attirato l'attenzione proprio sulla FCCDC che si trova ora nell'occhio del ciclone. In particolare la società è stata fondata nel 2005 dal Beijing Forbidden City Culture Service Center - altro sussidiario del Museo - e dalla Hong Kong Yicheng Investment Co. Tuttavia, secondo la rivista pechinese Legal Mirror, allo stato attuale non esiste alcun indirizzo legale della compagnia, mentre la società di Hong Kong è stata sciolta nel 2000. "E' molto probabile – spiega un operatore della BAIC – che la compagnia di Hong Kong sia entrata in joint venture con la Città Proibita fornendo informazioni false". "Una volta ricevute le  informazioni relative alla registrazione di una società è l'amministrazione che si occupa di vagliarle. L'esame però rappresenta una vera e propria formalità tanto che risulta impossibile controllare l'autenticità di ogni singola informazione" continua l'uomo.

 

A queste si aggiungono inoltre le accuse relative alla diffusione di moduli di adesione al club esclusivo. Secondo quanto riferito dall'amministrazione della Città Proibita, la Forbidden City Cultural Development Company aveva ricevuto l'autorizzazione per organizzare convegni e conferenze all'interno del Jianfu Palace. Ma anziché attenersi alle direttive, i capi della società, guidati da un discutibile fiuto per gli affari, avrebbero deciso di mettere l'esclusiva location a disposizione di un ancora più esclusivo circolo di persone che avrebbe dovuto contare al massimo 500 membri. Unico requisito richiesto dai fondatori del club ai soci, un tenore di vita talmente alto da poter spendere 1 milione di yuan (circa 100.000 euro) per l'iscrizione annuale.  Molti degli inviti sarebbero, tra l'altro, già stati recapitati come testimonia Rui Chenggang, conduttore televisivo tra i prescelti a sedere all'interno della Città Proibita.

 

E se gli invitati hanno forse apprezzato la notizia dell'apertura del club, fuori dal Palazzo Jianfu sono in molti a non aver gradito l'iniziativa che sembra voler allargare ulteriormente il fossato tra ricchi e poveri. Non solo. La vicenda pone l'accento su quella che è la tendenza in Cina a sottovalutare l'importanza della tutela di beni artistici in prospettiva di un guadagno economico. E' questo il caso, ad esempio, della riconversione in alberghi cinque stelle e centri benessere dei palazzi adiacenti al Tempio dei Lama e risalenti alla dinastia Yuan (1279-1368) ad opera della Diaoyutai State Guesthouse e MGM Group.

 

Di Sonia Montrella
 

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