In pochi osano sfidare i filtri di regime

Gabriele Barbati
PECHINO
Quando il signor Qu pochi giorni fa ha acceso il suo primo computer in salotto, dopo una carriera da dipendente pubblico, fremeva di giocare online a scacchi con gli amici. Per lui e per oltre 360 milioni di cinesi, infatti, internet è prima di tutto intrattenimento. Musica, notizie e messaggeria istantanea sono in testa alle preferenze. Seguono, nella classifica stilata lo scorso luglio dal China Internet information network: ricerche, condivisione di video, giochi, blog, forum e shopping. Un fenomeno enorme e ancora in via di sviluppo.
In Cina, dove la diffusione di internet è un terzo rispetto al Giappone o agli Stati uniti, gli utenti continuano a crescere di oltre il 20% all'anno. Le connessioni stanno arrivando nelle aree rurali. L'uso della rete è uscito dalle università e dagli internet caffè per entrare stabilmente nelle case. Un luogo simbolo nel 2009, durante cui l'incremento dei navigatori sopra i 40 anni ha superato in proporzione quello degli under 30, la generazione di adolescenti e studenti che ha alimentato il boom dell'internet cinese (ai limiti della dipendenza, in un caso su sei).
Il cambiamento sociale è evidente. Internet, computer e cellulari - che 155 milioni di persone usano ormai per connettersi - rappresentano il benessere sognato e raggiunto dalla Cina. Si scaricano gli mp3 delle canzoni preferite da Baidu, il principale motore di ricerca in mandarino. Sui portatili la meglio gioventù cinese divora le più popolari serie televisive, e qualcuno legge romanzi, tutto gratis sul web, puntata dopo puntata.
Un numero crescente di persone cerca online notizie, in alternativa alla stampa e alla televisione di regime. Le autorità di qui sanno, tuttavia, che su internet il passo dal divertimento al dissenso può essere breve. Non è un caso che l'anno passato siano stati oscurati migliaia di siti, accusati di diffondere contenuti pornografici o volgari.
La moralità è di fatto il pretesto con cui il Partito ha avviato da una decina d'anni il controllo sistematico di internet. In primo luogo, con dei filtri che impediscono ai computer cinesi di accedere a contenuti online legati al sesso, ma anche ai diritti umani o all'informazione sgradita al governo. In secondo luogo, imponendo direttamente a siti e motori di ricerca l'autocensura, pena la chiusura. Quella che anche Google, tra gli altri, ha dovuto applicare nel 2006 nella sua versione in cinese, che alle ricerche su "Piazza Tiananmen" o "Tibet", ad esempio, restituisce solo una parte dei risultati e il messaggio che ciò avviene «secondo le leggi locali».
La minaccia di smettere di collaborare non ha cambiato in questi giorni gli esiti delle ricerche su google.cn, ma ha dato da pensare. Su blog e forum sono comparsi commenti pervasi di nazionalismo, genuino e non. I dubbi dei giovani escono in privato.
I malumori sono inziati lo scorso anno, quando il governo ha bloccato prima Youtube e poi, dopo le rivolte di piazza nella provincia dello Xinjiang, Facebook e Twitter. Pochi da allora hanno saputo o voluto usare i piccoli trucchi esistenti per aggirare la censura. Molti sono passati invece definitivamente ai cloni locali, Kaixing, Fanfou e Youku. Un po' per pigrizia e un po' perché ritenuto sconveniente o pericoloso.
Diversi ragazzi lo affermano convinti, data l'educazione ricevuta a scuola e in famiglia. Altri lo ammettono con delusione, a mezza bocca. Nella speranza che l'internet «armoniosa» creata dalla censura cinese diventi col tempo qualcosa di più di un mondo bello e colorato, ma di cartapesta.
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TRA GIOCO E PROVOCAZIONE



Messaggio in codice
Il sito di Google Cina ieri era diverso dal solito (foto). Le sue lettere incorporavano infatti quattro grandi invenzioni che l'umanità deve alla Cina: carta, polvere da sparo, stampa e compasso. Cliccando sul disegno si aprivano siti che davano conto della storia delle quattro invenzioni.
Un modo, per la società americana, di celebrare la grandezza della Cina nella storia. Ma data l'aspra polemica che contrappone in questi giorni il motore di ricerca al governo cinese c'è il dubbio che l'iniziativa di Google possa avere un fondo polemico e provocatore. Potrebbe essere un modo per evidenziare il contrasto tra un glorioso passato e un presente ben più misero e richiamare il paese ai grandi ideali

15/01/2010