In Cina la sanità cura anche i consumi

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Da ore, ormai, Wu attende il suo turno all'accettazione dello Shanghai East Hospital. Si è fatto male a un braccio e a una gamba cadendo dalla bicicletta. Ma a preoccuparlo non è tanto la gravità della ferita, quanto il costo della visita medica. «Spero solo che i farmaci non siano troppo cari e, soprattutto, che non mi ricoverino, visto che dovrò pagare tutto di tasca mia», dice il giovane operaio originario della provincia di Anhui.
Poco più in là, un bambino con un occhio gonfio attende che gli somministrino via endovenosa una dose di antibiotico. «Un paio di giorni fa, è stato punto da un insetto mentre dormiva. Il medico ha detto che serviva un farmaco che costa un sacco di soldi», si lamenta la mamma. Per una settimana, il piccolo Li dovrà recarsi tutti i giorni in ospedale per essere trattato con l'equipollente made in China del Rochefin, un potente antibiotico con cui si curano polmoniti e meningiti.
Storie come queste rappresentano l'ordinaria quotidianità in quelle specie di bolge dantesche che sono le accettazioni degli ospedali pubblici del Dragone. E sintetizzano efficacemente le principali disfunzioni del sistema sanitario cinese. Da un lato, ci sono circa 200 milioni di persone senza alcuna copertura sanitaria, per le quali la prospettiva di una malattia non rappresenta solo un incubo psicologico, ma anche un insormontabile problema economico. La maggior parte dei dimenticati dal sistema sanitario nazionale sono gli abitanti delle campagne e delle aree più povere del paese. Dalle statistiche ufficiali emerge un quadro allarmante. Oggi un terzo dei residenti nelle zone rurali non si reca in ospedale perché non può pagare il conto (nelle province poverissime del- l'Ovest la percentuale supera il 60%). E circa la metà di coloro che accettano di essere ricoverati, si auto-dimettono appena possono per minimizzare le spese.
Dall'altro lato, ci sono decine di migliaia di ospedali, sanatori, ambulatori che di fronte all'esigua copertura pubblica della spesa sanitaria (lo Stato finanzia poco meno del 20%) devono fare di necessità di virtù. Il che significa ricorrere a quelle odiose e riprovevoli forme di "autofinanziamento", tipiche dei sistemi sanitari semi-privatizzati del mondo intero che, come quello cinese, sono caratterizzati da una corruzione endemica.
Si ricoverano pazienti a più non posso. Si prescrivono esami clinici a go-go. Si somministrano farmaci costosi anche quando non serve. Una larga parte della classe medica, avendo i salari vincolati al giro d'affari della struttura sanitaria per cui lavora, si dimentica del giuramento d'Ippocrate e fornisce un notevole contributo al funzionamento di questo meccanismo perverso.
Un meccanismo che negli ultimi anni è diventato fonte di una diffusa irritazione popolare. Nel 2006, in una cittadina del Sichuan, la morte di un ragazzo, cui era stato negato il ricovero ospedaliero perché la famiglia non sarebbe stato in grado di pagarlo, causò una violenta rivolta. Per evitare che il nodo della malasanità semini sempre più malcontento tra la gente, un paio di anni fa il Governo cinese ha così deciso di avviare una riforma radicale della salute pubblica.
Dopo un lungo dibattito, che è stato seguito anche da una consultazione popolare via internet, qualche settimana fa Pechino ha finalmente annunciato due leggi quadro. I dettagli della nuova normativa sanitaria sono ancora vaghi. Ma i suoi obiettivi sono chiari e ambiziosi. Il primo: entro il 2011, almeno il 90% dei cittadini cinesi dovrà essere coperto da una copertura medica di base. Il secondo: entro il 2020, la Cina dovrà dotarsi di un sistema sanitario «sicuro, efficiente, adeguato e alla portata di tutti».
Negli ultimi trent'anni, da quando la transizione verso l'economia di mercato costrinse la Cina a smantellare uno dei cardini della politica maoista, cioè l'assistenza medica gratuita per tutti, non è la prima volta che Pechino tenta di rimettere ordine nel proprio sistema sanitario. L'ultima volta fu nel 1997. Gli esiti, come dimostra la situazione di oggi, sono stati disastrosi. Per una ragione molto semplice: tutte le precedenti riforme non furono accompagnate da un adeguato sostegno politico (soprattutto da parte delle amministrazioni locali) e finanziario.
Ma questa volta, promette il Governo, la «riforma sanitaria con caratteristiche cinesi» non resterà un'opera velleitaria e incompiuta. I soldi non mancano. Pechino ha già stanziato 125 miliardi di dollari (93 miliardi di euro) da spendersi nel prossimo triennio per raggiungere i propri obiettivi. A questi bisogna aggiungere i generosi investimenti pubblici realizzati dal 2005 in avanti (da allora il budget è aumentato del 20% annuo) per migliorare la salute popolare.
La rivoluzione della sanità cinese, tuttavia, non è solo una questione di quattrini. È anche una questione qualitativa. Sebbene il paese abbia conseguito risultati enormi sul fronte della mortalità infantile o della longevità media della popolazione (e questo è certamente uno dei grandi meriti che vanno riconosciuti al maoismo), la struttura sanitaria odierna rispecchia le disparità sociali generate da tre decenni di neo-capitalismo selvaggio. Lo dimostra il fatto che oggi il 60% della spesa sanitaria nazionale sia assorbita dagli ospedali cittadini. O che nelle aree rurali alcune malattie, rimaste sotto controllo per un ventennio (tra cui anche la peste), siano in fase di recrudescenza.
La costruzione della "società armoniosa" prospettata dalla leadership cinese passa obbligatoriamente dalla soluzione di queste distorsioni, che nel lungo termine rischiano di minare dal basso la stabilità sociale del paese. Ecco perché la riforma della sanità è entrata di prepotenza tra le grandi priorità strategiche di Pechino.
Una priorità strategica che rientra in un'altra priorità del Governo cinese: aumentare i consumi domestici per rendere l'economia nazionale meno dipendente dalle esportazioni. Per decollare verso un modello di capitalismo avanzato, i cinesi devono consumare di più. Ma fintantoché vivranno ossessionati dalla paura di non potersi pagare una degenza ospedaliera non cambieranno le loro abitudini e continueranno a risparmiare a più non posso. Ergo: solo l'introduzione di un'assistenza sanitaria semi-gratuita per tutti potrà modificare la propensione al consumo delle parsimoniose formiche cinesi.
Visti i numeri in gioco, la riforma potrebbe trasformarsi in una ghiotta opportunità anche per le multinazionali farmaceutiche. A patto, però, che queste ultime riconsiderino le loro strategie di penetrazione sul mercato cinese. «La riforma aumenterà soprattutto la domanda di farmaci generici e a basso costo - spiega James Sinclair, direttore strategico di InterChina Consulting -. Per captare questa nuova domanda le società farmaceutiche straniere, anziché focalizzarsi sulla commercializzazione di prodotti innovativi e costosi, dovranno rimodulare le loro politiche di prezzo e ripensare il target dei loro consumatori finali».
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Una lunga marcia per rimediare ai problemi dell'economia

