In Cina l'inflazione corre e si avvicina alla soglia del 3%

L'inflazione mette a segno l'aumento più forte da un anno e mezzo, i prezzi delle case accelerano a tassi record e i prestiti concessi dalle banche tornano a superare le previsioni. Dopo il balzo del Pil dell'11,9% nel primo trimestre dell'anno, ad aprile l'economia cinese ha continuato a dare segnali di surriscaldamento, prontamente raccolti dai mercati. La diffusione dei dati ha provocato una flessione della Borsa, che teme un aumento dei tassi da parte delle autorità monetarie. Il listino di Shanghai ieri ha perso l'1,9%, chiudendo ai minimi dall'inizio dell'anno. Da novembre ha lasciato sul terreno il 21 per cento.
L'inflazione è ormai a un passo dal superare il tetto fissato dal governo cinese al 3%: lo scorso mese, i prezzi al consumo sono saliti al 2,8%, dopo il 2,4% di marzo, e nuovi rincari sono più che probabili, vista anche la dinamica dei listini alla produzione, che si sono arrampicati al 6,8%, ai massimi da 19 mesi. E questo nonostante la produzione industriale sia cresciuta a un passo rallentato rispetto al mese precedente (il 17,8% ad aprile contro il 18,1 di marzo).
I prezzi sono trainati dai prodotti alimentari (+5,9%) e dai consumi interni: le vendite al dettaglio, ad aprile, sono balzate addirittura del 18,5% su base annua. E sempre ad aprile l'indice dei prezzi delle case misurato in 70 città è cresciuto del 12,8% (dopo l'11,7% del mese precedente). Un aumento - il più alto dal 2005 - che suona come una sfida alla stretta di Pechino contro la speculazione immobiliare, intensificata proprio lo scorso mese.
E poi ci sono le banche: il fiume di prestiti che inonda il mercato dal 2009 è uno dei principali fattori che alimentano la bolla cinese e lo scorso mese sono arrivati altri 113 miliardi di dollari. Gli analisti si aspettavano un volume più basso, ma anche in questo caso aprile ha smentito le previsioni. Già lunedì, l'amministrazione delle dogane aveva rilevato a sorpresa il ritorno all'attivo della bilancia commerciale, con un surplus di 1,7 miliardi di dollari, dopo il disavanzo di 7,2 miliardi di marzo.
Le misure fin qui messe in campo dalle autorità per moderare la crescita dell'economia ed evitare eccessi non danno insomma gli effetti desiderati. Quest'anno la Banca centrale ha già alzato tre volte le riserve di capitale obbligatorie degli isituti di credito, misure accompagnate da interventi sul mercato per drenare liquidità. A questo punto, nell'arsenale non restano molte frecce oltre alla rivalutazione dello yuan e alla stretta sui tassi. In questa fase però c'è un'incertezza in più, con la crisi del debito sovrano in Europa ancora da risolvere. Pechino potrebbe ritenere più sicuro aspettare che il quadro si chiarisca.
G.D.Do.
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12/05/2010