In Cina lavori forzati per un tweet

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Laogai è una parola che incute terrore. In cinese, significa qualcosa tipo campo di lavoro. Forzato, però. Insomma, tra laogai e lager, al di là della similitudine fonetica, poco ci passa.
La triste sorte del laogai è toccata a Chen Jianping, una signora cinese di mezza età residente nell'Henan colpevole di aver diffuso attraverso Twitter un messaggio dal contenuto polemico e irridente sulle proteste dei movimenti nazionalisti anti-giapponesi. Un anno di lavori forzati, ha sentenziato non il Tribunale ma la polizia (così funziona in Cina), giudicando sconveniente l'iniziativa della signora Chen.
La notizia della condanna è stata resa nota dal fidanzato della donna. Quest'ultimo ha spiegato di aver inviato alla sua compagna un tweet dal tono canzonatorio contro i giovani nazionalisti che a metà settembre, mentre Pechino e Tokyo erano ai ferri corti sulla vicenda del peschereccio cinese sconfinato in acque territoriali nipponiche, stavano organizzando manifestazioni contro il Giappone.
Il messaggio invitava la falange anti-nipponica ad attaccare il padiglione giapponese all'Expo di Shanghai: un invito dal tono ironico e provocatorio, giacché in quei giorni la struttura era sorvegliata da un massiccio schieramento di polizia. Una volta ricevuto il messaggio, la signora Chen lo ha inoltrato ad altri amici, aggiungendoci altri parole di scherno nei confronti dei giovani anti-giapponesi.
Dopo qualche ora, sempre secondo la ricostruzione fornita dal fidanzato della donna condannata a un anno di lavori forzati, la coppia è stata fermata dalla polizia. Dopo cinque giorni di carcere, l'uomo è stato rilasciato. Chen Jianping, invece, è stata spedita per direttissima in un laogai. Senza neanche essere processata: in Cina, infatti, la polizia può decidere di rinchiudere un cittadino in un campo di lavoro per un massimo di quattro anni senza sottoporre la questione alla magistratura. Secondo le associazioni per i diritti umani, oggi oltre la Grande Muraglia ci sarebbero circa 300mila persone detenute nei laogai.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

20/11/2010