I DIECI ANNI CHE CAMBIERANNO IL SISTEMA

2009
Il ministero della Sanità di Pechino elabora il «Piano di implementazione per le priorità immediate nella riforma del sistema sanitario», attraverso cui fissa la roadmap dei cinque interventi più importanti che devono essere portati a termine entro il 2011

2011
Assicurazione di base per tutti
Il Governo dovrà garantirla ad almeno il 90% della popolazione. Inoltre, i sussidi verranno portati a quota 120 renminbi a persona, mentre verrà semplificato il sistema di rimborso delle spese effettuate
Lista dei farmaci essenziali
Il governo cinese pubblicherà la Lista nazionale dei farmaci essenziali: tra i 400 e i 700 medicinali, in buona parte generici, di cui il sistema sanitario dovrà disporre e che dovranno essere coperti dall'assicurazione di base
Più assistenza medica di base
La rete dei centri per l'assistenza medica di base dovrà essere rafforzata, in modo che diventino capillarmente accessibili su tutto il territorio e vengano utilizzati effettivamente come primo luogo di consultazione
Ospedali pubblici con regole certe
Il governo punta ad estirpare l'attuale malcostume dei farmaci distribuiti dietro pagamenti supplementari, così come a garantire che i fondi vengano sborsati solo per i servizi effettivamente erogati
Più informazione nelle campagne
Programmi specifici di prevenzione e di informazione sulle malattie verranno elaborati per le aree rurali del paese, in particolare per quanto riguarda la salute delle madri, dei bambini e delle persone anziane

2020
Entro questa data, si legge nel documento «Opinioni per l'approfondimento della riforma della sanità» elaborato lo scorso aprile dal Consiglio di Stato, la Cina dovrà dotarsi di un sistema sanitario «sicuro, efficiente, adeguato e alla portata di tutti»

OCCASIONI DI BUSINESS

Case farmaceutiche

Quali saranno le imprese che trarranno vantaggio dalla riforma in atto? Sul fronte dei medicinali, le opportunità migliori ci saranno per le case produttrici di farmaci generici. Secondo una ricerca di InterChina Consulting, la prima fila spetterà alle aziende cinesi, per le ovvie ragioni di risparmio che possono offrire. Tra gli stranieri, la meglio posizionata è invece la Bayer Shering Pharma Ag, presente da più tempo sul territorio cinese. Big Pharma si concentrerà solo sugli ospedali delle grandi città

Apparecchiature mediche

La realizzazione di nuove strutture sanitarie e l'ammodernamento di quelle esistenti renderà necessario l'acquisto di nuovi macchinari e apparecchiature mediche. Il leader di mercato cinese è attualmente Mindray, che spazia dagli apparecchi a ultrasuoni ai reagenti per le analisi. Cresce nel settore l'interesse delle multinazionali estere - GE già produce macchinari a minor prezzo per i mercati emergenti - che anche in questo caso si concentreranno sui grandi ospedali urbani

Informatica per la sanità

I sistemi informatici per la gestione di ospedali e pazienti non rientrano espressamente nel piano in cinque punti per il 2011 voluto dal governo. Ma secondo Ibm, il potenziale del mercato cinese è quantificabile in 10 miliardi di renminbi. In primo luogo occorre creare un sistema elettronico per la registrazione dei dati dei pazienti, per poi passare a mettere in rete fra loro gli ospedali

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NUMERI SOTTO LA LENTE

200 milioni
Senza copertura sanitaria
Cittadini cinesi che non dispongono di alcuna copertura sanitaria
2 mila
Ospedali da costruire
Numero di strutture di distretto da costruire nelle aree rurali

19/05/2009