Incerta la presenza cinese al vertice Amici della Siria

Incerta la presenza cinese al vertice Amici della Siria

di Sonia Montrella

Roma, 21 feb.- In forse la partecipazione della Cina all'incontro tra le potenze mondiali per discutere delle   sorti della Siria previsto per venerdì a Tunisi. "Il governo ha ricevuto l'invito ufficiale, ma sta ancora valutando se partecipare o meno" ha dichiarato in una conferenza stampa di routine il portavoce del ministero degli Esteri Hong Lei, aggiungendo che al momento è sotto la lente d'ingrandimento l'eventuale funzione del meeting. Nella capitale tunisina, gli Amici della Siria cercheranno di raggiungere un accordo internazionale per  mettere fine alle violenze in atto sotto il regime di Damasco, intesa che con ogni probabilità  aumenterà le pressioni sul presidente Bashar al-Assad. Il gruppo composto da Stati Uniti, Unione europea e alcuni paesi della Lega Araba è al primo incontro dopo la sua creazione avvenuta qualche settimana fa in risposta all'opposizione della Cina e della Russia alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu contro la Siria.

 

Se la presenza di Pechino all'incontro di Tunisi è ancora allo studio, Mosca ha già deciso: la Russia, che insieme alla Cina ha posto il veto per due volte al Palazzo di vetro, boicotterà l'appuntamento. E il motivo è da ricercare proprio nell'esclusione di Damasco dal tavolo delle trattative. Ai colloqui prenderanno parte i membri del Consiglio di sicurezza siriano e alcuni rappresentanti delle forze di opposizione: una prova, secondo fonti russe, del fatto che gli "Amici" sostengono esclusivamente le forze di opposizione senza tener conto dell'interesse della maggior parte del popolo siriano che sostiene le autorità.

 

Nabil Elaraby, segretario generale della Lega Araba, ha dichiarato in una conferenza stampa al Cairo che "l'appuntamento di Tunisi aumenterà le pressioni sulla Siria". Tuttavia "di fronte a tali violenze, la comunità internazionale non può restare in silenzio". Per Pechino, la strada deve essere però quella del dialogo. Una posizione illustrata anche la scorsa settimana dal vice presidente cinese Xi Jinping negli Usa e che con ogni probabilità sarà ribadita nelle prossime ore a Istanbul  dove il vice presidente incontrerà il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan. Sempre la settimana scorsa, il vice ministro degli Esteri cinese, Zhai Jun, si è recato a Damasco per un colloquio con Assad, durante il quale Zhai ha richiamato tutte le parti a cessare le violenze e indire le elezioni. Zhai ha poi sottolineato che Pechino si è opposta fermamente all'intervento armato e al "cambio di regime" forzato in Siria.

 

Intanto in Cina a sostegno della linea del governo sulla questione siriana arriva anche la stampa: ieri il People's Daily, organo ufficiale del partito comunista cinese, ha aperto con un duro editoriale a firma di Qu Xing, direttore del China Institute of International Studies in cui si condanna l'intervento dell'Occidente. "Il supporto occidentale ai ribelli innescherà in Siria una guerra civile" sostiene Qu. "La decisione presa dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che ha condannato la repressione contro i manifestanti da parte del presidente siriano Bashar al-Assad, mette Damasco con le spalle al muro causando una violenza anche peggiore di quella che affligge ora il popolo siriano".Il riferimento è alla la risoluzione (non vincolante) contro il regime di Damasco dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvata il 17 febbraio con 138 voti a favore, 12 contrari e 17 astenuti, e il cui testo non si discosta da quello presentato lo scorso 4 febbraio contro cui Pechino e Mosca posero il veto.

 

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